Costruire un albero genealogico con Microsoft Excel

Analizza il tuo albero di famiglia con un foglio di calcolo


Autore: Andrea Pacchiarotti
Ultimo aggiornamento: 01 Marzo 2018
Categoria: Excel


Come migliorare la velocità di caricamento di un sito web


Creare un albero genealogico con Excel non è particolarmente difficile, ovviamente bisogna aver prima condotto indagini sulle ascendenze della propria famiglia e solo dopo si può costruire un albero genealogico con Excel (quasi) completo.

Indice Creare un albero genealogico con Excel

  1. Perché proprio Excel
    • Funzioni, formattazioni condizionali, grafici
    • Alberi partendo da zero
    • SmartArt
    • Modelli
  2. Terminologia
    • Pedigree collapse
  3. Come usare i dati
  4. Statistiche
  5. Grafici
  6. Storia genetica degli italiani

Perché proprio Excel

Excel permette di personalizzare ed aggiungere qualsiasi tipo di statistica o grafico venga in mente in modo totalmente gratuito. Family Search fa già questo servizio però ciò che vi si inserisce è modificabile da chiunque; su Ancestry di gratuito c’è solo la creazione dell’albero genealogico, ma poi se per esempio si desidera accedere agli alberi di altri abbonati in tutto il mondo, completare il proprio attraverso la rete mondiale Ancestry, contattare milioni di abbonati al servizio, accedere a documenti storici dell’Italia e del mondo, si deve (giustamente) pagare. Lo stesso dicasi per MyHeritage che con la versione a pagamento sblocca importanti features come ad esempio l'inserimento di ulteriori persone oltre il limite stabilito di 2.500, Family Tree Builder avanzato con Smart Match Merge, grafici All-in-one e mappe interattive.

Excel offre un modo semplice, gratuito (chi non ha Excel sul proprio computer...), senza pubblicità ed in italiano per analizzare il proprio albero genealogico: le formule ed i grafici possono essere utilizzati per rappresentare ed automatizzare in modo accattivante tantissimi dati statistici in modo da scoprire l'aspettativa di vita media dei propri antenati, i nomi più comuni e tanto altro. Quando si è terminato il proprio lavoro si potranno poi condividere in famiglia i risultati ottenuti o usarli per capire la propria storia di salute familiare in modo più approfondito.

Con Excel è facile esplorare le varie statistiche della propria storia familiare e individuare detentori di record. Una volta inseriti i dati degli antenati nelle celle dello spreadsheet più famoso al mondo, non è necessario inserire ulteriori informazioni, ma basta cliccare sul foglio opportuno per visualizzare panoramica, luoghi, età, nascite, matrimoni, figli, divorzio. Appariranno informazioni e grafici riassuntivi di facile lettura.

Con Microsoft Excel è possibile creare alberi genealogici dettagliati mediante uno spreadsheet in italiano lineare e facile da usare.
Il software applicativo Excel aiuta a sviluppare collegamenti familiari complessi tramite funzioni statistiche, grafici, filtri relativi ad ogni tipo di informazione, convalida dati per inserire notizie rispettando vincoli prestabiliti e formattazione condizionale per colorare automaticamente in base a determinati criteri. I dati saranno poi esportabili in tutti i formati necessari.
è buona norma creare almeno tre fogli di lavoro, uno con i dati di tutti i discendenti, uno con le funzioni, formattazioni condizionali e grafici ed un terzo con la rappresentazione dell'albero genealogico.

Funzioni, formattazioni condizionali, grafici

Ecco di seguito un piccolissimo estratto di ciò che si può fare con Excel sui dati genealogici con funzioni, formattazioni condizionali e grafici.
Excel e alberi genalogici

Esempio 1: Excel per la genealogia


Nell'immagine soprastante, oltre ad impostare i filtri e la formattazione automatica, si è adoperata la funzione di conteggio CONTA.SE per determinare il numero di maschi e di femmine sul quale si è poi costruito il grafico a torta.
In un'altra colonna (tra le molte altre) qui non visibile c'è invece il calcolo automatizzato dell'età alla data della morte calcolata con la funzione XDATEYEARDIF.

Alberi partendo da zero

Questi sono solo due piccoli esempi sulle infinite possibilità che offre il fantastico applicativo Microsoft Excel.

