Tecniche SEO

White hat SEO, Gray hat SEO, Black hat SEO

Autore: Andrea Pacchiarotti
Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2019
Categoria: Web Marketing SEO

White hat SEO vs Gray hat SEO vs Black hat SEO
White hat SEO, Gray hat SEO, Black hat SEO

Sommario White hat SEO vs Gray hat SEO vs Black hat SEO

In questo articolo non tratterò le tecniche di White hat SEO dato che ne ho già parlato in alcuni articoli relativi alla SEO che puoi cercare nel mio blog e nel mio libro SEO on-page e SEO off-page: come farsi trovare sui motori di ricerca, ma farò un excursus sulla Gray hat SEO e sulla Black hat SEO descrivendone le principali tecniche. Una precisazione: si scrive grey o gray? Sono entrambi dei termini validi per tradurre grigio; gray è comune negli Stati uniti, mentre grey dove si parla inglese. Qui userò il termine gray, quindi Gray hat SEO e non Grey hat SEO.

White hat SEO vs Gray hat SEO vs Black hat SEO

Come sappiamo le tecniche SEO hanno l’obiettivo di migliorare il posizionamento di un sito web sui motori di ricerca (che nel prosieguo dell’articolo identificherò con Google). Esse possono essere riconducibili a tre categorie: White hat SEO, Gray hat SEO, Black hat SEO (come saprai hat significa cappello, perché questo nome associato alla SEO? Nella prima metà del Novecento il cappello nero era sulla testa dei cattivi e quello bianco su quella dei buoni; non esiste un cappello grigio).
La White hat SEO individua quelle tecniche SEO ammesse da Google, in tal modo non si corre il rischio di essere penalizzati mentre si ottimizza il sito per migliorarne il posizionamento in SERP. Differentemente dalle altre tecniche quelle White hat SEO presuppongono costanza e, se fatte bene, danno ottimi risultati già in un medio termine, molto dipende però anche dall’importanza dei competitor.
All’estremo opposto stanno le tecniche cattive contraddistinte dalla Black Hat SEO (definite anche dal termine spamdexing, cioè spam unito a indexing). Può capitare infatti che si tenti di manipolare i risultati dei motori per i propri scopi tramite operazioni che violano le suddette linee guida di Google. Raggirare il naturale meccanismo di valutazione dell’algoritmo di Google per tentare di accrescere più velocemente il buon posizionamento di un sito, non è infatti consentito. Attraverso tecniche Black hat SEO il traffico del sito probabilmente crescerà in modo rapido, ma appena l’algoritmo del motore capirà la tecnica SEO ingannevole penalizzerà i contenuti legati al dominio. Troppo rischioso, vero?
A cavallo tra le due tecniche c’è la Gray hat SEO che comprende attività al confine con il Black hat, ma non (ancora) penalizzate dagli algoritmi. La SEO muta di continuo. I motori si rinnovano e migliorano costantemente, risulta quindi indispensabile essere tempestivamente informato sugli aggiornamenti.
Considera però anche una cosa, Google desidera fortemente che tu investa denaro nelle sue campagne Google Ads. Google è il miglior motore di ricerca e per questo motivo ha monopolizzato il mercato, punta a monetizzare attraverso le campagne pubblicitarie e probabilmente premia i siti che, almeno ogni tanto, investono soldi nel suo servizio di annunci.
Dunque anticipando ciò che leggerete:

Black hat SEO

Parlandoci onestamente dovresti (sempre) evitare la Black Hat SEO, specialmente se il tuo scopo non è quello di raggiungere la prima posizione in SERP in maniera aggressiva, anche perché chi la usa non investe mai su Google Ads e il motore di Mountain view avrà una ragione in più per bloccare chi la mette in atto

Tecniche principali di Black hat SEO secondo Google

Ecco di seguito le tecniche vietate (ordine alfabetico):

White hat SEO

A quanto pare la White hat SEO è quella che ti darà meno problemi. Il tuo sito sarà (quasi) sempre legale quando entreranno a regime nuovi algoritmi. È la strategia migliore? Dipende da quali sono i tuoi obiettivi, ma comunque è per Google l’unica opzione realmente praticabile, la SEO grigia è snobbata e quella nera proibita.

Gray hat SEO

La tecnica grigia naviga nel limbo, al confine tra quello che è permesso e ciò che è Black hat SEO, ma per la quale Google ancora non contempla penalizzazioni. È comunque pericolosa, perché un cambiamento nell’algoritmo di scansione del motore potrebbe portare a considerare SPAM ciò che oggi non lo è, ma domani potrebbe esserlo. Dunque i continui aggiornamenti di Google obbligano a far mutare la strategia per stare al passo con le novità. La Gray hat SEO non fa male a nessuno, ma a Google comunque non piace poiché preferisce che tu investa denaro per farti generare traffico tramite campagne Ads e quando vede backlink che puntano sul tuo sito, capisce di aver perso l’occasione di ottenere potenziali introiti. Dunque se vuoi usare le tecniche grigie sii attento affinché non sfocino nella Black hat SEO, assicurandoti di essere ben preparato su ciò che è consentito e su ciò che non lo è. In ogni caso anche la Gray hat SEO può far salire il tuo sito velocemente in SERP, è probabile però che difficilmente ci resterà a lungo se non l’hai utilizzata come aggiunta alla White hat SEO.

Tecniche principali di Gray hat SEO

Conclusione

Indossa il cappello che più ti piace, quale tecnica usare dipende solo da te e dal tuo obiettivo. Vuoi posizionare in maniera rapida un sito attraverso la Black hat SEO? Ok tenta, ma ti esponi ad un alto rischio. Magari potresti acquistare un dominio e fare un po’ di esercizio con le tecniche nere e grigie. Il mio consiglio ufficiale non può però che essere quello di usare esclusivamente tecniche White hat SEO per annullare il rischio di penalizzazioni.


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