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Roma monarchica

Sommario Roma Monarchica

Roma Monarchica: Mito e realtà

Niente di certo si conosce sulla Roma monarchica poiché le fonti sono posteriori di qualche secolo; le notizie derivano per la maggior parte da tradizioni orali e hanno taglio leggendario. I più antichi testi scritti giunti fino a noi sono del I secolo a.C. e si basano su testi precedenti di un paio di secoli (le più antiche iscrizioni latine risalgono invece al VII secolo a.C.).
Si naviga dunque più sulla leggenda riguardo i re di Roma, ma questa se ben interpretata, dà un aiuto anche alla storia perché i miti dell'età regia di Roma divengono metafore di una realtà che scoperte epigrafiche e archeologiche tendono a confermare e dunque Romolo, il primo re di Roma, dev'essere stato davvero un uomo che dalle alture laziali decise di scendere vicino alle paludi dell'agro romano, sul Palatino che, con altri due colli con pareti a picco sul Tevere, Campidoglio e Aventino, saldato da strutture artificiali di difesa, costituiva un rifugio impenetrabile per gli invasori e inoltre, essendo vicino al Foro Boario, controllava il commercio delle zone limitrofe. Quest'uomo decise di riempire Roma con gente proveniente da gruppi eterogenei.
Fondata secondo la tradizione il 21 aprile 753 a.C., Roma venne governata per quasi due secoli e mezzo (fino al 510 a.C.) da un sistema monarchico, con re prima latini e sabini e poi etruschi: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo, probabilmente protagonisti eponimi (cioè personaggi, reali o fittizi, che danno il loro nome a un luogo, una dinastia, un periodo storico, ecc.) di varie fasi dello sviluppo della città.
Che i Romani siano stati governati da un sistema monarchico non v'è dubbio, questi sette re di Roma non avevano legami di parentela e probabilmente erano scelti tra i capifamiglia per doti morali, mentali e fisiche e dovevano regere, ovvero condurre il popolo alla guerra dopo aver consultato gli dèi.
A loro spettava dunque anche l'autorità religiosa; in un periodo successivo magistrati e sacerdoti divennero due classi distinte che non interferivano tra loro. Quando la figura del re scomparse e nacque il pontifex maximus, questo aveva un potere limitato almeno fino a quando tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'Impero, uomini politici lo usarono come strumento; fu così che la politica assorbì la religione. Il pontefice massimo aveva funzione consultiva e, poiché massimo esperto di diritto sacro, era custode della tradizione religiosa romana. Presiedeva il collegio sacerdotale - prima di 3 e poi, man mano, fino a 16 elementi - e aveva la massima autorità su tutti i sacerdoti dello stato. Rex sacrorum e Pontifex maximus, erano le massime funzioni della Roma monarchica e della Roma imperiale, identificati rispettivamente con il re e l’imperatore.

Le più antiche forme religiose dei Romani furono il culto del focolare e dei morti.
Quello del focolare divenne pubblico quando l'unione di più famiglie formò il primo nucleo di Roma e un fuoco perenne iniziò ad ardere a protezione della città, custodito dalle Vestali, vergini appartenenti alle famiglie più illustri.
Ma tutta la vita del romano era governata da divinità specializzate, arcaiche e prive di implicazioni psicologiche e con una sfera d'azione limitata alla propria funzione. Ogni classe di oggetti aveva il suo dio speciale, ogni uomo, famiglia, città, popolo aveva il suo protettore. Alcuni di questi dèi erano mutuati da quelli greci, altri indigeni.
Il sacrificio (anche umano nei riti più antichi, già quello del 216 a.C. fu un caso eccezionale per una pratica ormai abbandonata da tempo: una coppia di Galli e di Greci bruciati nel Foro Boario a seguito del disastro di Canne, nell'attuale Puglia, contro Annibale nel corso della seconda guerra punica) rappresentava un tributo alla divinità che trarrebbero piacere e vantaggio da esso.
Il culto dei morti s'incentrava sul culto dei Lari, divinità tutelari del focolare domestico (i lares familiares o dèi del focolare, erano centro del culto dell’intera famiglia e in ogni casa avevano un piccolo altare): spiriti degli antenati che proteggevano i discendenti e le loro proprietà. La dimora dei morti era collocata sottoterra e non in cielo (la religione non si era ancora inventata paradiso o inferno) e vi si viveva una vita sbiadita e priva di conforto ancor peggio se i parenti in vita non onoravano (o addirittura non seppellivano) i defunti, che in tal caso diventavano vendicativi.

