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(In)Esistenza di Dio

Religione: dalla nascita a oggi - Introduzione


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Religione: introduzione


Sommario Religione: introduzione

Religione: prefazione

Questo testo nasce da una serie di riflessioni e approfondimenti iniziati attorno al 2010 che tuttora mi stanno arricchendo sia culturalmente che spiritualmente e che mi auguro abbiano lo stesso effetto sul lettore.
Iniziai il mio percorso affrontando la lettura di vari testi, scientifici e religiosi (di diverse confessioni), fino a giungere alla Bibbia; fu essa la goccia che mi separò completamente dalla religione. L’insieme di questi testi mi spinsero prima ad andare fuori dallo schema cristiano-cattolico, poi ad abbracciare una visione cristiano-evangelica della concezione del sacro e infine spostarono il mio interesse verso l'intero fenomeno religioso, tanto che iniziai a leggere il Corano e i Veda (una raccolta di testi sacri dei popoli arii, che circa Quattromila anni fa invasero l'India settentrionale, divenute opere di primaria importanza per l’Induismo), anche se l'idea abortì rapidamente non trovando alcun elemento trainante nella prosecuzione della lettura. Capii però che il sacro suscitava in me un vivido interesse, ma di tipo storico ed evolutivo, non di fede.
Il mio percorso proseguì nell’avvicinamento all’ateismo e oggi, dopo dieci anni di studio, mi ha condotto alla totale negazione di qualsiasi piano trascendente che travalichi le leggi scientifiche.
Questo però non è un punto d’arrivo, ma un arricchimento verso una soluzione che in questo momento è quella che mi accompagna e che non è l’ateismo inteso come il non credere in un qualcosa dopo la morte, ma è l’ateismo religioso (ovvero il non credere in Dio, Paradiso, Inferno e tutta la costruzione inventata dall’uomo fin dai tempi più remoti), accompagnato da una personale interpretazione dei falsi dogmi Dio esiste, Dio non esiste.
La conclusione, come leggerete, ha risvolti inaspettati.
Dunque non professo nessuna religione e non credo in nessun Dio, sono anzi totalmente contrario a ogni forma religiosa e a ogni sua invenzione di un Creatore, posso quindi definirmi ateo ma non nichilista, cioè non credo che l’essere umano abbia nel nulla il suo orizzonte, il suo destino, ma propendo più per una visione scintoista, o del pensiero orientale in genere, ovvero immagino che nel momento della morte, si cambi forma e si acceda a un altro tipo di esistenza. Sono affascinato dall’idea che l’universo non sia casuale e senza un fine, perché è troppo ingegnoso per essere frutto del caso, le sue leggi, forze e costanti, sembrano essere ottimizzate per la vita; ad esempio se il pianeta in cui viviamo si trovasse alcune migliaia di chilometri più prossimo o più distante dalla nostra stella, il Sole, o se l’atmosfera fosse lievemente differente, non esisterebbe vita sulla Terra.
Il professore universitario Robert Shapiro nel suo libro Origins: A Sceptics Guide to the Creation of Life on Earth, New York, Summit Books, 1986, p.127, dichiara che il tasso di probabilità di formazione fortuita dei 2000 tipi di proteine di un batterio è di appena 1 su 10 elevato a 40 mila, ovvero 1 seguito da 40 mila zeri!
Che dire poi delle regolarità che chiamiamo leggi della fisica? Il sole sorge tutti i giorni; la luce ha sempre la medesima velocità; conoscendo la posizione di Terra, Sole e Luna è possibile prevedere quando avverranno le eclissi future; una raccolta di muoni (il muone è simile all’elettrone, ma ha una massa oltre 200 volte superiore) decade costantemente con la medesima vita media.
Ciò porta a considerare l’universo un modello intelligente nel quale le condizioni iniziali in entrata, attraverso le leggi fisiche, producono una complessità organizzata.
Tutto ciò implica che l'intelligenza esisteva prima alla materia e ci fu quindi un atto creativo di un Essere supremo? Non necessariamente.
Nell’immaginario religioso Dio impersona in chiave mitologica tale capacità creativa; nell’ateo è semplicemente un concetto inspiegabile, poiché chiarire l’origine dell’universo attraverso un Creatore è inaccettabile e inserisce una complicazione aggiuntiva in quanto l’esistenza di Dio non può essere né dimostrata né smentita (l’applicazione del principio del rasoio di Occam per spiegare le origini dell’universo, rende inutile ricorrere ad un Essere sovrannaturale) e risulta opportuno accettare l’esistenza del cosmo come un fatto puro e semplice piuttosto che appellarsi a un fantomatico Creatore.
Il frate domenicano, teologo e filosofo italiano Tommaso d’Aquino (1225-1274) asseriva che tale Essere guida al loro fine tutte le cose naturali; nel XVII Newton spiegò il moto dei corpi senza necessità di Dio. Allo stesso modo altre credenze religiose sono state smentite dalla scienza e altre ancora ne saranno.
Se, com’è presumibile, nell’universo esistono altre forme di vita intelligente, non è escluso che, a causa della loro evoluzione, possano afferrare concetti che noi, per la struttura del nostro cervello, non comprendiamo e per tale motivo potrebbero esistere cose che non potremmo mai spiegarci perché travalicano il pensiero umano. Molti sostengono che il misticismo può arrivare alla conoscenza ultima senza necessità dell’indagine scientifica e della logica, ma saremmo nel campo dell’irrazionale.
Un'altra riflessione importante da fare è che tutta la materia di cui sono fatti gli esseri viventi e non, è stata costruita nelle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, cioè in stelle molto più grandi del nostro Sole, che al termine della loro vita esplodono e spargono nello spazio il risultato di tali reazioni avvenute al loro interno. Se ne deduce che noi siamo letteralmente figli delle stelle e non di un Creatore; inoltre secondo la legge della conservazione della massa che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier: "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".
I credenti obietteranno che c'è stato qualcuno che ha creato le stelle, ma in tal modo si entrerebbe in un circolo vizioso dal quale solo la razionalità può far uscire.

È risaputo che la stragrande maggioranza dei credenti religiosi sono tali in quanto indottrinati verso uno specifico credo, normalmente quello che va per la maggiore nel luogo dove sono nati o dove nacquero i loro genitori; altri credono per sola fede e come tutelano la loro religione ne tutelerebbero un’altra se fossero stati instradati verso una differente dottrina o se fossero nati in una diversa nazione. L’appartenere a una specifica religione è quasi una mera questione geografica (ad esempio se un siciliano fosse nato pochi chilometri più a sud-ovest non sarebbe cristiano, ma musulmano), mentre l’ateismo (ma non il nichilismo) o l’agnosticismo, sono una questione di buon senso.
Chi leggerà queste pagine sarà probabilmente nato e vissuto in Italia e allora quante probabilità aveva di abbracciare la religione cristiana e non per esempio quella islamica? La risposta è ovvia. Ciò significa che se invece fosse nato e vissuto ad esempio in Afghanistan, Egitto, Giordania, Iran, Iraq eccetera sarebbe stato musulmano, così come se fosse nato in Israele sarebbe stato di religione ebraica; induista o buddista in Bhutan, India, Indonesia, Malaysia, Myanmar, Nepal, Sri Lanka, Singapore; scintoista in Giappone o animista in molte nazioni africane. E allora di cosa stiamo parlando...?
Basta con questa religione foriera di divisioni, utile solo ad accentuare l'inimicizia tra gli esseri umani di diverso credo.
Quanti come me intrapresero la lettura della Bibbia da cristiani cattolici perché i propri genitori, anche loro cattolici, fecero fare la solita trafila ovvero battesimo, comunione e cresima? Quanti alla domanda: "Di che religione sei?" rispondono: "Sono cattolico", ma senza sapere realmente cosa significa?
Personalmente il desiderio di approfondire il concetto sacro nacque da una curiosità innata e da relazioni con persone di varia estrazione religiosa. Iniziata la lettura della Bibbia, il libro dei cristiani, subito una sorpresa! Scoprii che quella cristiano cattolica o cristiano ortodossa differisce da quella ebraica e cristiano evangelica.
Inoltre capii che la Bibbia che conosciamo, cattolica o meno, è frutto di precedenti e innumerevoli tagli di altri testi religiosi altrettanto importanti e di successive aggiunte. Nel Concilio di Trento (1545–1563) la Chiesa addusse come giustificazione nella scelta dei libri la Tradizione (sotto la supervisione dello Spirito Santo). La Tradizione sta a significare che le comunità cristiane hanno trasmesso, nel corso dei secoli, quanto ritenevano ispirato. Ecco quanto affermato durante il Concilio: "E poiché il Sinodo sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte - che raccolte dagli apostoli dalla bocca dello stesso Cristo e dagli stessi apostoli, sotto l’ispirazione dello Spirito santo, tramandate quasi di mano in mano, sono giunte fino a noi, - seguendo l’esempio dei padri ortodossi, con uguale pietà e pari riverenza accoglie e venera tutti i libri, sia dell’antico che del nuovo Testamento, - Dio, infatti, è autore dell’uno e dell’altro ed anche le tradizioni stesse, che riguardano la fede e i costumi, poiché le ritiene dettate dallo stesso Cristo oralmente o dallo Spirito santo, e conservate con successione continua nella Chiesa cattolica. E perché nessuno possa dubitare quali siano i libri accettati dallo stesso Sinodo come sacri, esso ha creduto opportuno aggiungere a questo decreto l’elenco…".
La fonte è quindi la Tradizione, ma dove c'è un concilio legittimamente convocato dal Papa, c'è l'assistenza dello Spirito Santo. Infatti il documento inizia nel seguente modo:
"Il sacrosanto, ecumenico e generale Concilio Tridentino, legittimamente riunito nello Spirito Santo, sotto la presidenza dei medesimi tre legati della Sede Apostolica…". Dunque, pur ritenendo di parlare conformemente allo Spirito Santo, l’elenco dei libri canonici non viene ricevuto da Lui. In realtà la Chiesa ha selezionato proprio quei libri solo per interesse e ha classificato gli altri come apocrifi, ovvero falsi e menzogneri.
Anche i libri sacri di altre confessioni religiose sono frutto di altrettante manipolazioni. Basterebbe leggerli per capire le anomalie che presentano.
Diffido di chi crede in un qualunque libro sacro e ancor di più di chi li prende alla lettera, ritenendo ogni parola come proferita da Dio; questi libri sono scritti dagli uomini e dunque inaffidabili pur contenendo, a volte, un messaggio da seguire scaturito, può darsi, dalle parole di Gesù, uno dei tanti predicatori vissuti oltre XX secoli fa.
Forse un uomo ebreo (non certo il figlio di un supposto Dio) chiamato Gesù è veramente vissuto Duemila anni fa, e come ebreo personalmente ossequiante alle leggi, ha anche superato l’Ebraismo e ha voluto interpretare ex novo tutta l’eredità ebraica originando il punto di conflittualità tra Ebraismo e Cristianesimo. Ma due millenni è un lasso di tempo talmente lungo da mescolare l’eventuale storia con il mito.
Quando riflettevo sulla possibilità che esistesse un Creatore, mi arrabbiavo all'idea che qualcuno avesse il potere di impedire le sofferenze umane, ma non fosse disposto a usarlo; i credenti risolvono il problema con il libero arbitrio mentre gli atei pensando che non esista un Essere supremo. È spassoso pensare che una delle maggiori cause dell'ateismo sia proprio la religione, ripugnante per gli eccessi e i fallimenti: l'ipocrisia religiosa ha allontanato una moltitudine di persone da Dio. Ed è curioso come i libri religiosi, ad esempio la Bibbia o il Corano, abbiano potuto contestualmente ispirare nei secoli santi e disumana crudeltà.


