Come fare SEO on-page e off-page per la SERP Google

Fattori SEO on-page e fattori SEO off-page: guida pratica


Autore: Andrea Pacchiarotti
Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2018
Categoria: SEO

Come fare SEO on-page e off-page per la SERP Google

La SEO on-page riguarda le modifiche attuabili direttamente sul codice delle pagine del proprio sito web per ottimizzarne il posizionamento sui motori di ricerca.
La SEO off-page concerne invece le azioni intraprese esternamente al proprio sito non sempre direttamente controllabili dal webmaster, ma che comunque influenzano il posizionamento nella SERP dei motori di ricerca. Moz mostra che dalla SEO off-page potrebbe dipendere oltre il 50% del posizionamento.
Ma va sempre tenuta in mente una cosa: la soddisfazione del potenziale cliente, il navigatore e si hanno pochissimi secondi per farlo.

Indice fattori SEO on-page ed off-page

  1. Operazioni preliminari
    • Verifica ranking corrente
    • Impostazione metriche di analisi
    • Analisi delle keywords
    • Creazione contenuti
    • Call To Action
  2. Fattori SEO on-page
    • Dominio
    • Titolo
    • Meta description
    • Keyword
    • h1, h2, h3, ul, ol, strong
    • Immagini e Video
    • Lunghezza del contenuto
    • Leggibilità
    • Link interni
    • Correttezza del codice
    • Compressori del codice
    • Condivisioni sui Social
    • Contenuto duplicato
    • Crawlability
    • Velocità di caricamento della pagina
    • Mobile friendly
    • Markup
    • User experience
    • Quantità di pagine indicizzate
  3. Fattori SEO off-page
    • Link building
    • Social media
    • Blogging
  4. SEO internazionale
  5. Conclusioni

L’ottimizzazione costante è il must per avere buoni risultati in ottica SEO e, anche se non esiste un tool risolutivo per svolgere tutti i compiti richiesti per un’ottimizzazione completa, in quest’articolo si parla dei migliori strumenti gratuiti a disposizione.

Ma va subito chiarito un punto: è fondamentale creare contenuti di qualità ed utili al visitatore; senza quelli non si va da nessuna parte.
Prima di affrontare nei particolari i fattori on-page ed off-page per migliorare il posizionamento nella SERP di Google va fatto un controllo per verificare il posizionamento attuale del sito sul quale si andrà ad operare e per mettere in atto altre operazioni preliminari. È possibile supporre che lo scopo del sito web sia intercettare le intenzioni del visitatore producendo contenuti ad hoc che lo persuaderanno ad entrare nel funnel (l’imbuto che indica i passi necessari che portano da una visita ad una conversione) che condurrà ad esempio all’obiettivo di avere il contatto dell’utente attraverso la compilazione di un form (ma lo scopo potrebbe anche essere un qualsiasi altro: acquisto di un prodotto, download di un file, telefonata, ecc.).
Gli articoli che veicoleranno la compilazione del form sono presenti sul sito stesso e non su un sito di contenuti esterno.
Usare il sito medesimo genera traffico diretto, aumenta le pagine indicizzate, trasmette link juice (si può definire come la quantità di link presenti all’interno di un sito, ciò permette di capire quanto il succo è concentrato; essenzialmente meno link ha una pagina e più forza hanno i link presenti, vige la regola pochi ma buoni), accresce il tempo di permanenza medio - cioè la combinazione di Durata della sessione, Frequenza di rimbalzo o (Bounce rate) e CTR (Click Through Rate ovvero la percentuale di clic) -, la percentuale di visitatori di ritorno e il numero medio di pagine per visitatore. Di contro, si tratta di link interni e non backlinks.
Al contrario creare una rete di contenuti offre l’opportunità di costruire backlinks, ma in tal caso va almeno evitato che i due siti siano hostati sullo stesso server e che l’IP sia lo stesso o intestato alla stessa persona.
Questo articolo verterà sul caso del sito unico.