Sette re di Roma

Romolo (753-716 a.C., re latino). Fondò Roma tracciandone il confine sacro, il pomerio, il 21 aprile 753 a.C. In tale occasione uccise il gemello Remo, reo di aver varcato in armi il sacro confine. Una volta costruita la città sul colle Palatino, popolò Roma con la promessa del diritto d'asilo a criminali, schiavi fuggiti, esiliati e altri reietti; secondo la leggenda rapì le donne ai vicini Sabini della città di Cures, nei pressi di Fara in Sabina, così da dare mogli ai suoi uomini (ratto delle sabine). Ciò provocò una guerra tra questi due popoli, che si concluse con un'alleanza, tanto che i Sabini si insediarono sul colle Quirinale con il loro re, Tito Tazio, il quale condivise con Romolo il potere.
Istituì l'àugure (sacerdote che interpretava la volontà degli dèi osservando il volo degli uccelli, figura già nota alla cultura etrusca e greca). Condusse diverse guerre di conquista contro le città di Fidene e Veio.
Romolo scelse i più nobili tra i cittadini per formare il Senato (cento capi famiglia vennero nominati patrizi, patres - probabilmente quelli che stavano con lui fin dall'inizio - carica trasmissibile ai successori, gli altri vennero denominati plebei). Più famiglie unite da vincoli di parentela formavano la gens. L'unione delle gens formava le curie che costituivano le tre tribù (10 curie per tribù):
  • Ramnes famiglie romane autoctone, guidate dai Latini e stanziate nelle zone pianeggianti
  • Tities famiglie di origine sabina venute al seguito di Tito Tazio
  • Luceres secondo Tito Livio di origine incerta; secondo altri, abitanti delle zone boscose nei dintorni di Roma di origine etnica prevalentemente autoctona; secondo altri ancora genti di origine etrusca

Le tre tribù insieme, al cui capo era posto un tribunus, formavano circa un centinaio di gentes originarie; in tal modo la popolazione iniziale si trovò a essere divisa in trenta curiae (comitia curiata) le quali, in caso di pericolo, dovevano fornire all'esercito romano un contingente militare costituito da 3.000 fanti e 300 cavalieri. Si sta parlando di patrizi (i ricchi e potenti) e non di plebe (poveri, ex schiavi, stranieri, abitanti delle campagne).
Secondo alcuni le tre tribù arcaiche rappresentarono la base di quelle che sarebbero successivamente diventate le quattro tribù urbane storiche (Palatina, Suburana, Collina ed Esquilina), mentre il resto del territorio (compresa la città di Roma) venne divisa sotto i Tarquini in ventisei regiones o pagi.

Risalirebbe all'epoca di Romolo, la costruzione sul Campidoglio del Tempio di Giove Feretrio.
Sempre a Romolo sarebbe da attribuirsi la costruzione del Tempio di Giove Statore presso il Foro romano.
Si racconta che al termine della battaglia del lago Curzio, Romani e Sabini stipularono un trattato di pace unendo i due regni (quello di Romolo e Tito Tazio). Il vicino lago, nei pressi dell'attuale foro romano fu chiamato, in ricordo di quella battaglia e del comandante sabino Mezio Curzio scampato alla morte, Lacus Curtius (lago Curzio), mentre il luogo degli accordi tra le due popolazioni, fu chiamato Comitium, che deriva da comite per esprimere l'azione di incontrarsi.
Fu la zona di maggiore importanza politica di Roma fino alla tarda età repubblicana, quando gran parte delle funzioni del Comizio passarono alla più ampia piazza del Foro. Nei pressi del Comizio, un'area pavimentata in pietra scura, il Lapis niger, era secondo la leggenda legata al luogo della morte di Romolo: qui è stata rinvenuta la più antica iscrizione latina conosciuta.
Sul lato a ovest del Comizio verso le pendici del Campidoglio, in prossimità del cosiddetto Umbilicus Urbis Romae (il centro ideale della città di Roma, posto nel Foro Romano, nei pressi dell'arco di Settimio Severo e del Tempio della Concordia, era costituito da un cono di mattoni, parzialmente conservatosi, ricoperto di marmi bianchi e colorati. Sulla cima doveva ergersi una colonna o una statua), si trovava il Volcanale, un santuario dedicato al dio Vulcano risalente al 580 a.C.
Secondo i suoi stessi desideri, una volta morto (forse ucciso dagli stessi senatori per contrasti o ambizioni di potere) fu divinizzato nella figura di Quirino, dio sabino venerato sul Quirinale.