Excursus cronologico extra religioso

Una breve disquisizione di carattere temporale, propedeutica alla trattazione. Secondo la teoria del Big Bang la creazione dell’Universo avvenne circa 13,8 miliardi di anni fa, mentre quella della Terra pressappoco 4,6 miliardi di anni fa. Il nostro pianeta, passando per varie ere (Archeozoica, da 4600 a 570 milioni di anni fa; Paleozoica o Primaria, da 570 a 245 milioni di anni fa; Mesozoica o Secondaria, da 245 a 65 milioni di anni fa; Cenozoica o Terziaria, da 65 a 1,6 milioni di anni fa) approdò all’era Neozoica o Quaternaria (da 1,6 milioni di anni fa a oggi) che vide la comparsa dell’uomo. Quest’ultima era è suddivisa in due epoche:

  • il Pleistocene che ebbe inizio circa 1,6 milioni di anni fa, in coincidenza con la comparsa dei primi antenati diretti dell’uomo (in particolare comparve l’Homo erectus, da cui si è originato l’Homo sapiens, la specie a cui apparteniamo) e terminò circa 11700 anni fa, con la fine dell’ultima glaciazione detta di Würm
  • l'Olocene, iniziato circa 11700 anni fa, quando si verificò il ritiro delle grandi coltri glaciali che ricoprivano la Scandinavia e il continente nordamericano alla fine dell'ultima glaciazione pleistocenica. Nel 2018 la Commissione Internazionale per la Stratigrafia ha suddiviso l’Olocene in tre parti:
    • Greenlandiana (o Groenlandiana), che segna l’uscita dalla glaciazione
    • Northgrippiana, che comincia 8300 anni fa ed è segnata da un raffreddamento improvviso
    • Meghalayana, iniziata 4200 anni fa e partita con una gigantesca siccità durata 200 anni, che ha portato enormi cambiamenti in tutte le maggiori civiltà del mondo: Egitto, Grecia, Siria, Palestina, Mesopotamia, la valle dell’Indo e quella del fiume Azzurro in Cina

Un’ulteriore suddivisione della preistoria e della protostoria (la protostoria è il secondo periodo della preistoria, generalmente inizia con l’età del bronzo e termina con quella del ferro) concerne tre età: l'età della pietra, che va dalla comparsa dei primi ominidi (circa due milioni e mezzo di anni fa) all'8000-5000 a.C. (epoca in cui si iniziarono a forgiare i primi metalli), riguarda la fase dell'evoluzione umana in cui si iniziarono a costruire utensili da pietre, legno, corno, ossa e conchiglie animali. La fine di questo periodo porta alla nascita delle tecniche di lavorazione dei metalli, da cui prendono il nome le successive età del bronzo ed età del ferro. Tali età non si riferiscono a un periodo temporale specifico, ma a una fase dell'evoluzione umana, che giunse al proprio termine in momenti diversi e in diverse regioni del globo.
L'inizio dell'età della pietra coincise con le prime migrazioni delle specie ominidi dalla savana africana verso l'Europa e il Medio Oriente. La lavorazione dei metalli apparve intorno al VII millennio a.C. in Medio Oriente e al V in Europa e Africa settentrionale. Il passaggio dall'età della pietra all'età del bronzo viene anche detto età del rame o Calcolitico.
Fu durante l'età della pietra che gli uomini subirono l'evoluzione morfologica che portò alla specie Homo sapiens sapiens; questo lungo periodo viene suddiviso in Paleolitico, Mesolitico e Neolitico.

Paleolitico
Copre un periodo temporale che va da circa 2 milioni di anni fa fino alla fine del Pleistocene, 11700 anni fa e si divide in:

  • Paleolitico inferiore, da circa 2,5 milioni di anni fa a circa 150 mila anni fa, verso l’inizio vide lo sviluppo in Africa dell'Homo habilis che forgiò i primi utensili noti, i cosiddetti chopper di pietra. Il sito di Olduvai in Tanzania risale a quest'epoca. Circa un milione e mezzo di anni fa apparve l'Homo erectus, a cui si attribuisce la scoperta del fuoco. Costui si espanse verso l'Asia, come testimoniato dal sito di Zhoukoudian in Cina. A un milione di anni fa circa risalgono i primi reperti umani in Europa, e le prime testimonianze dell'uso dell'ascia a mano
  • Paleolitico medio, tra 150 mila e 36 mila anni fa, vide l'avvento dell’Homo di Neanderthal e, nella seconda metà, i primi esempi di arte preistorica
  • Paleolitico superiore, tra 36 mila e 11700 anni fa, durante il quale gli umani, già morfologicamente moderni, si diffusero nel globo

Mesolitico
Va dalla fine dell'ultima glaciazione (circa 11700 anni fa) fino a circa 8000 anni fa. L'uomo vive sostanzialmente come nel Paleolitico, ma si assiste all’avvento di un clima temperato in tutta Europa e a un graduale innalzamento del livello dei mari, con conseguenti trasformazioni del territorio che portano gli uomini a cercare nuove forme di sostentamento. In questa fase presero forma insediamenti organizzati basati sulla pesca.

Neolitico
Va da 8000 a 4000 anni fa e fu caratterizzato dalla nascita dell'agricoltura, lo sviluppo di tecniche per la realizzazione di vasellame di argilla, e la formazione di insediamenti più grandi e complessi, come Çatal Hüyük, un’importante centro abitato dell’odierna Turchia risalente al 7400 a.C.
Le prime culture neolitiche apparvero intorno all'VIII millennio a.C. nella zona della cosiddetta Mezzaluna Fertile in Medio Oriente, per poi diffondersi verso il Mediterraneo, la valle dell'Indo, la Cina e il Sudest asiatico.

Mezzaluna fertile
Presero forma le prime attività commerciali, testimoniate dai ritrovamenti di materiali a centinaia di chilometri dal luogo di provenienza naturale. Il sito di Skara Brae, nelle isole Orcadi, a nord ovest della Scozia, rappresenta uno dei più importanti esempi di villaggio Neolitico europeo. Vi si trovano letti di pietra, scaffali, e persino una rudimentale latrina collegata a un torrente.
Nel Paleolitico e Mesolitico gli esseri umani furono cacciatori-raccoglitori. Secondo studi moderni, i due terzi del fabbisogno di calorie degli esseri umani dell'età della pietra era ricavato dalla carne. Verso la fine dell'ultima glaciazione (da 15000 a 9000 anni fa), un'estinzione su grande scala dei grandi mammiferi (la mega fauna) ebbe luogo in Asia, Europa, Nordamerica e Australia. Questo evento costrinse gli esseri umani a una modifica radicale delle loro abitudini alimentari, portando all'avvento dell'agricoltura.