Click Through Rate o CTR: numero di click ricevuti su un link rapportato al numero di visualizzazioni (impressions): clicks/impressions=CTR. È un valore di efficacia; se ad esempio un link su una pagina è visualizzato 100 volte (impression) e cliccato una volta, il CTR è dell'1%. È possibile visualizzare il proprio CTR dalla Dashboard di Google Search Console, andando su Traffico di ricerca e poi su Analisi delle ricerche. Se il visitatore resta sulla pagina un lasso di tempo rilevante il click è visto come positivo, altrimenti come negativo. La miglior tecnica per mantenere l’utente incollato alla pagina è scrivere titoli e descrizioni che attirino l’attenzione.
Un bounce avviene quando l'utente abbandona il sito dopo aver visto una sola pagina web entro pochi secondi (tra i 5 e i 30 a seconda degli applicativi software) considerandola quindi negativamente.
Bounce rate di un sito: numero di visitatori che visitano una sola pagina del sito per sessione di navigazione diviso il numero complessivo di visitatori.
Bounce rate di una pagina web: numero di visitatori che visitano solo la pagina diviso il numero complessivo di visitatori della pagina.

Una precisazione sui tool più utili per l’attività SEO: come tutti sanno esistono strumenti gratuiti ed a pagamento sia in inglese che in italiano. Tra quelli a pagamento consiglio SEMrush e SEOZoom, essi adempiono praticamente a (quasi) tutte le incombenze necessarie ed hanno piani tariffari variabili; purtroppo pur consentendo l’utilizzo gratuito, esso è limitato nelle funzionalità. In particolare SEOZoom, una suite italiana, parte con un abbordabile piano tariffario di 29€ al mese più IVA. Se invece non si ha un budget a disposizione bisognerà affidarsi a più software gratuiti diversi che saranno elencati nel corso dell’articolo; essi saranno i soli ad essere citati poiché, come detto, quelli premium coprono (quasi) tutte le esigenze.
In questo articolo verranno date fino a tre indicazioni di tool per argomento.
Prima di iniziare è bene leggere le guide con le istruzioni per webmaster di Google e di Bing.

Operazioni preliminari

Verifica ranking corrente

Controllare tramite i SERP checker WhatsMySerp, SERPs e semalt.com. Se il sito non risulta nella SERP di Google potrebbe essere stato penalizzato, in tal caso verificarlo con Website Penalty Indicator o attraverso la Search Console di Google (Traffico di ricerca e poi Azioni manuali), da dove si può anche chiedere la rettifica.
Google Rank Checker che non è di Google, verifica il posizionamento sulle diverse versioni locali di Google ed offre altri servizi.

Impostazione metriche di analisi

Creare un account su Google per impostare Google Analytics e monitorare almeno le metriche principali come visitatori unici, referrals, percentuale di rimbalzo, pagine di uscita e conversion rate oltre alla creazione di propri goal.
Su Google Search Control caricare la sitemap creata ad esempio con un servizio gratuito come XML Sitemaps generator.
Segnarsi anche al servizio Bing Webmaster Tools non è una cattiva idea.

Analisi delle keywords

È fondamentale valutare con precisione le keyword usate dall’utente potenzialmente interessato all’offerta proposta su un sito.
Per lo studio delle keyword ci si può avvalere dei servizi di Google quali Google Suggest, Google Trends, Google Keyword Planner (o strumento di pianificazione delle parole chiave). In particolare Google Keyword Planner di Adwords consiglierà delle keywords da selezionare, quelle con bassa o media concorrenza e buona media di ricerche mensili sono le migliori. Le parole chiave a coda lunga (long-tail keyword) con basso numero di ricerche mensili sono utili per catturare traffico ben targettizzato e posizionamenti facili.
Ovviamente inserendo nel campo di ricerca l’URL del competitor si potranno verificare su quali parole chiave hanno puntato i propri concorrenti in modo da prendere eventualmente degli spunti interessanti.

Creazione contenuti

È già stato detto che contenuti unici e di alta qualità attrarranno in modo naturale nuova utenza, stimoleranno la condivisione sui social e otterranno backlinks di valore; in tal senso ricorda che il titolo è vitale! Leggibilità dei testi strizzando l’occhio alla SEO svela alcuni trucchi per ottimizzarlo.
Per scoprire quali contenuti generano più traffico si può semplicemente cercare nella SERP di Google, in base alle keywords selezionate, quelli che rispondono alle domande del proprio target.

Call To Action

Ogni articolo è una storia unica. Rapida introduzione, discorso obiettivo diviso in sezioni per risolvere un problema ben preciso, conclusione. Se l’articolo è risultato utile l’utente è predisposto al contatto. Ecco quindi la Call to Action (CTA):
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Terminate le operazioni preliminari si può passare a quelle che dettagliano i fattori SEO on-page ed off-page.