Excel e alberi genalogici

Esempio 2: Excel per la genealogia

In quest'altra immagine si è solo abbozzato un albero genealogico con le generazioni per riga e, all'interno delle celle, i nominativi dei consorti. Le celle con le linee più marcate mostrano il filo genealogico mentre le stesse sono cliccabili per portare ad una scheda dettagliata del componente familiare. Naturalmente ogni cella può essere implementata con notizie ulteriori come date o miniature dell'immagine della persona.


Filo genealogico di Andrea Pacchiarotti in Excel
Esempio 3: Filo genealogico di Andrea Pacchiarotti in Excel

SmartArt

Un altro modo per costruire un albero genealogico con Excel è offerto dagli SmartArt.
Aprire la scheda Inserisci della barra multifunzione (detta anche ribbon) e cliccare l’icona SmartArt, nella finestra che si apre scegliere Gerarchie e poi cliccare su uno degli Organigrammi presenti. Compariranno una serie di rettangoli su cui si potrà scrivere, mentre sulla barra multifunzione appariranno due nuove schede: Progettazione e Formato che permetteranno di modificare graficamente l’organigramma.
Una cosa fondamentale da sapere è come eliminare e creare nuovi rettangoli.
Per eliminarli è sufficiente cliccarne il bordo e fare Canc, mentre per crearli si deve prima selezionare il rettangolo sul quale attaccarne un altro e dalla scheda Progettazione cliccare la freccia dell’icona Aggiungi forma e scegliere:

Modelli di Excel

Microsoft fornisce anche dei modelli di albero genealogico cliccando la scheda File e poi l’icona Nuovo si potrà infatti digitare Albero genealogico nella casella di testo per le ricerche sul sito Office.com e scaricare il file d’interesse.

Terminologia

Anche la terminologia è importante, non è il caso infatti di usare un termine generico come avo per i propri ascendenti, ma è bene dividere almeno nelle seguenti generazioni:

  1. Padre/Madre
    e poi per il maschile e femminile
  2. Nonno
  3. Bisnonno
  4. Trisavolo
  5. Quadrisavolo
  6. Padre del quadrisavolo
  7. Nonno del quadrisavolo
  8. Bisnonno del quadrisavolo
  9. Trisavolo del quadrisavolo
  10. Quadrisavolo del quadrisavolo

Pedigree collapse

Per avere un'idea di quanti antenati si compone un albero genealogico di 20 generazioni basta stupirsi con l'immagine sotto riprodotta che per una genealogia di 20 generazione giunge alla stupefacente cifra di 1.048.575 individui (le righe di Excel 2016 sono 1.048.576)!
Individui per generazione

Individui per generazione

Questo porta a 68 miliardi di antenati attorno all’anno 1100 (d.C.)! E prima dell’anno 0? Improponibile.
Per risolvere questo dilemma si ricorre al concetto di Pedigree collapse: se si torna (molto) indietro nel proprio albero genealogico si scopre che circa l'80% di tutti i matrimoni sono stati tra cugini perché, per gran parte della storia, gli individui vivevano in un gruppo ristretto di persone e luoghi; così se due cugini avevano  un figlio, egli avrebbe avuto (solo) 6 bisnonni e non 8, cioè 8 caselle dell’albero verrebbero compilate, ma 2 sarebbero i duplicati di altri 2.
Quindi il proprio albero, orientativamente attorno al 1200 d.C., comincerà a restringersi divenendo da conico a romboidale.

La questione oltre che storica si incrocia con la formula (n-1) 2d nd
n=numero medio di figli di una famiglia
d=grado del cugino che si vuole trovare.
Esempio:
cugini di 3° grado (d=3) se il numero medio di figli di una famiglia è 2 (n=2): (2-1)*23*23=64
cugini di 4° grado (d=4) se il numero medio di figli di una famiglia è 3 (n=3): (3-1)*24*34=2.592
Excel: calcolo del Pedigree Collapse

Excel: calcolo del Pedigree Collapse

Per usare questa formula nel proprio caso bisogna conoscere n, il che non è semplice, ma ci si può basare su dati statistici nazionali.

Come usare i dati

Statistiche

Excel può offrire centinaia diversi set di statistiche interessanti per un albero genealogico utilizzando grafici accattivanti; solo a titolo di esempio ecco eventuali dati che si potranno visualizzare:

Si troveranno anche aneddoti come le coppie che hanno avuto più figli, i matrimoni più brevi, il più vecchio familiare vivente o vissuto e molto altro.