Religione: definizione

La definizione semantica di religione è collegamento (dal latino religare, collegare). Essa rappresenta un insieme di credenze e di atti di culto (riti, preghiere, sacrifici) che esprimono il rapporto dell'uomo con il divino. Più specificatamente la religione offre una garanzia fideistica sovrannaturale (tale perché travalica le capacità razionali umane) per la salvezza dell'uomo e mostra le azioni e i metodi per poterla conseguire. È dunque l'organizzazione dell'insieme di rapporti specifici tra l'uomo e le supposte potenze superiori (Dio), sia sul piano interiore (credenze, preghiere) che esteriore (gesti, cerimonie).
Gli elementi della religione sono dunque il riconoscimento:

  • dell'esistenza del divino (Dio personale, Esseri divini o Dèi), quindi di una realtà trascendente, cioè che va oltre l'esperienza dei sensi (quando invece una divinità è riconosciuta interna alla materia, viene detta immanente). Per mettersi in contatto con la Realtà divina ogni religione ha costituito un’organizzazione che cerca di favorire l'incontro tra l’uomo e il divino. Tale incontro può avvenire sia direttamente, sia per mezzo di persone particolari (sacerdoti), sia spontaneamente, sia tramite riti, sia con gesti che con parole, offrendo preghiere e sacrifici, per adorare, lodare e ringraziare la divinità, allo scopo di ottenere benefici, espiare le proprie colpe e raggiungere la salvezza
  • che l'uomo dipende da questa realtà trascendente e deve osservare le leggi da essa date (Dio Creatore e legislatore) che divengono, di conseguenza, comportamenti particolari del credente per poter ottenere benefici, particolarmente dopo la morte. Questi comportamenti sono atti di culto celebrati, di norma, in un tempo sacro, ordinato da un calendario liturgico e in un luogo sacro, separato da quello normale
  • di una rivelazione, spesso contenuta nei libri sacri

Nel corso della storia dell'umanità le religioni si sono adoperate, ciascuna a proprio modo, per soddisfare le risposte agli interrogativi fondamentali dell'uomo e ai quali si è dato risposta a seconda di come sono state elaborate le religioni all'interno di una cultura. Questo perché l'uomo, a differenza degli animali, non cerca unicamente di soddisfare i bisogni materiali (mangiare, ripararsi dalle intemperie, difendersi dai pericoli, riprodursi, ecc.), ma è spinto da un inappagamento di fondo (insoddisfazione, desiderio di qualcosa che lo completi) cioè da bisogni più profondi che chiameremo bisogni spirituali:

  • Da dove vengo?
  • Perché esisto?
  • Qual è lo scopo della mia vita?
  • Cosa devo fare per essere felice?
  • Cosa c'è dopo la morte?
  • Perché esistono il male e la sofferenza?

La risposta a questi bisogni spirituali riguarda la propria interiorità. Questo sforzo, per chi crede in un’entità superiore, costituisce il sentimento religioso ed è nato proprio per tentare di spiegare il significato della vita, l'origine e il destino dell'uomo il quale, davanti alla realtà materiale, viene colto da un senso di inadeguatezza e di stupore che lo spingono a chiedersi il perché delle cose e lo convincono che sia possibile l'esistenza di qualcosa (forze misteriose) o qualcuno (Dio) al di là di quello che percepisce con i sensi. Ma non tutti gli uomini avvertono il senso del sacro:

  • l'agnostico sospende il giudizio poiché non ne ha, o non ne può avere, sufficiente conoscenza; per questo motivo non possono esprimersi rispetto al problema della conoscenza e dell'esistenza di Dio
  • l'ateo nega o non riconosce l'esistenza di Dio, opponendosi al teismo e al panteismo in generale, al politeismo e al monoteismo in particolare

Classificazione delle religioni

Non è possibile classificare le religioni da un solo punto di vista, perché ognuna possiede caratteristiche proprie che rendono difficile una ripartizione. Spesso i credenti riconoscono l'esistenza di qualcosa o qualcuno a loro superiori e attribuisce poteri divini ad animali, vegetali, persone, fenomeni naturali: in queste religioni, dette panteiste, tutto è permeato da un Dio immanente (ovvero connaturato, intrinseco) per cui l'universo, o la natura, sono equivalenti a Dio. Egli è dunque la natura stessa e non esiste netta differenza fra Creatore e creatura. Per il Panteismo Dio è dunque l'universo nella sua totalità.
Attenzione a non confonderlo con l’Animismo che invece riconosce la presenza dell’anima in ogni cosa; non attribuisce quindi alcun potere alla divinità ma individua la presenza di un principio vitale (anima) negli oggetti e negli elementi naturali, e quindi anche negli esseri viventi, che è causa di ogni fenomeno, compresa la vita e la morte. Sogni, allucinazioni, mancanza di vita nei corpi portò i primitivi a pensare che nel corpo abitasse un’anima e, dato che sognavano quelli che furono i loro cari, immaginarono che quell’anima seguitasse a vivere oltre la morte, che abbandonasse il corpo e si trasferisse in altre cose: alberi, fiumi, rocce, ecc. Si giunse così a adorare come divinità i morti e gli oggetti.
Per l’Animatismo, una sorta di raffinamento dell’Animismo, i primitivi invece di credere in un’anima personale, ritenevano che una forza impersonale o soprannaturale animasse ogni cosa; ciò provocava sensazioni di sacro timore, che fu la zoccolo duro della religione primitiva, contraddistinta dalla risposta emotiva umana all’ignoto.
L’Animismo non va a sua volta confuso con il Feticismo (che è il culto di oggetti, naturali o meno, fabbricati a fini rituali, considerati sacri e dotati di particolare potenza e tramite cui sono credute possibili complicità con gli spiriti) e con il Totemismo (che si fonda sulla concezione di una relazione e protezione tra un gruppo umano e il totem, solitamente rappresentato da una specie animale, pianta o fenomeno naturale.
Le religioni del soprannaturale sono quelle per le quali la divinità è trascendente (cioè che è oltre l'ambito naturale e abita in una dimensione ultraterrena) e Dio non è conoscibile attraverso le normali facoltà umane, come pure le sue manifestazioni (ad esempio i miracoli) perché sfuggono alle leggi naturali.
Al soprannaturale è tradizionalmente legati il concetto di aldilà, per indicare una condizione (o luogo) di continuazione dell'esistenza (spesso solo in forma immateriale come anima o spirito) dopo la morte fisica. La divinità, in questo caso, è un essere superiore, Creatore, padre e giudice delle azioni degli uomini.

Classificando la religione in base al numero di divinità, si ha:

  • Monoteismo: fede in un solo Dio:
    • Atonismo nell'antico Egitto (XIV secolo a.C.)
    • Zoroastrismo (1000 a.C. - 800 a.C.)
    • Religioni abramitiche
      • Ebraismo l'epoca dell'esilio babilonese è intorno al 550 a.C.
      • Cristianesimo (Cattolicesimo, protestantesimo, ortodossia, altre confessioni)
      • Islam (VII secolo, sunnismo, sciismo, ibadismo)
      • Bahaismo
  • Enoteismo o monolatria: adorazione di un solo dio, pur ammettendo l’esistenza di altre divinità
  • Politeismo: esistenza di più divinità destinatarie di un culto, ad esempio l’Induismo, il Buddismo, il Taoismo, il Confucianesimo, lo Scintoismo

Religioni per numero di aderenti

È molto difficile quantificare gli aderenti a ciascuna religione, sia perché è praticamente impossibile fare un calcolo oggettivo, sia perché chi può essere teoricamente ricondotto a una data religione, non è detto vi appartenga veramente. Per esempio quanti individui risultano appartenenti al Cristianesimo, pur essendo atei, perché non si sono mai sbattezzati? In ogni caso, considerando soltanto i seguaci che dovrebbero avere oltre 1 miliardo di fedeli, le statistiche privilegiano il Cristianesimo, seguito nell’ordine dall’Islam, dai non credenti e dall’Induismo.
Le religioni, per così dire, classiche sono invece le seguenti (ordine alfabetico):

  • Bahaismo
  • Buddismo
  • Cristianesimo
  • Confucianesimo
  • Ebraismo
  • Giainismo
  • Induismo
  • Islam
  • Sikhismo
  • Scintoismo
  • Taoismo
  • Zoroastrismo

C'è vita dopo la morte?

La morte, da sempre, spaventa gli uomini ed essi per sfuggirla si sono aggrappati alla credenza di un’anima immortale. Già gli assiro-babilonesi confidavano in un oltretomba. E così poi i cinesi, gli egiziani, i greci, i romani e, praticamente, quasi ogni cultura passata e presente, crede nell’immortalità dell’anima. Ma una corretta consapevolezza della natura della morte può farci vivere senza paura. Dopo la morte le nostre vite ritornano nell’oceano della vita, gli elementi fisici del corpo vengono rigenerati nell’universo.
Chi è stato ad un passo dalla morte spesso descrive sensazioni come luci, flashback e percezione di distacco dal corpo. Se i credenti li reputano segni di Dio, cosa dice la scienza in proposito? Studi scientifici asseriscono che le persone quando spirano ne sono consapevoli in quanto il cervello muore dopo il corpo (l'udito sarebbe l'ultimo dei sensi a estinguersi; in alcuni soggetti addirittura a qualche ora dal trapasso. Ma in realtà ancora non si sa se i moribondi comprendono quanto sentono e quindi non sappiamo se le voci delle persone amate offrono conforto a chi sta spirando). Considerando morte quella che avviene quando il cuore smette di battere, impedendo l’afflusso di sangue al cervello, come negli arresti cardiaci, è normale avere le sensazioni sopra descritte se il medico riesce a ripristinare il battito e a riportare, per così dire, in vita il morente.
Non c’entra quindi Dio o l’Aldilà, ma è una mera conseguenza fisiologica.
La ricerca scientifica si è basata su un campione di oltre 2000 persone con arresto cardiaco ai quali si è quindi fermata l’attività del cuore, oltre un terzo ha dichiarato di avere un ricordo di ciò che stava accadendo dopo che il loro muscolo cardiaco aveva smesso di battere.
La prosecuzione dell’attività cerebrale dopo la morte è stata confermata anche da cavie di laboratorio.
La morte è forse l'inganno più grande di sempre. Se l'umanità non avesse avuto questa paura non la vivrebbe come un dramma e molti non sarebbero prigionieri del ricatto clericale perpetuato con il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno. Ma in realtà, a parte le elucubrazioni religiose, è la scienza che ci dice che non moriremo mai, ma i nostri atomi andranno a formare qualche altre elemento, vivente o meno.
La morte non esiste: morire significa solo abbandonare l’involucro fisico e non dobbiamo averne paura, non ci sarà un Dio giudicante. Bisogna considerare la vita come una prova per testare le proprie risorse interiori e la propria forza.
E la coscienza, l’anima? Ritengo che la sua morte non sussista in quanto non è creata dal corpo, ma esiste a prescindere da tempo e spazio e quindi può stare o meno in un involucro fisico. Se veramente esistono gli universi paralleli (o multiverso, un'ipotesi della fisica teorica che postula l'esistenza di universi coesistenti fuori del nostro spaziotempo) il corpo potrebbe essere privo di vita in un universo ma, attraversando un tunnel, continuare a esistere in un altro. A sua volta la coscienza, prima o poi, entra in un altro corpo e intanto continua a esistere a un diverso livello di realtà o in un altro universo.
I filosofi sanno che Parmenide, il loro collega greco del V secolo a.C., già allora smentiva la morte a livello logico. In ogni caso più che non esistere, la morte è inconcepibile nel senso che non possiamo sapere ciò che non è. Abbiamo memoria di ciò che eravamo prima di nascere? No, perché non eravamo. Abbiamo idea di cosa sarà la morte? No, perché non saremo. E ora che siamo, non possiamo comprendere quello che non esiste.
Tanto si è scritto sull’immortalità dell’anima, una concezione presente in quasi tutte le religioni e nelle culture antiche. È chiaro che sono solo supposizioni, non ci sono prove, ma l’immortalità fisica potrebbe portare anche quella spirituale. La prima, grazie alla tecnologia, potrebbe essere raggiunta entro questo secolo e già tra qualche decennio l’umanità sarà in grado di rallentare il processo di invecchiamento. Ovviamente a beneficiarne sarà chi avrà disponibilità finanziarie ma, prima o poi, si estenderà anche a chi avrà redditi più bassi.
Leggi come questo porterà l’essere umano a essere onnisciente, immortale e ubiquitario divenendo simile a una divinità.