Numa Pompilio (715-673 a.C., re sabino). Gli è attribuita l’istituzione di numerosi rituali religiosi e dei collegi sacerdotali dei Flamini, dei Pontefici, dei Salii e delle Vestali, non intraprese nessuna guerra; anche per lui la sovrapposizione storia-mito appare evidente: dopo Romolo, re latino, strenuo difensore della città da lui fondata, la tradizione ha voluto porre un re sabino, pio, che avrebbe incivilito la tempra guerriera del popolo romano. Riformò il calendario, basandolo sull'anno solare e stabilendo che durasse 12 mesi anziché 10 come era stato fino ad allora.
Organizzò Roma e l'area circostante in distretti per rendere più facile l'amministrazione. Fece costruire numerosi templi, tra cui i templi di Vesta e Giano. Morì per cause naturali.

Tullo Ostilio (673-641 a.C., re latino). Guerreggiò contro Fidene, Veio e Alba Longa.
L’espansione romana doveva inevitabilmente scontrarsi con gli interessi di Alba Longa antica città sui colli Albani nei pressi dell’odierna Castel Gandolfo fondata, secondo la leggenda, da Ascanio figlio di Enea. Alba Longa fu per lungo tempo la città guida della Lega latina; fu distrutta nel VII secolo a.C. dai romani e non più ricostruita, la popolazione fu deportata a Roma ingrandendo così la città.
Secondo la leggenda Orazi e Curiazi, fratelli trigemini entrambi, decisero in uno scontro armato diretto le sorti della guerra fra Roma e Alba Longa. Elaborata probabilmente fra il V e il IV secolo a.C., la vicenda narra vincitori i romani (Orazi); avvenimento di origine eziologica cioè creato posteriormente per spiegare luoghi o costumi.
Tullo Ostilio costruì nel Comizio la Curia Hostilia il più antico luogo di riunione del Senato romano.
Fu così poco rispettoso degli dèi che, stando alla tradizione, fu ucciso da un fulmine che bruciò lui e la sua casa.

Anco Marzio (640-616 ca. a.C., re sabino). Costruì il porto di Ostia (che però l’archeologia sembra datare successivamente) e conquistò numerose città latine, i cui abitanti vennero trasferiti a Roma. Fortificò il colle Gianicolo e si scontrò coi Latini a Medullia, deportando gli sconfitti sull'Aventino. Costruì il ponte Sublicio (il primo sul Tevere che, fatto di legno, sostituì il guado originario) estendendo il dominio di Roma sull'altra sponda, la prima prigione di Roma sul Campidoglio e la prima salina. Ristabilì le cerimonie istituite da Numa. Istituì il collegio sacerdotale dei Feziali. Morì per cause naturali.

Si ha l'impressione che dopo il quarto re un'ulteriore espansione territoriale romana abbia incontrato oggettive difficoltà. Roma non era pronta per guerre impegnative e allora appare naturale che la reggenza etrusca dei Tarquini implichi una possibile conquista dell'Urbe da parte di questa popolazione che i romani vollero nascondere.

Tarquini

Ai primi re autoctoni, successero re dai nomi etruschi, indicando in tal modo come negli ultimi 106 anni dell'età monarchica, Roma fosse venuta a trovarsi sotto l'influenza dei potenti vicini settentrionali, gli Etruschi, in quel momento all'apogeo della loro potenza.

Lucio Tarquinio Prisco (616-578 a.C., re etrusco). Famoso per i suoi successi militari contro le popolazioni confinanti e per aver fatto costruire numerosi edifici pubblici. Iniziò la costruzione sul Campidoglio dell'enorme Tempio di Giove Ottimo Massimo.
Tra le opere più imponenti ci fu la Cloaca Maxima (databile attorno al 600 a.C.) che permise lo sviluppo della zona del Foro. Le mura serviane che furono costruite sotto i Tarquini, sarebbero state iniziate da Tarquinio Prisco e completate, insieme con un ampio fossato, dal successore Servio Tullio.
Un’altra famosa opera fu il Circo Massimo, con le prime installazioni in legno della prima metà del VI secolo a.C.
Aumentò il numero dei senatori portandolo a 200. Introdusse gli usi tipicamente etruschi delle insegne regali (anelli, scettro, paludamentum, trabea, sella curule, faleree, toga pretesta e fasci littori). Per primo trionfò sopra una quadriga dorata, con una toga riccamente decorata e una tunica con disegni di foglie di palma. Istituì i giochi pubblici (ludi Romani).
Morì assassinato in una congiura ordita dai figli di Anco Marzio.