Grafici

Ma come si sa Excel non offre solo la possibilità di effettuare calcoli, ma anche di creare grafici e così per quanto riguarda questi ultimi se ne avranno di vario genere, vivente vs deceduto, stato delle relazioni, cognomi comuni e nomi comuni, posizione per paese, dei luoghi di nascita e morte, età in base alle date di nascita e di morte, i più anziani, i più giovani, l'aspettativa di vita media, chi ha vissuto di più e di meno, nascite per segno zodiacale e per secolo e decennio. Altri grafici concernono i matrimoni e rappresentano il numero di matrimoni, l’età al matrimonio, i più anziani sposati e più giovani sposati; numero di bambini per famiglia, la famiglia con più bambini, l'età di quando si hanno avuto i bambini, ecc.

Storia genetica degli italiani

Paleolitico - Neolitico
Durante l’Era Glaciale (terminata circa 12.000 anni fa) in Europa c’erano piccole tribù di nomadi cacciatori-raccoglitori e l’Italia fu uno dei rifugi temperati per i Cro-Magnon che si pensa appartenessero solo agli aplogruppi Y-DNA F e I.
Basse percentuali di lignaggi patriarcali superstiti dei Cro-Magnon, aplogruppo I2* e I2c (L596), si hanno tra Alpi e Toscana, anche se non è certo che tali lignaggi genetici siano rimasti dall’Era Glaciale, perché potrebbero essere giunti con i Celti, che portarono anche l’I2a2b (L38). Le tribù germaniche portarono I1 e 12a2a (M223). Il più comune aplogruppo I in Italia si trova principalmente in Sardegna (36% delle linee patriarcali) ed è l’I2a1a (M26).
I primi agricoltori e pastori del Neolitico arrivarono in Italia dal Medio Oriente circa 8.000 anni fa e 1.000 anni dopo tutta l’Italia adottò l’agricoltura. I venuti dal Medio Oriente appartenevano essenzialmente all’aplogruppo G2a, portando in maniera minore i lignaggi E1b1b, J*, J1, J2 e T. La maggior parte degli attuali italiani E1b1b e J2 arrivò più tardi, con gli Etruschi, i Greci e le popolazioni mediorientali (ebrei e siriani soprattutto) che giunsero in Italia durante l’impero romano.
Sembra che i cacciatori-raccoglitori abbiano lasciato la penisola dopo l’arrivo degli agricoltori del Neolitico tranne che in Sardegna dove si fusero con loro, tant’è che i Sardi sono la popolazione più simile agli europei del neolitico. L’isolamento geografico della Sardegna ostacolò le influenze esterne, a parte pochi coloni Fenici, Romani e Vandali.