Libero arbitrio

Il libero arbitrio ce l'ha donato Dio oppure è una invenzione umana? Con libero arbitrio si intende che ciascuno è libero di compiere delle scelte. In un pensiero laico la cosa è pacifica, ma se esiste un Essere onnisciente e onnipotente coinvolto nelle vicende umane allora siamo veramente liberi? Alcuni rispondono di sì perché il libero arbitrio implica che Dio scelga di non usare il proprio potere per condizionare le scelte altrui e quindi rinunci a un potere assoluto sull'uomo perché lo vuole come partner in una relazione d'amore.
È la cosiddetta onniscienza inerente ovvero l'abilità di sapere solo ciò che uno sceglie di conoscere, che si differenzia dall’onniscienza totale cioè sapere veramente tutto ciò che può essere conosciuto. Alcuni teologi cristiani moderni sostengono che l'onniscienza di Dio è inerente e che Egli scelga di limitare la Sua onniscienza per preservare il libero arbitrio e quindi la dignità dell’uomo.
Altri, si pensi ad esempio alla corrente filosofica dello stoicismo fondata attorno al 300 a.C., già a partire da epoche precedenti la supposta nascita di un uomo chiamato Gesù, collegandosi all’onniscienza totale di Dio, scelsero la dottrina della predestinazione che contempla due visioni:

  • Dio ha preordinato tutto ciò che deve accadere (Efesini 1:11)
  • Dio ha da sempre scelto chi deve essere in eterna comunione con Lui, accordando loro la grazia ovvero una sorta di benevolenza che Egli manifesta verso l'uomo

I miti mesopotamici, egizi, greci descrivono l'uomo soggetto alle bizze del divino e i suoi tentativi di ribellarsi vengono puniti. Gli autori della Bibbia, dopo aver descritto come il Creatore abbia fatto piazza pulita con il Diluvio, preferiscono invece presentarlo come qualcuno che costruisce dei patti di alleanza. Fu il teologo cristiano Agostino d’Ippona, poi divenuto santo, a mettere i mattoni fondanti della riflessione sul libero arbitrio a cavallo tra il IV e V secolo: Agostino distingue la libertà di realizzare i propri propositi, dal libero arbitrio, ovvero dalla facoltà di scegliere tra bene e male. Il libero arbitrio entrerebbe in gioco solo quando bisogna scegliere tra queste due vie. Agostino riteneva che, poiché la volontà umana fu corrotta dal peccato originale, nessun uomo sarebbe degno della salvezza, ma Dio può decidere chi salvare, elargendo la Sua grazia che gli permette di scegliere il bene, anziché esser preda delle tentazioni malvagie. Dunque secondo il teologo l'uomo è incapace di decidere sempre per il bene e solo l'aiuto di Dio gli permette di trovare saggezza e forza per scegliere il giusto. Pelagio, teologo cristiano suo contemporaneo, credeva invece che gli uomini potessero, volontariamente, evitare il peccato e salvarsi, anche senza l’aiuto della grazia divina. Agostino si rifaceva a Paolo di Tarso (San Paolo): «C'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; io infatti non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me». Dopo Agostino tantissimi altri intellettuali si sono occupati del libero arbitrio ma, appunto, è l’uomo che ha costruito i concetti di onnipotenza, onniscienza (totale o inerente), predestinazione e libero arbitrio, dunque, come possiamo dare credito all’intera costruzione?
Qualcuno potrebbe chiedersi: se Dio ė onnisciente ma lascia all'uomo il libero arbitrio, pur sapendo che scelta farà, non è un controsenso? Se Dio sceglie di non usare il proprio potere per condizionare le scelte altrui, non dovrebbe neanche sapere cosa
la creatura deciderà.


Peccato originale

Quasi ogni confessione cristiana crede che il peccato originale (espressione non presente nella Bibbia) sia quello descritto nella Genesi e commesso da Adamo ed Eva (venerati come santi dalla Chiesa cattolica che li considera personaggi realmente vissuti), contro Dio. Ciò avrebbe causato la caduta dell'uomo, la divisione da Dio e reso, altresì, l'uomo mortale, dato che altrimenti non lo sarebbe stato. Il simbolismo rappresenterebbe la disubbidienza umana a Dio, in quanto significherebbe che l’uomo vorrebbe decidere autonomamente cosa sia bene e cosa male. Dio infatti, dopo la creazione di Adamo ed Eva, li pone nell'Eden, ordinandogli di non cibarsi dall’albero della conoscenza del bene e del male; ma Eva (la donna tentatrice è un simbolismo caratteristico nel mondo antico e non solo), indotta dal serpente, infrange l’ordine cosicché sia lei che Adamo ne mangiano un frutto. Il serpente che dà l’avvio alla sequenza non è il Diavolo – con il quale solo in seguito fu identificato dalla tradizione cristiana - ma probabilmente indica il contrasto verso alcune popolazioni della Mezzaluna Fertile che adoravano altri dèi, ad esempio i Cananei adoravano il dio Baal e le divinità cananee della fertilità; in questo contesto Eva raffigura, in qualche modo, la sacerdotessa cananea dei culti pagani della fertilità.
Gli effetti della condanna di Dio per il peccato furono fatica, dolore e morte.
Ma gli autori biblici credevano veramente che un peccato avesse potuto generare la definitiva corruzione dell’umanità? Se il serpente aveva un disegno malefico il male non esisteva già? Adamo ed Eva avevano completa coscienza di cosa avrebbe significato mangiare il frutto proibito? Fu giusto punirli se non comprendevano l’etica e la morale? Queste e altre domande che si potrebbero fare, non mostrano la lacunosità del simbolismo biblico? Ciononostante la Chiesa cattolica, nell'ultimo Catechismo, ribadisce che il peccato originale è «un fatto accaduto all'inizio della storia dell'umanità». In tal modo viene erroneamente scagliata su tutto il genere umano l’idea che gli israeliti possedevano della loro storia ovvero alleanza con Dio, sua rottura da parte umana, punizione, riconciliazione. La Bibbia dovrebbe in realtà riferirsi solo al peccato che generava la fallibilità della stirpe israelita, ovvero l'idolatria.
Ma cosa pensano altre confessioni del peccato originale? Parte dell'Ebraismo moderno ritiene che l’uomo nasca senza peccato e pecchi successivamente.
L’Islamismo crede soltanto in uno sbaglio di Adamo ed Eva che, essendosi pentiti, avrebbero avuto il perdono divino, senza l’estensione del loro errore sull’umanità.
Per il Bahaismo la trasmissione al genere umano delle conseguenze del peccato originale contrasta con la giustizia di Dio.
Anche Induismo, Buddismo, Confucianesimo e Taoismo sono estranei alla dottrina del peccato originale. L’induista pensa che il nascituro, essendo soggetto al karma (come per i buddisti) e dall'avidya (ovvero alle cattive azioni commesse in vite passate e all'ignoranza), sia imperfetto.
Confucianesimo e Taoismo reputano l'uomo essenzialmente buono e la malvagità, originata dall'ignoranza e dalla poca comprensione, è superabile con l'educazione.
Il simbolismo del peccato originale potrebbe anche dipendere dalla transizione dal Deismo alle religioni rivelate (cioè quelle che dichiarano di aver appreso il proprio contenuto dottrinale da Dio tramite rivelazione), trasformazione iniziata circa quindici millenni fa con il passaggio ai primi sistemi classisti e teocratici.
La scienza pensa invece che l’origine umana sia frutto del poligenismo, una teoria che afferma la pluralità delle origini dei vari tipi umani a differenza del monogenismo che identifica l’intera umanità come proveniente da un'unica coppia progenitrice.