Servio Tullio (578-535 a.C., re etrusco). Assoggettò i Sabini e si scontrò con le città etrusche di Veio, Caere e Tarquinia e modificò la tradizionale ripartizione delle tribù romane su base gentilizia, introducendo il principio del censo, dividendo tutti i cittadini e gli abitanti di Roma per patrimonio, dignità, età, mestiere e funzione, così da creare cinque classi (Comizi centuriati); queste classi erano riviste ogni 5 anni per permettere ai cittadini che avessero accresciuto la propria ricchezza, di accedere alle classi superiori.
Primo fra tutti fece il censimento, contando circa 80.000 cittadini romani, compresi quelli delle campagne.
Creò quattro nuove tribù urbane (Suburbana, Palatina, Esquilina, Collina) e diciassette tribù rustiche (extra-urbane), dando così vita ai Comizi tributi.
Ampliò il pomerium e annesse alla città di Roma i colli Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio, oltre ovviamente al Palatino e al Campidoglio occupando circa 285 ettari rendendo Roma di gran lunga la più grande città del Lazio.
Ampliò le mura della città fino a una lunghezza di 11 km recingendo in pratica i sette colli (solo nel 270 l'imperatore Aureliano ne costruì di nuove e più lunghe, fino a 19 km) e rese l'esercito accessibile alla plebe.
Nel secondo quarto del VI secolo a.C. sorsero sull’attuale area di Sant’Omobono, già occupata da capanne protostoriche, due templi gemelli (dei quali solo uno è stato possibile scavare, il secondo è sotto la chiesa) che le fonti indicano come i templi della Fortuna e della Mater Matuta, dedicò inoltre un tempio a Diana, sull'Aventino.
Al 575-550 a.C. (o forse al tardo VII secolo a.C.) risalirebbe la Regia, il luogo in cui il Rex sacrorum e il Pontifex maximus esercitavano la loro funzione sacrale. La Regia era parte di un complesso in cui risiedeva il re.
Risistemò la Cloaca Maxima e la Cloaca Circi.
Scavò un ampio fossato intorno alle mura serviane che cingevano tutti i sette colli con un'estensione di circa 426 ettari e al massimo 400.000 persone (ipotizzando un'altissima densità).
Fu assassinato in un colpo di Stato in cui era coinvolta la figlia Tullia e suo marito Lucio Tarquinio il Superbo, che salì sul trono. Di lui abbiamo notizia anche dalla tomba François a Vulci, con il nome di Macstarna.

Tarquinio il Superbo (534-510 a.C., re etrusco). Figlio di Tarquinio Prisco e genero di Servio Tullio è dipinto come un tiranno, al termine del suo regno la monarchia venne abolita, imputata come causa di tutti i mali di Roma e sostituita dalla Res Publica, la Roma Repubblicana.
Negò la sepoltura al predecessore e trionfò sulle città vicine di Ocricoli (sabina), Gabii (latina) e Suessa Pometia (occupata dai Volsci). Fece pace con i vicini Etruschi e completò il tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio. Annullò molte riforme costituzionali fatte dai predecessori. Distrusse diversi santuari e altari sabini.
Si racconta che mentre stava assediando la città dei Rutuli di Ardea, suo figlio Sesto Tarquinio, abusò della nobile Lucrezia (moglie di Lucio Tarquinio Collatino), che per la vergogna si suicidò. Il marito Collatino, il padre Tricipitino e l'amico Lucio Giunio Bruto (anch'egli imparentato con i Tarquini), convinsero i Romani a ribellarsi e a rovesciare la monarchia nel 509 a.C., abbandonando il re e chiudendogli in faccia le porte della città. Il Superbo tentò in seguito, sostenuto dagli alleati etruschi, di rientrare in città per quattro volte, ma venne sempre sconfitto. Assieme a Porsenna, capo degli Etruschi e lucumone (magistrato) di Chiusi, sconfisse i Romani (che inventarono delle leggende per non risultare degli sconfitti, ma dei sottomessi coraggiosi e forti; es. Orazio Coclite, Muzio Scevola, Clelia), ma il lucumone gli impedì di restaurare il suo trono e così a Roma fu istituita la Repubblica nel 509 a.C. (in realtà Porsenna si dovette ritirare perché pressato a Nord dai Galli e a sud dai Greci, popoli che più tardi sancirono la decadenza della civiltà etrusca; ad esempio con la sconfitta nella battaglia di Aricia, odierna Ariccia in provincia di Roma, nel 506 a.C. contro forze congiunte dei Latini e dei greci di Cuma, preludio del declino della potenza etrusca nell'Italia centro-meridionale e la sconfitta nella battaglia di Cuma del 474 a.C., nei pressi di Pozzuoli, terminò la loro espansione nell'Italia ellenica e diminuì l'influenza politica che essi esercitavano in Italia continentale).
I primi consoli furono proprio Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino. C'è comunque anche chi sostiene che l'autorità regia decadde per aver perso lentamente i suoi poteri originari, trasferitisi nella competenza dei magistrati annuali.
Tarquinio il Superbo non volle però cedere e riuscì a far sollevare la Lega delle città latine contro Roma che nel 497 o 496 a.C. riuscì a ottenere una definitiva vittoria sui latini al lago Regillo, vicino Frascati.