Età del Bronzo - Età del ferro
Italici e Romani

Le popolazioni che parlavano l’italico, una lingua di ceppo indoeuropeo, si pensa che abbiano attraversato le Alpi circa 3.200 anni fa, fondando la cultura di Villanova e portando con sé i lignaggi R1b-U152 sostituendo la popolazione autoctona del Neolitico che si stabilì negli Appennini e in Sardegna (la maggior concentrazione di aplogruppi G2a e J1 fuori dal Medio Oriente è oggi presente negli Appennini, Calabria, Sicilia e Sardegna).
Romani, dai fondatori di Roma ai patrizi della Repubblica, dovrebbero essere R1b-U152 ed i matrimoni con Etruschi e Greci portarono altri lignaggi nel nucleo originale dei Romani.
L’R1b-U152 è stato anche trovato in piccole percentuali (tra l’1 ed il 10%) quasi dovunque entro i confini dell’impero romano. D’altra parte non tutto l’U152 in Italia meridionale è di origine italica o romana diretta. Una parte è attribuibile ai Normanni e agli Svevi durante il Medio Evo, specialmente in Sicilia.
Durante la tarda Età del Bronzo e nella prima Età del Ferro altre tribù indoeuropee si stabilirono nel Nord Italia come i Liguri in Liguria, i Leponti ed i Celti Galli in Piemonte ed gli adriatici Veneti in Veneto.
L’R1b indoeuropeo in Sardegna (a parte una piccola percentuale di R1b germanico portato dai Vandali) può essere attribuito ai Romani.
Etruschi, Fenici e Greci
Ttra il 1200 ed il 539 a.C. i Fenici fondarono delle colonie nella Sicilia occidentale e in Sardegna meridionale e occidentale e sembra portarono gli aplogruppi J2, J1, E1b1b, G, R1b-M269/L23, T, L, R1b-V88, R2 e Q in questo ordine di frequenza. Si stima che i Sardi hanno ereditato tra il 16% ed il 24% del loro Y-DNA dai Fenici.
Gli Etruschi comparvero circa nel 750 a.C. apparentemente dal nulla; qualcuno crede venissero dall’Anatolia ma è possibile che venissero dal mediterraneo orientale. Imposero la propria lingua sulle tribù italiche della Toscana e sulla Pianura padana. Gli Etruschi originari probabilmente appartenevano ad un insieme di aplogruppi J2, E1b1b, G2a e R1b-M269 (o R1b-L23) in questo ordine di frequenza; ciò supporterebbe l’origine greca o anatolica occidentale. L’alta percentuale di R1b-U152 in Toscana oggi è dovuta alle tribù italiche assorbite dagli Etruschi e dai Romani che ricolonizzarono parte dell’Etruria.
Gli antichi Greci ebbero il maggiore impatto genetico sull’Italia meridionale. Dall’VIII secolo a.C. i Greci costituirono colonie lungo le coste della Campania, Calabria, Basilicata, Puglia meridionale e Sicilia (tranne la punta occidentale), la cosiddetta Magna Grecia, portando gli aplogruppi J2 (18-30%) e E1b1b (15-25%), ma anche R1b-M269/L23 (5-10%), G2a (3-8%), T (1-6%), I2a1b (1-5%), R1a (1-3%), e J1 (1-2%). Le aree nell’Italia centrale e meridionale più lontane dalle coste e dalle antiche colonie greche, come in Abruzzo, Molise e gli Appenini meridionali corrispondono alle più alte percentuali degli aplogruppi G2a, J1 e T in Italia, ma anche le più basse frequenze di E1b1b e J2 nell’Italia meridionale. I Greci colonizzarono anche la Liguria dove fondarono Genova. I Fenici ed i Cartaginesi ad un certo momento costituirono anche delle basi in Liguria. Gli attuali Liguri hanno la più alta percentuale di E1b1b fuori dal Sud Italia (quasi interamente il greco E-V13), ma anche la più alta percentuale di G2a e J1 fuori dagli Appennini, che probabilmente significa che la regione montuosa servì come riparo per le popolazioni del Neolitico durante le invasioni degli Italici. L’R1b costituisce circa la metà dei lignaggi liguri, di cui il 22% appartiene alla subclade U152, il 20% alla P312 (il più alto livello in Italia), 6% alla L23, e 2% alla L21. Gli antichi Liguri parlavano una lingua tra il celtico (P312, L21) e l’italico (U152) ed il loro Y-DNA è suddiviso quasi a metà tra l’italico ed il celtico. Il 6% dell’L23 è probabilmente di origine greca. Circa un terzo dei liguri moderni sono di origine greca.