Origine del sacro

Oggi si ipotizza che la nostra specie, l’Homo sapiens, ebbe origine in una savana arborata dell’attuale Africa. Da qui, circa 3 milioni di anni fa ci fu una prima migrazione verso l’esterno e circa 70 mila anni fa ce ne fu una seconda in cui l’Homo sapiens sostituì il genere Homo presente altrove e sviluppatosi dalla prima migrazione.
Gli spazi aperti della savana portarono una stretta aggregazione e organizzazione per difendersi dai predatori diurni e notturni e per ottimizzare le risorse offerte da quell’habitat. Ciononostante e malgrado il maggior livello comunicativo rispetto agli altri mammiferi, l’onnipresenza delle fiere e di tribù rivali riduceva al minimo il tempo a disposizione per operazioni che non fossero la caccia, la raccolta e la vigilanza.
Anche il tempo dedicato al sonno era poco e di bassa qualità.
L’addomesticazione del fuoco determinò un’inversione di tendenza, mentre la sua origine, a cui assistettero nella savana i nostri progenitori Homo erectus e Homo ergaster, fu di certo attribuita a qualcosa di ultraterreno. Poteva nascere per opera del cielo tramite i fulmini, dalla terra con eruzioni vulcaniche, dagli stagni che emettevano metano, ecc., oppure da generazione spontanea a causa del calore, come accade anche oggi nei periodi estivi. Queste attività, insieme a fenomeni come il vento, la pioggia, il sole, i fulmini, il giorno e la notte, la fecondità, la vita e la morte, il moto delle stagioni, il movimento dei pianeti, i terremoti, i vulcani, le inondazioni (che parevano possedere vita propria e influenzare le attività umane) o realtà quali ad esempio montagne, alberi, animali, fecero sì che i primitivi ricorressero a entità dai poteri superiori a quelli umani, che chiamerò protodei, per spiegare tali manifestazioni naturali o assegnassero loro almeno delle qualità soprannaturali, ma che probabilmente rappresentavano diversi aspetti di un’unica divinità o esistenza macrocosmica. In particolare l’albero era avvertito come un gigante buono capace di dare riparo e, se regalava frutti, anche cibo. Probabilmente fino al Paleolitico rappresentava un dio e solo successivamente divenne sia una sorta di recipiente degli spiriti naturali e delle divinità, sia un componente del gruppo umano e quindi un antenato.
Agli uomini preistorici la vita sembrava dunque colma di mistero. Come potevano capire il motivo per quale una persona potesse ammalarsi o un albero, a prima vista morto perché spoglio, potesse in un altro periodo ritornare verde. Era perciò comprensibile che i primitivi addossassero questi avvenimenti indecifrabili al soprannaturale e, non avendo una guida, il loro mondo cominciò a popolarsi di anime, spiriti e demoni: successivamente troveremo credenze simili a partire dalle prime grandi civiltà. Babilonesi ed egiziani veneravano le divinità del sole, della luna, delle stelle nonché gli animali; i cinesi montagne sacre e dèi fluviali; i druidi britannici querce e vischio che vi cresceva; greci e romani non furono da meno e così molti altri. D’altra parte ancora oggi il fiume Gange è sacro per gli indù; i cattolici, procedendo sulle ginocchia, visitano la basilica messicana della Madonna di Guadalupe o utilizzano l’acqua santa di Lourdes confidando di guarire. Gli esempi potrebbero essere molteplici.
Si pensò di potersi mettere in comunicazione con gli spiriti buoni per ottenere vantaggi e calmare quelli cattivi. Nacquero le pratiche magiche (ripetizione di termini o formule, svolgimenti rituali) per tentare di governare le forze naturali e soprannaturali. Probabilmente qualche rituale otteneva casualmente l’effetto desiderato facendo conseguire notorietà al sacerdote, sciamano o capo di turno. Questi iniziarono così ad essere interpellati sempre più spesso, anche per prevedere il futuro (divinazione): la pratica divenne comune sia in Occidente che in Oriente, già a partire dai babilonesi.
I precisi movimenti degli astri permisero a quest’ultimi di prevedere eclissi lunari, nascita e tramonto di costellazioni, movimenti planetari e così avvenne anche per le altre popolazioni. Ciò consentì di produrre dei calendari utili alle attività annuali. Si comprese che il mutamento delle stagioni era sincronizzato con il movimento del sole, che le maree erano influenzate dalla luna, che le piene del Nilo seguivano il sorgere della stella Sirio, ecc., che, in pratica, gli astri fossero legati ad alcuni eventi terrestri. Si credette così che questi potessero prevedere il futuro: nacque l’astrologia e la credenza che sole, luna, stelle e pianeti influenzassero le vicende umane. Solo con il passar del tempo l’evoluzione scientifica chiarì man mano quei fenomeni che nel corso del tempo apparivano indecifrabili e cominciò, pian piano, a spingere fuori Dio, privando così delle loro certezze i teisti che si appellavano a Lui per spiegare ogni evento che la scienza in un dato momento non riusciva a chiarire. In realtà non sappiamo precisamente cosa adorassero gli uomini preistorici perché non hanno lasciato testimonianze scritte (dato che vissero prima della nascita della scrittura), ma possiamo arrivarci per deduzione.
Ad esempio gli uomini primitivi riverivano determinati animali: pensavano che l’energia, la forza, l’astuzia, l’odorato affinato, la vista penetrante di certe bestie indicassero una guida spirituale, tanto che più in là vennero raffigurati in forme semi-umane come ad esempio nella grotta dei Trois Frères (Francia).
Il noto filosofo tedesco del XIX secolo Ludwig Feuerbach affermò che gli animali furono per l’uomo degli esseri indispensabili, necessari; da loro dipendeva infatti l’esistenza, e ciò da cui dipende la vita è Dio.
Ad ogni modo nel momento in cui si riuscì a conservare il fuoco, a potenziarlo e riprodurlo si poté allontanare quasi del tutto il pericolo causato dai predatori notturni e quindi si ebbe più tempo per il sonno ristoratore (che accrebbe le prestazioni mentali), per i rapporti sociali, per l’osservazione del mondo circostante, ecc.
Com’è naturale comparvero individui con dialettica e capacità cognitive superiori agli altri che divennero i principali interpreti degli accadimenti naturali. Nacque quello che in seguito divenne un sacerdote; nella grotta Solinas è stata ritrovata una pietra dipinta con lo sciamano di Fumane (Verona), databile a oltre 30 mila anni fa.
Il sogno divenne il tramite tra il mondo materiale e quello etereo.
Fondamentale nelle esperienze mistiche e spirituali dei rituali religiosi, fu l'uso di droghe ottenute da piante già note per gli effetti lenitivi e per esaltare le capacità psico-fisiche. Queste sostanze psicoattive con effetti allucinogeni facilitavano gli stati di trance con i quali i sacerdoti primordiali sperimentarono in modo non onirico, la realtà immateriale e non spiegabile, stabilendo l’unione con il divino. Gli sciamani immaginarono di lasciare il proprio corpo, comunicare con le potenze superiori, interloquire con i defunti, predire eventi, sentenziare, guarire, propiziare la stagione della caccia, ecc.
Se ne trovano prove nelle raffigurazioni rupestri, le prime pitture furono infatti a scopo sciamanico. Successivamente in alcuni bassorilievi dei sumeri, popolo mesopotamico di circa Seimila anni fa, si vedono capsule di papavero da oppio in mano a un sacerdote e nella città di Uruk, sono state ritrovate tavolette d’argilla dove lo stesso vegetale da cui si ricava l’oppio, era chiamato pianta della gioia (hull gil).
L'uso di sostanze allucinogene per ragioni di culto è attestato anche successivamente; ad esempio al momento la più antica evidenza dell’uso di cannabis in Israele, nel Regno di Giudea, è datato attorno all’VIII secolo a.C.; un'équipe di ricercatori ne ha infatti trovato dei residui su due altari nell’importante santuario di Tel Arad. Dunque 2700 anni fa gli ebrei facevano uso di droghe durante le cerimonie rituali.
Alcuni passaggi miracolosi della Bibbia, per chi crede a ciò che narra, potrebbero dipendere proprio dalla droga. Per il professore universitario canadese Dan Merkur, la manna aveva componenti chimici affini all’LSD, mentre per Benny Sharon della Hebrew University, Mosè vide il cespuglio che bruciava senza consumarsi perché stava inalando il fumo dello stesso che, probabilmente, conteneva essenze allucinogene. Non è troppo azzardato affermare che la droga concorse nell’avvicinamento alle divinità.
Lo stregone della comunità si dotò così, oltre che dell’ascendente oratorio, di un’altra arma per accrescere il potere della conoscenza del mondo misterioso e accentrò ulteriormente il proprio potere religioso.
Tutti questi fattori, forse a partire da 100 mila anni fa, condussero anche a interrogarsi sul significato del trapasso. Giunti a comprendere che ogni essere vivente, prima o poi, muore e gestendo le emozioni derivanti dalla perdita delle persone care, il proto-sacerdote ebbe ulteriori modi per incantare la tribù con qualcosa di astratto, affascinante, che suscitava orrore e non era verificabile. Accrebbe ulteriormente la sua posizione all'interno della comunità e divenne il medium con il mondo dei trapassati e dei fenomeni naturali inspiegabili.
Le più antiche sepolture certe risalgono per ora a circa 90 mila anni fa (grotta di Qafzeh e a Skhul, in Israele). Il concetto religioso, l'inventare una vita oltre la morte va forse posto nel momento in cui nelle tombe vengono introdotti elementi estranei, come ad esempio i corredi, utili per affrontare un ipotetico viaggio nell'aldilà, oppure a comporre le salme in posizione fetale, a simboleggiare il ritorno nel grembo della madre terra per rinascere a nuova vita, o ancora a seppellire i defunti con rituali particolari. Queste attenzioni per la sepoltura, rivelano che l'uomo primitivo pensava già a una vita dopo la morte. Secondo gli antropologi la religione è infatti nata attorno al culto dei morti.
Bisogna anche dire che allora, come oggi del resto, nulla si sapeva circa la sorte degli esseri umani dopo la morte; in seguito prese piede, tra le altre, anche la credenza che i defunti tornassero in vita e trascinassero i vivi nella morte. Per tale ragione si ritenne opportuno imprigionare i cadaveri sottoterra o in tombe costruite con pietre e poi, per ingraziarsi i favori del defunto, le tombe venivano omaggiate con frutta, fiori, oggetti e via dicendo.
La comparsa di una concezione magico-religiosa fu il terreno fertile su cui nel Paleolitico nacquero, come detto, i fenomeni artistici all’interno delle grotte. Dovendo sempre lottare con le forze della natura, l'uomo del Paleolitico cercò di mettersi in comunicazione con esse per tentare d'influenzarle positivamente con gesti rituali. Questo è probabilmente il senso attribuito alle incisioni rupestri e ai dipinti sulle pareti. L’ubicazione delle opere d’arte parietale, spesso in parti profonde delle caverne, ne escludeva fini estetici. Doveva trattarsi, quindi, di un’arte connessa alle credenze magico-religiose dei cacciatori paleolitici che avrebbero avuto uno scopo utilitaristico, ovvero la magia propiziatoria della caccia e della riproduzione degli animali. Le figure in parte umane e in parte animali sarebbero state sciamani nell’atto di per compiere riti propiziatori.
Per altri le figure rappresenterebbero un insieme di simboli comprensibili solo per chi ne conosceva la chiave interpretativa che oggi noi non possediamo più.
Per altri ancora l’arte rupestre ebbe una funzione essenzialmente sciamanistica. Nel corso di cerimonie collettive, lo sciamano entrava in uno stato di coscienza alterata, la trance, durante la quale il suo spirito viaggiava in un mondo parallelo popolato da spiriti e dove si ripercuotevano le azioni terrene. Qui lo spirito dello sciamano, aiutato dai suoi animali guida entrava in contatto con le divinità per ottenere aiuto per gli individui della comunità.
Secondo alcuni studiosi l’arte parietale paleolitica è assolutamente compatibile con le percezioni allucinatorie di tipo sciamanico. La grotta serviva quale via per raggiungere il mondo degli spiriti e le raffigurazioni sulle pareti e sulle volte potevano fungere da starter per le esperienze allucinatorie.
Ma quali sono queste grotte?
In Spagna alcune sono particolarmente rilevanti perché vi furono scoperti pitture rupestri o oggetti ornamentali fra i più antichi del mondo, datati fra 120 mila e 64 mila anni fa e attribuiti all’Homo neanderthalensis. Ricordo la grotta de La Pasiega in Cantabria; la grotta di Maltravieso nella città di Caceres, dove furono trovati resti di insediamenti umani risalenti fino al Paleolitico superiore; la grotta del Los Aviones nella Murcia, dove furono rinvenute conchiglie con tracce di colorante risalenti a 115 mila anni fa e che rappresentano gli ornamenti personali più antichi conosciuti; la grotta di Ardales nella provincia di Malaga i cui manufatti, attribuibili ai Neanderthal, fanno pensare che questi avessero capacità di pensiero astratto e simbolico e buone capacità artistiche.
Non ho volutamente citato le ben più famose grotte paleolitiche di Altamira, perché l’arte rupestre lì presente risale a un periodo molto più recente.
Ma esistono pitture rupestri risalenti a circa 40 mila anni fa, anche nell'isola di Sulawesi in Indonesia oltre ai più noti siti con pitture rupestri paleolitiche ubicate in Francia (Lascaux, La Marche, Font de Gaume, Chauvet), in Italia (Grotta del Genovese, sull'isola di Levanzo in Sicilia, Grotte dell'Arco, a Bellegra nel Lazio) e in altri territori.
Ricordiamo per esempio le già citate grotta Solinas presso Fumane (Verona) dove fu rinvenuta la pietra dipinta con lo sciamano di Fumane, databile a oltre 30 mila anni fa, e la grotta dei Trois Frères (Francia), dove c’è la più antica divinità dipinta con caratteristiche antropomorfe finora rinvenuta risalente a 13 mila anni fa: un corpo maschile nudo, mezzo uomo e mezzo animale, con occhi di gufo, corna di cervo, barba lunga, coda e braccia con artigli di orso.