Fattori SEO on-page

La SEO on-page è sicuramente una delle attività che ogni proprietario di sito web dovrebbe curare. Esistono molti strumenti gratuiti che aiutano a scalare la SERP organica in modo relativamente facile se corredati da altri fattori altrettanto importanti.

Dominio

L’anzianità del dominio, cioè il tempo trascorso dalla sua prima registrazione ha un basso impatto SEO, ma lo ha, così come la registrazione per più anni in anticipo; domini usati per spamdexing (ad esempio uso di testo nascosto, contenuti non destinati agli utenti, ma solo ai motori di ricerca) o cloaking (una tecnica che sfrutta script per mostrare ai motori di ricerca un contenuto differente da quello proposto agli utenti) normalmente non vengono registrati per più anni anticipatamente.
L’URL deve avere senso compiuto, essere descrittivo e significativo e deve contenere una volta la parole chiave ed escludere le stop words come articoli e congiunzioni.
La lunghezza perfetta dovrebbe essere di una o due parole separate da trattino, cercando di non superare i tre termini; è sempre preferibile una URL semplice e sintetica (lo afferma anche Matt Cutts...).
È bene usare la parola chiave all’inizio del dominio ovvero nel cosiddetto dominio di primo livello e non infarcirlo di keyword.
I TLD (Top Level Domain) geografici sono fondamentali per il ranking in una determinata nazione: se il sito vuole posizionarsi in Italia optare per il TLD .it; scegliere .com per posizionarsi a livello globale; .de per nazioni di lingua tedesca (Germania, Svizzera, Austria), ecc.
A partire dall’introduzione dell’EMD (Exact Match Domain) penalty, l’algoritmo di Google darà sempre più importanza alla qualità dei contenuti piuttosto che al nome del dominio, che conserva comunque un minimo di rilevanza; ma come capire se conviene o meno scegliere un dominio EMD o meno? Basta guardare i primi risultati in SERP per la query di interesse e vedere quanti siti hanno un dominio a match esatto.

I domini di terzo livello (o sottodomini, ad esempio seo.andreapacchiarotti.it), normalmente sono gratuiti e, a differenza delle sottocartelle, risolutivi in diverse circostanze (es. creare un sito web secondario evitando il costo di una nuova registrazione), in quanto vengono considerati dai motori di ricerca come siti indipendenti e ciò è importante, perché consente di usare i sottodomini per pubblicare argomenti anche molto differenti dal sito madre. Se usati impropriamente, ad esempio duplicando i contenuti, i sottodomini possono creare danni. Anche qui evitare di infarcire il sottodominio di parole chiave.

È importante che il dominio presenti una linea editoriale e dati Whois costanti nel tempo.
Sembra che usare servizi di protezione sui dati Whois, che sono di dominio pubblico, sia un fattore negativo, anche se trascurabile.
I dati Whois hanno rilevanza SEO (a differenza dell’IP della macchina). Google li usa per contrastare i comportamenti malevoli, penalizzando tutti i domini registrati dalla stessa persona o società.
Anche il certificato SSL è un fattore SEO, quindi meglio un protocollo https che http.

Per ogni risultato che mostra in SERP Google fornisce:

Titolo

Il TAG <title> è un elemento molto importante per attirare l'attenzione del navigatore e aumentare il CTR della pagina web, segnale altamente positivo per i motori di ricerca.
Si potrebbe costruire secondo questo schema: parola chiave principale + resto della frase + nome del brand
È dunque preferibile inserire la parola chiave all’inizio del titolo, anche se è una long tail keyword (parola chiave a coda lunga).
Deve essere diverso per ogni pagina per non rischiare una penalizzazione. Il nome del dominio o del brand è bene che compaia nel title dell'homepage.
Rispettare una lunghezza di massimo 55, 60 caratteri anche se più che di numero di caratteri si deve parlare di 600 pixel: alcune lettere hanno infatti bisogno di più spazio di altre e potrebbero allungare la frase causando il taglio finale del titolo, è dunque preferibile verificare il tutto con uno strumento che genera viste SERP.
L’uso delle chiavi di ricerca LSI (Latent Semantic Indexing keywords) nei meta title (ma anche nella description) è essenziale se la keyword principale non è semanticamente univoca: vanno quindi usati sinonimi e termini correlati.
Cercare di essere originali, magari inserendo delle parentesi, dei +, o i maiuscoli.
ll tag <h1> e il <title> è bene che siano altamente correlati, è possibile controllarlo con SEO Tester Online, mentre Portent è un generatore di viste SERP.
Ogni pagina deve avere un titolo diverso.