Impero romano - Medio Evo
L’immigrazione a Roma fece crescere la città da 400.000 abitanti nel III secolo a.C. fino ad almeno 1 milione sotto l’imperatore Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) con migranti che provenivano da ogni parte dell’impero.
Goti, Longobardi e Bizantini
Nel IV e nel V secolo il raffreddamento climatico costrinse le popolazioni germaniche e slave a migrare fino ad invadere l’impero romano in cerca di terre più fertili, portando gli aplogruppi I1, I2a2a (M223, prima conosciuto come I2b1), R1b-U106 e R1a (subcladi L664, Z282 e Z283).
Vandali furono i primi a raggiungere la penisola italiana fondando un regno che comprendeva anche Sicilia e Sardegna.
Nel 475 a varie tribù germaniche orientali (Eruli, Rugi e Scirii) fu rifiutato da Roma lo status di federati. Sotto la guida di Odoacre, in passato segretario di Attila, deposero l’ultimo imperatore consacrando la fine dell’impero romano d’occidente e crearono il primo regno d’Italia (476-493). Il regno fu conquistato dagli Ostrogoti che governarono l’Italia eccetto la Sardegna fino al 553. La capitale degli Ostrogoti fu Ravenna. Essi furono seguiti dai Longobardi (568-774) che si contesero il controllo politico dell’Italia con i Bizantini. Come gli Ostrogoti i Longobardi si stabilirono principalmente nel Nord-est ed in Lombardia, che da loro prese il nome. La capitale dei Longobardi fu Pavia. Stabilirono vari ducati in particolare in Friuli (a Cividale), Trento, Toscana (a Lucca), Spoleto, Benevento, come nelle principali città della Lombardia e del Veneto.
I geni dei Goti e dei Longobardi vennero diluiti nella popolazione italiana a causa del loro relativamente piccolo numero e della loro dispersione geografica. Sia i Goti che i Longobardi venivano dalla Svezia meridionale.
I campioni di DNA da Campobasso in Molise e da Benevento in Campania possono dare una buona idea sulle proporzioni di ciascun aplogruppo germanico portato dai Longobardi. Campobasso fu fondata dai Longobardi e perse importanza dopo la fine del dominio longobardo. Benevento era la sede di un potente ducato longobardo. Tra gli aplogruppi germanici identificati a Campobasso c’è il 16% di I1, il 10,5% di R1b-U106 e il 3,5% di I2a2a. Non è stato trovato alcun R1a. Lo stessa ricerca ha rilevato il 5,5% di R1a, il 2,5% di I1 e il 2,5% di R1b-U106 a Benevento. Se facciamo la media, i Longobardi sembra che avessero all’incirca 40% di I1, 30% di R1b, 20% di R1a e 5% di I2a2a, una percentuale paragonabile a quella dell’odierna Svezia.
Alcune regioni non furono mai sotto il controllo dei Longobardi, compresa Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia meridionale, Napoli ed il Lazio. In tutte queste regioni i Bizantini portarono altro lignaggio greco-anatolico (in particolare E1b1b e J2), che erano già gli aplogruppi dominanti dall’epoca della Magna Grecia. I Bizantini dovrebbero aver modificato leggermente l’ammontare degli aplogruppi presenti in Italia meridionale, ma il loro impatto potrebbe essere stato più incisivo in alcune parti del Nord Italia che appartenevano all’Esarcato di Ravenna cioè la Romagna, le Marche, la costa veneta e la Liguria. Tutte queste regioni sono proprio quelle nelle quali gli aplogruppi J2 e E1b1b1 raggiungono frequenze comparabili con quelle della Grecia e dell’Anatolia occidentale. La regione di Costantinopoli ha una delle maggiori concentrazioni di J2 del mondo.
Franchi, Arabi e Normanni
Franchi conquistarono il regno longobardo d’Italia nel 774 e la loro firma genetica ha sicuramente aumentato la proporzione di I1 e R1b-U106.
Saraceni invasero la Sicilia costituendo un emirato (831-1072). Molti musulmani se ne andarono dopo la riconquista normanna nell’XI secolo; ciononostante la Sicilia ha una percentuale leggermente maggiore dell’aplogruppo asiatico sud-occidentale J1 e del nordafricano E-M81 del resto dell’Italia meridionale. Si sa che gli Arabi hanno diffuso l’aplogruppo J1 durante l’espansione dell’Islam. Comunque le colonie fenicie della Sicilia potrebbero essere state la causa di una quota maggiore di J1 in Sicilia. Allo stesso modo l’E-M81 è un aplogruppo berbero, ma la sua presenza in Sicilia potrebbe risalire al tempo dei Fenici, dei Romani o dei Vandali in quanto gli scambi commerciali erano frequenti tra Sicilia e Tunisia
Normanni lasciarono un’impronta molto più chiara in Sicilia e nell’Italia meridionale. In origine Vichinghi danesi, ai Normanni fu concesso un ducato dal re di Francia nel 911. Dal 999 cavalieri normanni cominciarono a servire i Longobardi come mercenari contro i Bizantini. Acquisirono proprie contee e ducati e riunificarono tutta l’Italia meridionale sotto il loro dominio. Nel 1061 invasero la Sicilia, che fu conquistata nel 1091. Il regno normanno di Sicilia fu costituito nel 1130, con Palermo come capitale e durò fino a XIX sec. Oggi è nella Sicilia nord-occidentale, attorno a Palermo e Trapani, che l’Y-DNA normanno è più comune con l’aplogruppo I1 compreso tra l’8% ed il 15%.
Tradotto e riassunto da un articolo pubblicato su Eupedia.com da Maciamo Hay nel 2013 e aggiornato nel 2015.

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