Sviluppo della religione

Dal periodo nel quale non esisteva la proprietà privata, non c’erano gerarchie, il cibo era proprietà collettiva e tutti contribuivano alla vita sociale si giunse, circa 11 mila anni fa, alla domesticazione di alcune piante e animali; ciò portò un surplus alimentare che produsse scorte, sviluppo di forze produttive, aumento della densità abitativa e specializzazione nel lavoro: alcuni uomini poterono estraniarsi definitivamente dal processo produttivo ricoprendo altri ruoli.
È proprio in questo scenario che il comportamento religioso si sviluppò ulteriormente e in maniera poderosa.
Nell'attuale sud-est della Turchia, presso Göbekli Tepe, è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra (11500 a.C. circa, approssimativamente settemila anni prima delle piramidi di Giza) finora scoperto, ma anche il primo esempio di architettura monumentale. Gli scavi hanno rivelato che la struttura non fu usata a scopo abitativo, ma come luogo di culto per rituali religiosi.
Göbekli Tepe è la prima costruzione del genere certamente riferibile a società di cacciatori-raccoglitori.
Sono state scoperte decine di pietre a forma di T (gli archeologici ritengono che tale forma sia un riferimento all’uomo), sulle quali vi sono raffigurati diversi animali (serpenti, anatre, gru, tori, volpi, leoni, cinghiali, vacche, scorpioni, formiche). Sono presenti anche elementi decorativi, come insiemi di punti e motivi geometrici e raffigurazioni di forme falliche, forse risalenti a epoche successive. Le raffigurazioni di animali fanno ipotizzare un culto di tipo sciamanico, antecedente ai culti sumeri e mesopotamici organizzati in pantheon di divinità.
La consistente crescita della temperatura intorno al 9500 a.C. potrebbe aver determinato una progressiva sedentarizzazione delle genti che costruirono il sito. Lo sviluppo delle concezioni religiose ne avrebbe costituito un incentivo, spingendo gli uomini a raggrupparsi per celebrare riti comunitari; inoltre l'organizzazione sociale necessaria alla creazione di questa struttura causò probabilmente uno sfruttamento pianificato delle risorse alimentari e lo sviluppo delle prime pratiche agricole: un’ipotesi opposta a quella secondo cui la religione si sarebbe sviluppata in seguito al formarsi di insediamenti stabili causati dalla nascita dell'agricoltura.
Ad oggi sembra quindi che la religione si sia sviluppata prima della vita civilizzata e organizzata in centri urbani, anziché il contrario.
Altre forme di culto monumentalizzate in strutture proto-urbane o proto-templari sono presenti a Çatal Hüyük e Nevali Çori (Turchia), Gerico (Cisgiordania), Nahal Hemar (Israele) e altri ancora nella cosiddetta Mezzaluna Fertile, ma nessuno è paragonabile a Göbekli Tepe per estensione, raffinatezza, antichità.
Archeologia, etnografia, studio comparato delle mitologie mondiali porta a valutare la storia culturale dell’uomo come fatto unitario, poiché alcuni temi sono universalmente diffusi. Non è azzardato supporre che le antiche civiltà (Mesopotamia, Egitto, Creta, Grecia, India e Cina) si siano quindi sviluppate da una base comune e che ciò spieghi la somiglianza mitologica e rituale.
D’altra parte lo psichiatra Carl Gustav Jung afferma che i miti si fondano su fantasie che concretizzano processi inconsci. Per Jung, esiste un inconscio collettivo con una struttura uniforme presso tutti i popoli; ciò spiegherebbe le sorprendenti analogie mitologiche presenti in culture che non sono mai entrate in relazione tra loro. Forse ricorrere ai miti per capire le tappe significative dell'evoluzione è tanto importante quanto le verità trasmesse dalla storia.
Riprendendo quanto scritto nel capitolo precedente, si può affermare che la naturale conseguenza dello sciamanesimo fu l’invenzione della religione tra cui, quella animista, fu probabilmente la prima. Essa si basa sul conferimento di un principio incorporeo (anima) a fenomeni naturali, esseri viventi e oggetti inanimati.
Ciò che incide sulla vita della comunità e che la permette, viene riconosciuto come animato e venerato, spesso perché concorre alla riuscita delle azioni quotidiane.
Questa base avrebbe portato, progressivamente, a religioni sempre più strutturate, fino a svilupparsi nella figura di un Creatore in un processo umano autoreferenziale e senza prove.
Quanto al fine a cui tenderebbero le creature originate da questo Essere sovrannaturale, esso è soltanto una proiezione dei desideri dei credenti, che vorrebbero in tal modo veder confermate le proprie affermazioni.

Grande Dea Madre

Come precedentemente esposto, dopo l’adorazione di protodei per spiegare le manifestazioni naturali che ai primitivi del Paleolitico medio risultavano incomprensibili si passò, come confermano le pitture rupestri, a riverire alcuni animali per la loro energia, forza, astuzia, odorato affinato, vista penetrante che sembrava indicassero una guida spirituale. L'uomo del Paleolitico, tuttavia, non possedeva ancora un pantheon di divinità vere e proprie, ma immaginava che ci fosse semplicemente qualcosa in grado di avere il dominio sugli elementi naturali che non riusciva a controllare. Questo entità garantiva l'ordine delle cose e del mondo.
L’uomo abbracciava quindi l’Animismo
, un termine che, come già accennato, deriva da anima (spirito), e viene definito come la credenza che il principio vitale (appunto lo spirito, l’anima), risieda in ogni cosa, materiale o immateriale (uomini, animali, piante e, in genere, ogni manifestazione naturale come sole, luna, fiumi, sorgenti, vento, tempeste, ecc.). Ciò consentiva di relazionarsi con le cose inanimate come se fossero esseri viventi, e dava l'illusorio potere di influire sulla natura. Sonno e morte avrebbero dato la percezione dell’anima. Tramite il sogno si aveva la sensazione che lo spirito (anima) abbandonasse il corpo per andare nell’ignoto e incontrarsi con altri spiriti in un mondo ultraterreno e perciò caratterizzato dalla sacralità. La morte dava la conferma dell'esistenza dell’anima in quanto il corpo, abbandonato dal proprio spirito, diveniva inanimato. Considerata la mentalità ancora infantile di quei primi uomini, non c’era differenza tra un oggetto e la sua anima, poiché comprendere il significato di quest’ultima, era impossibile.