Meta description

Non ha un impatto diretto sul ranking, ma è importante perché può convincere il navigatore a cliccare sul sito accrescendo il CTR della pagina.
Da fine 2017 è passata da 160 a 320 caratteri (170 Bing).
Non è opportuno replicare fedelmente il tag title, meglio usare sinonimi e parole correlate, in tal modo il title potrebbe rappresentare per esempio l’inizio della description: in essa è bene cercare di usare parole come: Cosa, Come, Perché offrendo al contempo informazioni utili; inserire anche numeri e creare un senso di urgenza, ad esempio: Come salire in SERP in 10 mosse: scala ora! (a volte Google (a differenza di Bing) sostituisce la description creata personalmente con frasi dell’articolo più rilevanti nel testo rispetto alla ricerca fatta dal richiedente).
Ogni pagina deve avere una description diversa perché la duplicità potrebbe essere interpretata come attività di spam: da Google Search Console cliccando a sinistra Aspetto della ricerca e poi Miglioramenti HTML ci si può rendere conto delle description duplicate, lunghe o brevi.
Successivamente sempre da Google Search Console cliccando Rendimento e selezionando CTR media è possibile verificare le pagine con CTR (Click Through Rate) basso (cioè quelle che in base alle percentuali di impressioni portano pochi click) e ottimizzale.
Fare dunque description univoche e stuzzicanti tra i 160 ed i 320 caratteri che riassumano il testo dell’articolo e che includano all’inizio la keyword prescelta e la data di ultimo aggiornamento è un'ottimo modo di procedere.
Visual SEO Studio è uno strumento di controllo in tal senso.

Keyword

Le keyword vanno usate nelle prime 100/150 parole del testo ed affiancate ad altre parole inerenti (per valore semantico ed anche in forma plurale o in altra lingua).
La densità delle parole chiave ha un impatto non da poco nel posizionamento sui motori di ricerca. Questo non solo è rilevante per le keywords principali, bensì anche per le parole meno importanti, che il motore di ricerca usa per determinare il valore della combinazione delle singole parole e per determinare l’argomento della pagina. Dunque una densità elevata è penalizzante, per capire se si è sulla strada giusta, basta leggere il testo ad alta voce e verificare che non ci siano troppe ripetizioni.
Degli strumenti adatti allo scopo ne abbiamo già parlato prima: Google Keyword Planner, di seguito altri due servizi:  Ubersuggest (semplicissimo, inserendo una lista di parole, selezionando lingua e tipo di risultati, si ottengono le keywords) e WordStream’s Keyword Tool, digitando un argomento i tool estrarranno le ricerche inerenti più frequenti. 
AnswerThePublic, strumento di analisi semantica, risale alle domande che gli utenti pongono nei motori di ricerca: consente di capire come le persone digitano le domande.

h1, h2, h3, ul, ol, strong

Un testo ben strutturato è facile da navigare; per farlo basta scrivere un'introduzione che indichi l’argomento dell’articolo e separare il testo in alcuni paragrafi principali, con sottotitoli descrittivi considerando che meno di 3 blocchi potrebbero non bastare al lettore, mentre più di 5 potrebbero rendere l'articolo difficile da leggere. Si deve seguire una struttura con un solo titolo principale in h1 e fino ad un massimo di 3 sottotitoli in h2, ma è possibile arrivare fino agli h6. Chiaramente il tutto sarà intervallato da paragrafi in p.
L'H1 è il titolo della pagina (non il title, ma può contenere la stessa frase), è il più importante degli header e deve contenere la keyword; può presentare un tipo o colore di carattere diverso dal resto dell’articolo e precedere gli altri H che a loro volta, come detto, avranno un ordinamento crescente; l'H1 deve rispondere ad una precisa esigenza del cliente.
Molto apprezzati dai motori sono anche gli elenchi ul e ol (elenchi puntati e numerati) e gli strong (grassetto) da applicare sulle parole chiave.