Altri re di Roma

La tradizione ricorda che i re furono sette, non citando tra questi Tito Tazio, re dei Sabini del Quirinale, che pure fu associato a Romolo nell'unione tra i due popoli, e quindi co-regnò su Roma per cinque anni come conseguenza dell'episodio del ratto delle Sabine. Era imparentato con lui il secondo re, Numa Pompilio, che ne aveva sposato la figlia. La sua tomba, secondo Varrone (Lingua Latina, 152), si trovava all'interno di un bosco sacro di allori (Loretum), situato nell'area dell'attuale piazza Giunone Regina.

Istituzioni della Roma monarchica

Istituzioni della Roma monarchica
Istituzioni della Roma monarchica

Re Scelto tra i patrizi del senato e acclamato dai comizi curiati. Capo dell'esercito, giudice supremo, legislatore, sommo sacerdote, concentrava su di sé il potere militare, legislativo, giudiziario e religioso del regno. Alla sua morte, i poteri venivano assunti da un collegio di senatori, in attesa che venisse scelto un nuovo sovrano. Aveva anche funzioni sacrali, rappresentava Roma e il popolo di fronte agli dèi. Come tale aveva il controllo sul calendario. Tali funzioni rimasero anche dopo la fine della monarchia nella figura del Rex Sacrorum.
Senato Assemblea degli anziani scelti dal re (senato deriva dal latino senex che significa anziano), il Senato in origine era composto da rappresentanti della classe aristocratica, i patres; solo in seguito ai patrizi si aggiunsero i rappresentanti delle classi non nobili, i conscripti (arruolati). Il Senato poteva esprimere opinioni solo se consultato dal re, ma il suo assenso era spesso considerato necessario, specie nelle questioni militari. Nominava il re e il governo della città nel periodo di interregno tra la morte di un sovrano e la nomina del successore.
Comizi curiati I patrizi, divisi in tre tribù e dieci curie per ogni tribù, potevano partecipare alla vita pubblica della città prendendo parte alle assemblee generali delle 30 curie, dette comizi curiati (la più antica assemblea romana). Convocati per volontà del re almeno due volte l'anno, ratificavano la sua nomina ed esprimevano pareri in materia militare e giudiziaria.
Comizi centuriati Assemblee di tutti i cittadini romani (patrizi e plebei), eleggevano i magistrati e potevano approvare o respingere le proposte del senato, senza modificarle.
Popolo Diviso in due classi: patrizi, discendenti degli antichi patres, erano membri delle famiglie aristocratiche e guerriere e partecipavano alla vita pubblica e militare dello stato; plebei, formati dal resto della popolazione, fino alla riforma serviana furono privi di qualsiasi diritto civile e politico.

Roma alla fine dell'età regia

In verde le terre sotto il controllo diretto di Roma nel 509 a.C., dopo la cacciata dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo.
In giallo le terre appartenenti ai popoli della lega latina, una confederazione di popoli alleati su cui Roma esercitava una forte egemonia.

Roma alla fine dell'età regia
Roma alla fine dell'età regia