Con il trascorrere del tempo i protodei lasciarono il posto alle divinità antropomorfe, cioè dalle sembianze umane. Fu così che nel Paleolitico superiore si pervenne a una religiosità legata al culto della Dea Madre, una divinità femminile primordiale portatrice di fertilità e vita; tale devozione influenzò la teologia delle genti che in ondate successive si stabilirono in Europa dall'Asia centrale, coinvolgendo quindi sia le civiltà di cacciatori-raccoglitori paleolitiche, sia le civiltà già centrate sull'agricoltura e l'allevamento animale del Neolitico.
L’esposizione è probabilmente corretta, ma non è così consequenziale. L’adorazione degli animali continua sia in parallelo con il culto della Dea Madre che dopo, in epoca storica (basti pensare alle religione egizia). E non è coerente a livello geografico, perché nell’Europa del nord, i culti sono prevalentemente animisti, non animalisti, come ad esempio le religioni celtiche. Solo l’Ebraismo, almeno da quando se ne ha traccia storico archeologica, come ad Har Karkom in Israele, è sempre stato costantemente monoteista e con le stesse, identiche caratteristiche: divinità assolutamente unica; puro spirito; non raffigurabile e non rappresentabile.
La divinità femminile della Grande Madre incarnava gli aspetti fondamentali della vita umana: la fertilità e la generazione della vita, la terra nella sua capacità di produrre cibo e acqua per il sostentamento.
Quando un giorno di migliaia d’anni fa un uomo, forse uno stregone, capì che piantando un seme poteva risolvere il problema della sua sopravvivenza con la fertilità della terra, antropomorfizzò tale modo di agire e dato che la fecondità del terreno ricorda quella della donna, quest’ultima assurse a divinità principale: una Grande Madre, dea simbolo della terra che porta frutti, della fertilità della donna e dei campi, dell’infinita rigenerazione delle stagioni, capace di garantire cibo a tutti e di originare la vita da sé stessa e che soddisfa altresì l’atavico bisogno dell’uomo di trovare un inizio che spiegasse il mistero della vita. Le donne erano quindi molto rispettate perché portatrici di vita.
Prove dell'esistenza di una Grande Dea Madre si hanno ad esempio in Europa e nel Vicino Oriente: sono state rinvenute numerose piccole statuette dette Veneri preistoriche (come ad esempio la Venere di Lespugue o Venere di Willendorf), risalenti al Paleolitico Gravettiano (27000 – 19000 a.C.), e per migliaia d’anni a venire (come ad esempio la Nea di Nikomedeia del 6000 a.C. o la Nuda di Siria di 2000 a.C.), che riproducono modelli di fertilità con seni e fianchi accentuati e che anticipano di migliaia di anni le raffigurazioni maschili, forse perché il procedimento della fecondazione era sconosciuto, e la capacità di avere il potere magico di partorire altre vite, rafforzava l’idea di vergine collegata alla Grande Dea Madre.
Le Veneri avevano il fine di favorire non solo la fertilità femminile, ma anche quella delle mandrie e dei campi.
Tutto ciò rende plausibile che il matriarcato sia stata la forma di governo delle comunità primitive. Successivamente le peculiarità della Dea Madre vennero separate e attribuite a più divinità, sempre femminili:

  • Inanna: è la dea sumera della fecondità, della bellezza e dell'amore. Successivamente assimilata alla dea accadica, quindi babilonese e assira, Istar, è la più importante divinità femminile mesopotamica. La più antica attestazione del suo nome è riscontrabile nelle tavole di argilla rinvenute a Uruk, e risalenti intorno al 3400-3000 a.C.
  • Istar: è la dea dell'amore, della fertilità, dell'erotismo, della guerra nella mitologia babilonese, derivata dall'omologa sumera Inanna. Aveva sia l'aspetto di dea benefica - amore, pietà, vegetazione, maternità - che di dea terrificante – guerra e tempeste -. Il suo culto si diffuse anche in Egitto durante la XVIII dinastia attorno al 1543-1292 a.C.
  • Astarte: è la biblica Ashtoret. Venerata nell'area semitica nord-occidentale, era la Grande Madre fenicia e cananea, sposa di Adon, legata alla fertilità, alla fecondità, alla guerra e connessa con l'Istar babilonese
  • Iside: anche Aset, è la divinità egizia della maternità e della fertilità, il cui culto si diffuse attraverso il mondo greco-romano. Fu menzionata per la prima volta durante l'antico regno, 2700 a.C. – 2192 a.C., e fa risorgere suo marito, il re divino Osiride. Quando l'Egitto era governato dai greci, Iside cominciò a essere venerata sia dai greci che dagli egiziani. Nel momento in cui la cultura ellenistica fu assorbita da Roma nel I secolo a.C., il suo culto diventò parte della religione romana e terminò solo con l'ascesa del Cristianesimo durante il IV e V secolo. Alcuni sostengono che il suo culto potrebbe aver influenzato alcune credenze e pratiche cristiane, come la venerazione di Maria, la Madonna
  • Nella religione greca le medesime peculiarità erano suddivise tra varie dee come ad esempio Rea (l’anatolica prima, e romana poi, Cibele), Demetra (la romana Cerere), Era (la romana Giunone o l’etrusca Uni), Afrodite (la romana Venere), Artemide (la romana Diana), Persefone (la romana Proserpina) e Atena (la romana Minerva)

La dea della fertilità, durante i millenni in cui è stata venerata, si trovò quindi successivamente a convivere con altre divinità secondo i culti esistenti. Ciò accade tuttora, pensiamo ad esempio alle statuette della Madonna nera, alcune di esse erano originariamente dedicate a Iside ed erano scure poiché la dea rappresentava la notte che partoriva l'alba, cioè il Dio sole.

Sopravvento del maschio
Si è detto che il matriarcato fu l'organizzazione originale dell'umanità, nell’ambito della quale alle donne sarebbe spettato il potere familiare, politico e religioso. Solo in un secondo momento questo venne sostituito dal patriarcato: sostanzialmente si può affermare che fu l’agricoltura a portarlo.
La base dell'antica religione è dunque costituita dai concetti archetipici di divinità come Madre e Padre, dove la personalità della Madre ha sempre avuto il ruolo più importante fino all'avvento della rivoluzione patriarcale.
Diversamente dalla sola caccia, l’aggiunta dell'agricoltura fece sì che l’uomo potesse consumare più cibo, ciò portò una crescita demografica. La popolazione diventò sedentaria e edificò villaggi permanenti soprattutto lungo i fiumi. All’inizio i clan erano ristretti e distanziati, per cui le risorse riuscivano a soddisfare le esigenze di ognuno. Ma con il trascorrere del tempo la sopravvivenza di un nucleo familiare cominciò a dipendere da quanta terra si aveva a disposizione per coltivare. Nacque così l’esigenza di difenderla con le armi ed eventualmente di acquisirne altra. Inoltre per assicurare ai propri eredi il possesso della terra, questi dovevano essere effettivamente i legali successori in linea di sangue. Ciò dipendeva dalla fedeltà della donna, che quindi venne messa sottochiave, relegandola al ruolo di madre o nutrice. La verginità venne divinizzata portando al declino della dea della fertilità.
La Grande Madre è Signora dello spazio (cielo, terra, acqua) e del tempo, presiede infatti, al ciclo della nascita (vita, morte, rinascita). Nella successiva epoca neolitica, con i gruppi umani divenuti ormai stanziali, si assiste a una rivoluzione testimoniata dalla comparsa della divinità della vegetazione che nasce come Dio toro, figlio e sposo della Dea madre, e si ritrova in numerosi pantheon euroasiatici, ad esempio ne sono manifestazioni:

  • la divinità sumerica Dumuzi (in accadico-babilonese Tammuz, che in Grecia prese il nome di Adone), paredro (un paredro è una divinità il cui culto è associato a un'altra, genericamente di maggiore importanza e di sesso opposto) della dea della fertilità Inanna/Istar/Astarte, la cui morte e risurrezione rappresentava il periodico rigenerarsi della vegetazione a primavera
  • Demetra e Persefone nella mitologia greca

Il toro, simbolo di fertilità, di forza e di aiuto lavoro era già raffigurato in moltissime pitture rupestri europee del Paleolitico, e la prima testimonianza del suo culto è stata trovata nell’attuale Turchia, a Çatal Hüyük, intorno al 7000 a.C.
Il toro ha ereditato importanza e simbologia dagli antenati selvatici e specialmente dall'imponente uro (Bos taurus primigenius oltre 1 tonnellata di peso, 2 metri di altezza al garrese) diffuso in Europa, Asia e nord Africa fino a tempi relativamente recenti.
Attorno al V millennio a.C. si cominciano a celebrare riti per la nascita e la morte umana e vegetale.
In età neolitica la Grande Madre oltre a essere rappresentata dalle Veneri paleolitiche, assume anche altri aspetti come ad esempio Signora degli animali, anche detta Potnia Theron, la dea più importante dei popoli del Mediterraneo nell’Età del Bronzo. È espressione della potenza istintiva, della natura selvaggia e primordiale, che convive con gli animali da caccia, le belve feroci e la vegetazione spontanea.
In epoche successive la connotazione della Potnia cambiò in altre divinità conseguentemente al mutare della società dei popoli del Mediterraneo: da cacciatori e raccoglitori diventarono allevatori e coltivatori. I suoi attributi vennero frantumati in varie dee. Nel caso di Artemide e Atena, tenendo conto della loro verginità, ci troviamo di fronte a una desessualizzazione della divinità; la maternità, invece di essere legata alla copulazione, come sarebbe normale, è legata alla verginità.
Afrodite non fu una vera dea Madre e anche Era, la regina degli dèi, era più associata al concetto di moglie che di madre. I greci separarono le funzioni di madre da quella di moglie: la maternità venne associata alla verginità.
Atena e Artemide rimasero vergini e diventarono Grandi Madri, Persefone fu deflorata, e divenne dea degli Inferi, cioè dei morti.
Con il trascorrere dei secoli concorsero alla sostituzione del matriarcato con il patriarcato, vari fattori:

  • la scoperta dell’apporto maschile nella creazione della vita: l’uomo preistorico non sapeva che la procreazione era connessa con il rapporto sessuale, per cui pensava che i figli nascessero grazie a un meccanismo magico femminile; ecco dunque la necessità di adorarla come una divinità e questo spiega il matriarcato primigenio
  • le invasioni di popoli indoeuropei giunti dall’est a partire probabilmente dalla metà del V millennio a.C., in seguito alle quali le società matriarcali, tipiche delle società agricole, furono soppiantate da una cultura di tipo maschile basata sulla guerra, sulla caccia e su un’economia predatoria. La Grande Dea fu rimpiazzata da un dio maschile rimanendo come sua consorte o assumendo i caratteri negativi delle Furie, delle Arpie, delle Meduse. Nella penisola ellenica, quel movimento migratorio avverrà tra il 2000 e il 1000 a.C.
  • l’avvento dell’agricoltura praticata dagli uomini che procurava, con il lavoro nei campi, il cibo, relegò la donna su un piano secondario fino a esiliarla all’ambiente domestico e alla cura dei figli
  • il sovraffollamento delle aree abitabili con la conseguente richiesta più consistente di generi alimentari e competizione sui territori, causò scontri per conquistare o difendere le proprie risorse: ciò determinò l’ascesa di un capo guerriero di sesso maschile; inoltre se i campi erano lontani dai villaggi, erano anche difficilmente raggiungibili dalle donne impegnate nella gestione del focolare

Furono questi i primi passi verso la millenaria sottomissione del sesso femminile.
Il primo documento giuridico nel quale si trova istituzionalizzata l’inferiorità femminile è un atto legislativo del re di Lagash (oggi Tell al-Hiba, Iraq: una delle più antiche città sumere e, successivamente, babilonesi) Urukagina 2352 - 2342 a.C. circa, nel quale il sovrano, volendo riportare sulla terra l’ordine voluto dagli dèi, vieta alle vedove di risposarsi e prevede che le donne irrispettose o disobbedienti nei confronti degli uomini siano sfigurate.
Altro documento, databile tra il 1796 e il 1750 a.C., proveniente dalla Mesopotamia, è il Codice del sovrano babilonese Hammurabi che, tra le altre cose, codifica il matrimonio, la posizione e gli obblighi sessuali delle donne. Successivamente la casta sacerdotale ebraica contribuì fortemente all’affermazione delle società patriarcali. Il dio ebraico non è la Grande Madre di tutti, è un dio che parla all’uomo e solo con lui stringe un patto dandogli in dono la fertilità e il possesso della terra, quella terra che la Grande Madre aveva dato a tutti. La donna è esclusa dal patto tra l’uomo e Dio e dal quel momento in poi sarà relegata a un rango inferiore.
Emblematica è l’Abramo biblico che, segnando il superamento della religione matriarcale, è considerato alla radice dei tre grandi monoteismi. Egli usa la donna come mezzo per accrescere i propri beni materiali e procurarsi un discendente maschio.
Dall'uomo primitivo fino a circa il 3000 a.C., l'umanità era ricorsa a un’unica Dea e solo da allora la sostituì con un Dio maschio, mentre la Dea primordiale divenne madre, sposa, sorella del Dio o Madre vergine come nel Cattolicesimo.
La sostituzione della Grande Dea Madre primitiva con figure maschili rappresentò il mutamento della struttura sociale ed economica preistorica: a partire dall’età dei metalli si sviluppò un’economia diversa, aumentarono gli scambi tra le genti, emersero nuove esigenze di difesa in cui la forza maschile era fondamentale per proteggere il gruppo sociale.
Nel momento in cui al vertice della famiglia e della società, che diventava sempre più complessa, prevalsero le figure maschili, si passò all'affermazione di divinità di questo sesso, con persone specializzate nel loro culto (sacerdoti, sciamani, ecc.). Si formò un pantheon di divinità. La prima grande civiltà dedita al politeismo fu probabilmente quella sumera (III millennio a.C.). Gli Assiro-Babilonesi della Mesopotamia lo avrebbero accolto e diffuso nella Mezzaluna fertile (Semiti settentrionali, Egitto). Nel millennio successivo arrivò in India e in Asia Minore, dove si trasmise alla Grecia. In Occidente raggiunse prima l'Italia e poi, con l'espansione di Roma, raggiunse Celti e Germani. In Oriente, sulla via della circolazione culturale che investì l'Estremo Oriente e l'America, il politeismo originò le religioni indonesiana e giapponese e, infine, quelle delle grandi civiltà dell'America precolombiana.
L’uomo eresse monumenti megalitici per prevedere i cicli astronomici legati alla coltivazione, in tal modo cercò di mettere in contatto cielo e terra, fece sacrifici, anche umani.
I templi evolsero in costruzioni spesso piramidali, che diventarono tombe di re (figli degli dèi), utili a ottenere l'immortalità.
La Mesopotamia possedeva enormi edifici quadrangolari, le ziqqurat (o ziggurat), come quella di Uruk del XX/X secolo a.C., montagne artificiali sacre che rappresentavano la comunicazione tra il mondo umano e quello divino. La ziqqurat di Uruk era dedicata alla dea Inanna (Istar) e faceva parte dell’Eanna, il Santuario dedicato al dio Anu.
Sempre in Mesopotamia nel Tempio Quadrato del dio Abu a Eshnunna odierna Tell Asmar in Iraq (2750-2600 a.C.), uno degli dèi minori della mitologia sumera, sono state rinvenute 12 statuette votive conosciute come gli Oranti di Tell Asmar; esse rappresentano umani (10 maschi e 2 femmine) in piedi, con le mani al petto, in quella che secondo gli studiosi occidentali è la tipica posizione di preghiera. La scoperta ci ha restituito l’immagine del dio Abu, padre delle piante e della vegetazione e, più ampiamente, della fertilità.
Di nuovo, troviamo assimilate le Piante al concetto di Vita, di fecondità dove l’albero è uno dei grandi miti della tradizione e i testi fondatori delle grandi religioni pongono un albero all’inizio della storia del genere umano.
Lo stesso nome di Babilonia è evocativo: anticamente la città era anche conosciuta come Tintir, ossia Bosco di vita.

L’evolversi della religione e la nascita di un primo nucleo di dèi, non si ebbe dunque per qualche intervento divino, ma fu causata da un profondo cambiamento della struttura socioeconomica.
I passi necessari alla nascita del concetto di essere soprannaturale (seppur nella forma politeistica) erano stati portati a compimento: il Dio unico era quasi pronto a diffondersi.
Dopo millenni dominati da un pantheon di divinità, con il faraone egizio Akhenaton (circa 1350 a.C.) si ebbe la prima forma di monoteismo. Fu infatti lui a porre in primo piano il Dio Sole (Aton) e ad auto referenziarsi come suo diretto discendente. Ciò rappresentò l’elemento caratterizzante delle religioni monoteistiche seguenti, nacque il Dio unico e, tramite Lui, il concetto di creazione dell'uomo, il quale disegnò il suo Creatore a sua immagine e somiglianza. Dal nulla siamo stati capaci di inventare un Creatore soprannaturale, onnipotente, onnisciente, eterno e lo abbiamo fatto scendere sulla Terra nelle vesti di Gesù.
Quanto creato da Dio non dovrebbe essere fallace, ma l’essere umano è tragicamente imperfetto. Le religioni e i credenti non potevano permettere una simile contraddizione e, per non intaccare la perfezione divina, fecero nascere a tavolino il libero arbitrio, in tal modo l’uomo, creatura di Dio, poteva sbagliare autonomamente.
Diversi liberi pensatori, una sorta di protoatei, pur comprendendo l’assurdità del format ultraterreno, non riuscirono a imporre un nuovo schema a causa del monopolio monoteista perdurante da tre millenni.
Però, credenti e no, potrebbero entrambi sbagliare perché il ragionamento umano è ordinario e limitato; il concetto di esistenza dovrebbe invece travalicare questa logica puerile e slegarsi dal concetto temporale.
Ad oggi gli studi presentano l'evoluzione delle religioni in parallelo a una evoluzione globale della mentalità, cultura e tecnologia umana, da una supposta condizione primitiva di superstizione e ignoranza definita Animismo, all'invenzione di una molteplicità di personaggi secondo le definizioni di politeismo e di monoteismo delle religioni abramitiche. Nel politeismo v’è una pluralità di entità sacre e ognuna di queste mostra una peculiare caratteristica divina o si occupa di un particolare aspetto della natura o degli avvenimenti umani. Fu la struttura religiosa più comune nel mondo antico e si sviluppò ampiamente in Mesopotamia (differenziandosi nei vari popoli che, a partire dal III millennio a.C., migrarono in quelle zone dando origine alle civiltà sumerica e accadica prima e babilonese e assira dopo), Egitto, Grecia e Roma.

Se ti interessa approfondire questi temi, ti consiglio la lettura del libro (In)esistenza di Dio: Fede e ragione dalla Preistoria a oggi dove l’autore riflette su alcune domande fondamentali: Cosa succede dopo la morte? Chi ha creato l’universo? Com'è nata la religione? Mantenendo un approccio razionale e storico, si darà spazio anche alle altre dottrine e a ulteriori temi come ad esempio il libero arbitrio, la reincarnazione, la capacità biblica d’ispirarsi a miti precedenti, l’appropriazione cristiana di feste pagane, il diavolo (che non è quello che vuol far credere il Cristianesimo) e il Satanismo, l'immortalità dell'anima e molto altro.
Un libro adatto ai credenti e ai non credenti, a chi desidera avvicinarsi a questi argomenti e anche agli adolescenti, affinché possano crescere con una mente aperta.