Immagini e Video

È fondamentale avere almeno una feature image (immagine in evidenza) perché sarà mostrata sui social alla condivisione dell’articolo. Prima di pubblicare qualsiasi tipo d’immagine e necessario comprimerla per ridurne il peso senza intaccarne la qualità. Usare nomi descrittivi per i file e non dimenticare i tag alt, title e figcaption ed i metadati (si possono ad esempio inserire tramite Adobe Photoshop). Si possono addirittura pianificare delle strategie sulla ricerca per immagini.
Per comprimere immagini Optimizilla, Tinypng.

Aggiungere video al testo può aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulle pagine; integrare video Youtube è dunque un’ottima strategia. Aprendo un canale YouTube sarà anche necessario monitorare le metriche dei video, attraverso YouTube Analytics.

Lunghezza del contenuto

I contenuti lunghi tendono a conquistare posizionamenti migliori. Inoltre se si desidera inserire anche la pubblicità AdSense per far monetizzare un po’ il sito, si è costretti a scrivere un contenuto di buona lunghezza (orientativamente almeno 3.000 caratteri per pagina con un minimo di 10 pagine, ma è solo l'inizio...) per non rischiare che la richiesta venga bocciata dal team di Google. In generale la lunghezza media delle prime 10 posizioni nella SERP Google è nella forbice 2000/2500 parole (orientativamente 10.000/15.000 caratteri), ma ricorda: i contenuti duplicati sono assolutamente un nemico da combattere. Google favorisce inoltre i contenuti aggiornati, quindi di tanto in tanto essi vanno implementati con nuovi paragrafi. Lavorare tramite una pianificazione editoriale pubblicando con regolarità contenuti interessanti almeno una volta a settimana, è un'ottima strategia.

Leggibilità

La leggibilità di un testo dipende da molti fattori quali grammatica, sintassi, numero di parole per frase e di sillabe per parola, quantità di parole complesse, ecc. Readability Test Tool è uno strumento utile per capire il grado di leggibilità di una pagina web.

Link interni e link esterni

I link interni arricchiscono i contenuti di una pagina con ulteriori informazioni utili per i navigatori, mediante notizie già presenti all’interno del sito, in tal modo influenzano positivamente i motori di ricerca, questi vanno indirizzati su tutte le pagine chiave del sito e non solo sull’homepage. Evitare assolutamente i link rotti (è possibile trovare i link rotti con un validatore del W3C chiamato link checker; deadlinkchecker li cerca per l’intero sito e non la singola pagina) e fare attenzione al testo di ancoraggio dei link (anchor text): usare come testo del link sempre le stesse keyword è controproducente.
Riveste importanza anche l’attributo title del link che non deve essere sempre uguale pur contenendo la keyword appropriata e/o parole semanticamente coerenti al contenuto della pagina; la parola d’ordine è diversificare.
Attraverso una strategia internal link adeguata si riduce il bounce rate (Frequenza di rimbalzo); un bounce avviene quando un visitatore esce da un sito entro pochi secondi (da 5 a 30) dopo aver visto una sola pagina. Avere un basso tasso di abbandono significa che le pagine web possiedono contenuti e grafica invitante. Nei casi in cui si abbia un sito monopagina è ovviamente normale avere un alto bounce rate.
Dato che i motori di ricerca usano i link esterni come fattore di ranking, è necessario includere tali link in modo che puntino a risorse utili di siti autorevoli. Un paio di link per articolo potrebbero già bastare e, anche se non esiste un numero esatto, è bene non abusarne.

Correttezza del codice

Per l’HTML si può ricorrere a validator.w3.org, mentre per il CSS a jigsaw.w3.org/css-validator

Compressori del codice

Per l’HTML htmlcompressor.com/compressor, per il CSS csscompressor.com, mentre per JavaScript javascript-compressor.com

Condivisioni sui Social

Le condivisioni sociali non hanno lo stesso peso dei link, ma aiutano a guadagnare punteggio SEO e ampliare il proprio pubblico. Quindi è assolutamente il caso di aggiungere in un posto ben visibile sul proprio sito web la possibilità di far condividere l’articolo sui social del lettore.
Click to Tweet permette di condividere i testi più interessanti del proprio articolo; questi, inseriti in Click to Tweet, faranno ottenere un link  embeddabile nel proprio sito che metterà in evidenza la frase, la quale sarà direttamente twittabile.
Soclock permette invece di scambiare ad esempio una condivisione con lo scaricamento in PDF dell’articolo scritto nella pagina web.

Contenuto duplicato

Copiare è un segnale per i motori di ricerca che un sito web ha poco valore da offrire ai lettori; assolutamente da evitare.
Fare un controllo con Copyscape o Siteliner.
Per vedere immagini duplicate utilizzare TinEye.

Crawlability

La crawlability è la possibilità per i motori di ricerca di scansionare tutti i contenuti delle pagine; è quindi fondamentale assicurarsi che il proprio sito non blocchi la scansione dei bot se si vuole trovare il proprio articolo in SERP.
Fare attenzione ai meta tag e ai file robots.txt e sitemap.xlm; gli ultimi due in particolare non devono mai mancare (chi è alle prime armi potrebbe confondere la mappa del sito con la sitemap: la prima è una pagina web HTML navigabile dal visitatore che mostra una struttura ad albero con tutti i link del sito, mentre la seconda è quella con estensione XML da caricare nella root del sito e segnalare a Google Search Control).
Google può effettuare il tester del file robots.txt.
Si definisce crawl budget il valore assegnato da Google ad un sito: esso si basa sulle pagine sottoposte a scansione in relazione al tempo trascorso per il download delle stesse.
L'estensione per Chrome User-Agent Switcher modifica lo User-Agent mediante il quale il browser fa le richieste web; permette, tra l'altro, di navigare simulando Googlebot. Risulta utile per controllare se le regole che limitano la scansione del crawler (robots.txt, .htaccess) sono corrette.

Velocità di caricamento della pagina

I millisecondi sono importanti per tutti i motori di ricerca: Google, Bing, Yandex ed in particolare Baidu! Spesso un caricamento lungo dipende dalle immagini di grandi dimensioni presenti nella pagina, altre volte riguardano la scelta del proprio server (a proposito attenzione al server uptime, se il sito è inaccessibile per lunghi periodi di tempo per un qualsiasi motivo, ad esempio server downtime, sovraccarico o con una frequenza eccessiva, il SEO è a rischio); puoi saperne di più leggendo Come migliorare la velocità di caricamento di un sito web. La velocità rientra inoltre fra i fattori determinanti nella user experience perché influisce direttamente su tasso di conversione e frequenza di rimbalzo.
Controllare la velocità con Google Pagespeed Insights.

Mobile friendly

Se il sito web non è mobile friendly, si sta perdendo una parte di traffico; è perciò necessario rendere il sito responsivo o creare una versione mobile dello stesso. I navigatori sui dispositivi mobili sono tantissimi e saranno sempre di più.
Attenzione agli annunci invadenti che richiedono un’azione manuale per accedere ai contenuti limitando l’accesso ai contenuti su mobile, sono a rischio penalizzazione.
Controllare se un sito e mobile friendly con Google Mobile Friendly Test.

Markup

I crawler dei motori di ricerca leggono tutto il contenuto di un sito per raccogliere informazioni dettagliate al fine di catalogarlo nel miglior modo. Li si possono aiutare implementando i diversi tipi di microdati forniti da Schema.org; ciò può aumentare il CTR. Fare il markup con Google.
Un buon servizio è stoumann.dk: scegliendo uno schema dall’elenco a discesa (Article, Book, Download, Event, LocalBusiness, Organization, Person, Product, Question, Recipe, Review, Video) si verrà rimandati in un form da riempire al termine del quale, cliccando Generate Schema, si otterrà una pagina in cima alla quale si potrà cliccare il pulsante Generate JSON-LD e prelevare il codice JavaScript.
Usare anche l’Open Graph e le Twitter Cards per ottimizzare i contenuti per i canali sociali.
Verificare la correttezza dei rich snippets con Google.

User experience

I visitatori devono capire subito come navigare il sito web. I contenuti devono essere facili da raggiungere, senza troppi clic; il breadcrumb, un indicatore della posizione della pagina nella gerarchia del sito, può aiutare. Può essere comunicato a Google attraverso il Sitelinks Searchbox (praticamente una ricerca nella ricerca; permette infatti di effettuare una ricerca nel sito del Brand che interessa, direttamente nel box principale di Google senza uscire dalla SERP). Non è un fattore rilevante, ma rende la ricerca più user friendly.

Quantità di pagine indicizzate

Il numero di pagine aumenta il link juice, aumenta le opportunità di indicizzazione per differenti keyword e di ottenere backlinks; fattori che a loro volta possono consentire un miglior posizionamento nei motori di ricerca. 

Evitare la keyword cannibalization

Bisogna fare in modo che due o più pagine dello stesso sito web non competano nel posizionamento per la medesima parola chiave, problema noto come keyword cannibalization. È dunque da evitare la pubblicazione di più articoli che sfruttano la medesima keyword all’interno di uno stesso sito perché peggiorerebbe il ranking; attenzione specialmente al titolo, alla descrizione, agli altri tag importanti e al contenuto in quanto il motore di ricerca avrebbe problemi nell’individuare la pagina più idonea da inserire in SERP e potrebbe escludere le altre, un bel problema se la pagina prescelta non è quella strategicamente rilevante per il sito. Inoltre la keyword cannibalization può causare penalizzazioni per contenuti duplicati e far considerare il sito spammoso. Bisogna fare attenzione anche se si usano varianti semantiche. Per risolvere una tale situazione si deve decidere quale sia la pagina da posizionare e costruire gli altri contenuti affini intorno a quella scelta in modo tale che approfondiscano notizie collegate e rimandino alla pagina principale.



Fattori SEO off-page

La SEO on-page, seppur utilissima, è il minimo sindacale ed è la parte più facile perché totalmente sotto il proprio controllo. La SEO off-page è forse più complicata, ma occuparsi di guest blogging e Social, unito alla produzione di contenuti di qualità, agevolerà l’ottenimento di backlinks.
Le attività riconducibili ai fattori SEO off-page sono sostanzialmente 3 e sono tra loro correlate:

Link building

Link building una parola che a Google non piace perché indica che i link saranno creati artificialmente e non saranno spontanei (link earning, tecnica che non può prescindere da contenuti di alta qualità); in ogni caso la link building ovvero la costruzione di link esterni (detti backlink) che puntano al proprio sito è il cuore della SEO off-page. L'authority di un sito web si basa fortemente sui suoi backlinks; quelli provenienti in modo naturale (cioè creati senza pressione dagli autori di contenuti esterni) da siti autorevoli e a tema sono indicatori della qualità dei contenuti di un sito e provano ai motori che il sito merita l'attenzione dei visitatori in quanto si presume che fornisca contenuti di valore per gli utenti.
Fornendo qualcosa di utile agli utenti, è molto probabile che questi ultimi condivideranno quel contenuto in modo del tutto spontaneo, migliorando la visibilità organica della risorsa sui motori di ricerca.
Niente trucchi dunque, in tal senso è bene sapere che l’IP della macchina viene rilevata dai motori di ricerca ed è utilizzato per dare un valore ai backlinks in entrata, che risulterà basso qualora sulla stessa macchina girino più siti dai quali veicolano backlinks.
Può anche essere utile scoprire i backlinks ottenuti dai propri concorrenti, in tal modo è possibile trovare siti che potrebbero supportare anche il proprio e comunque studiare i propri competitor che lavorano bene è sempre corretto; SeoBook è il miglior strumento per spiare i concorrenti.

Per valutare l’autorevolezza di un dominio può aiutare ad esempio la toolbar di Moz che offre la domain authority, ma molti SEO tool hanno metriche simili anche se lo strumento più importante è sempre la propria capacità di comprensione e la propria esperienza.

I link di qualità sono quelli che passano più valore al proprio sito, si ottiene trasmissione di valore se:

Azioni da compiere

Errori da evitare:

Se un competitor acquista link di scarsa qualità che puntano al dominio di un terzo per affossarlo o addirittura farlo penalizzare, andare nella Search Console di Google per attivare il disavow tool e rifiutare i backlink (in Dashboard cliccare Indice Google e poi Rimozione URL).
In realtà è anche possibile rimuovere una pagina qualsiasi da Google.
Può anche essere utile segnalare a Google pagine di spam e link a pagamento 

In ogni caso è anche importante monitorare costantemente i siti che riportano il link al proprio sito web.

Riguardo l'analisi dei link in entrata si può fare un backlink audit con Google Search Console scegliendo nella Dashboard del sito desiderato la voce Traffico di ricerca e poi Link che rimandano al tuo sito. Alternative ottime sono Majestic SEO e MOZ Open Site Explorer, anche BacklinkWatch.com è una buona soluzione.

Social media 

La regola che vale per tutti i canali social è non usare profili privati personali per la propria attività, ma creare sempre pagine e profili dedicati esclusivamente al proprio lavoro Facebook, LinkedIn, Google+, Twitter, Pinterest, Instagram saranno le piattaforme dove condividere gli articoli prodotti.
Sui Social bisogna poi avere una presenza attiva e creare anche interazioni con altri influencer dai quali possa scaturire pubblicità a proprio favore.
Condividere un meme, cioè un qualcosa che diventa velocemente di moda grazie alla pubblicazione in Rete; basta semplicemente individuare un argomento di trend e creare un’infografica sul proprio sito da postare sui Social sperando che diventi virale; tra l'altro l'infografica ha il vantaggio di non doversi preoccupare del contenuto duplicato.
Numero di link veicolati attraverso tweet su Twitter, i like di una pagina su Facebook, il profilo su LinkedIn e tutte le forme di gradimento sui Social sono un’ottima risorsa per generare traffico verso il proprio sito.
Condividere su YouTube, Flickr.com, SlideShare.net

Blogging

Commentare con qualità blog attinenti la propria nicchia e lasciare un link al proprio sito è sempre ottimo se fatto senza esagerazione, deve risultare tutto naturale altrimenti Google potrebbe penalizzare il sito linkato.
Ad esempio non è una cattiva idea rispondere a domande relative alla tua nicchia tramite il collaudatissimo Yahoo Answer e Quora.

Utilissimo è il guest blogging o guest post, cioè lo scambio di articoli tra il proprio sito e quelli esterni, più precisamente consiste nell’invitare bloggers a scrivere un articolo sul sito dell’ospitante. Può essere utile perché crea o rafforza un legame con altri bloggers, dà maggiore visibilità, rafforza il proprio brand, attrae traffico e quindi potenziali clienti.

Spesso sui blog è attivato il tag nofollow per i link esterni, ma poco importa se il link non viene seguito (cioè non viene eseguita la scansione da parte di Google della pagina linkata e quindi l’indicizzazione) perché genera comunque traffico al proprio sito. In pratica con l’attributo nofollow si dice al motore di ricerca che non sarà possibile controllare in futuro la pagina web linkata ed al contempo si limita la potenza del link rispetto ad uno che non possiede tale attributo.
Nonostante un link senza nofollow abbia più valore, un baclink nofollow è comunque apprezzabile basti pensare a quelli che si tenta di ricevere da Wikipedia. Una chicca che riguarda proprio il sito enciclopedico libero e collaborativo più famoso al mondo: per ottenere da Google le pagine di Wikipedia senza fonti in modo da sfruttarle aggiungendo il proprio sito (a patto che ci siano le condizioni), si possono usare la seguente sintassi
site:wikipedia.org tuachiave "non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti"

site:it.wikipedia.org tuachiave "non cita le fonti necessarie"

Oltre al già citato SEO Tester Online, altri SEO audit che aiutano nell’ottimizzazione on-page (tanto) e off-page (poco) sono SeoUtility.com, Seoptimer.com, SeoCentro.com, Seositecheckup.com, Analisiseo.net, Sitechecker.pro/it, Woorank.com, Screaming Frog uno strumento da installare così come SEO Macroscope.

SEO internazionale

Tre software utili per chi fa SEO a livello internazionale. Esistono due utili estensioni per Chrome: la prima, SEO Search Simulator, simula le query realizzate da paesi diversi; la seconda, Manual Geolocation, sovrascrive la geolocalizzazione del browser, ed un tool chiamato hreflang Tags Testing Tool che verifica la correttezza dell’implementazione dei link hreflang all’interno delle pagine.

Conclusioni

Google premia i contenuti unici e realmente informativi per il lettore con posizionamenti migliori in SERP organica solo se ha riscontrato interesse da parte del visitatore monitorandone il comportamento attraverso CTR, tempo di permanenza sulla pagina e frequenza di rimbalzo (alcuni dei cosiddetti fattori di ottimizzazione off-page). Ciò è possibile soltanto scrivendo articoli di qualità con le parole chiave e i concetti che i propri potenziali lettori usano per le loro ricerche, non bisogna scrivere quindi solo per i motori di ricerca, cioè fermarsi alla SEO on-page, ma anche e soprattutto per le persone.

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