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(In)Esistenza di Dio

Religione: dalla nascita a oggi - Dio e Universo


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Religione: Dio e Universo


Dio e l’Universo

L’ambito della scienza è tentare di spiegare i fenomeni che riconducono ad altri fenomeni. Essa non ha dunque necessità di Dio finché può andare a ritroso nella catena causa-effetto. Quello che fa il credente, per fede, è di porre una fine a questa catena. Che Dio sia indimostrabile è corretto poiché il Tutto non può far parte di una dimostrazione; in altre parole, parlare di Dio ha senso solo in campo metafisico cioè su presupposti non condizionati dall'esperienza, ma astratti. Opinabile se abbia ragione d’esistere in senso ontologico dato che dovrebbe essere riferito a qualcosa che esiste, rilevabile, misurabile e definibile indipendentemente dalle opinioni personali. Il mio parere è che Dio non ha una ontologia perché ognuno ha, nella sua fantasia, un'idea diversa, e resta non rilevabile e misurabile, dunque non esistente. Credere in Dio o supporne l'esistenza, è solo un fatto di fede e quindi non dovrebbe avere senso parlare di Lui sotto l’aspetto ontologico.
Detto questo, affermare che sia nato prima Dio o prima l’Universo, comporta la necessità della preesistenza di qualcuno o di qualcosa che abbia generato uno o l’altro. E chi avrebbe generato, a sua volta, questo qualcuno o qualcosa? È evidente che con tale ammissione si cade nel problema del cosiddetto regresso all’infinito che non consente di arrivare, a ritroso, a una definitiva, iniziale, entità materiale o immateriale all'origine del tutto.
Quanto sopra sembra condurre alla conclusione che qualcuno o qualcosa deve allora essere esistito da sempre. L'assunto è difficile da accettare, ma delle due possibilità una dovrebbe essere giusta: o Dio esiste da sempre o esiste da sempre l'Universo. Accettandolo, occorre fare una scelta, il credente opterà per Dio, l’ateo per l’Universo.
Ma la posizione dei sostenitori del movimento del Disegno Intelligente, consistente nella supposta esistenza di un'entità onnipotente e increata, ricade negli atteggiamenti di natura fideistica privi, per definizione, di elementi di prova e pertanto estranei alle argomentazioni della scienza moderna.
D’altra parte la scienza può spiegare come sia nato e si sia evoluto l’Universo, oggi sappiamo già molte cose grazie alla teoria del Big Bang, altre verranno scoperte negli anni futuri, ma potrà mai spiegare come e perché si sia generata questa enorme esplosione? Forse sì o forse no, non lo sappiamo. Ma cosa ci dice oggi la cosmologia?
Secondo la citata teoria del Big Bang l’universo nacque dall’esplosione di un punto infinitamente compresso, chiamato singolarità, in cui le leggi della fisica dovevano essere venute meno. Questo perché, essendo materia, spazio e tempo collegati nella teoria generale della relatività, se lo spazio era infinitamente ristretto, e quindi doveva letteralmente sparire, il collegamento materia, spazio, tempo, comportava che anche il tempo doveva sparire (non può esistere tempo senza spazio). L’origine dell’universo porta quindi alla nascita della materia, ma anche dello spazio e del tempo. Da ciò discenderebbe che, una domanda su cosa c’era prima del Big Bang, non avrebbe senso perché non c’era nessun prima dato che il tempo è nato con il Big Bang (anche se i credenti pensano esista un Essere atemporale che ha creato la dimensione temporale).
Ma se le leggi della fisica cessano di valere nel punto di singolarità, non può esserci nessuna spiegazione basate su tali leggi e la soluzione deve trovarsi oltre la fisica.
Può allora tornarci utile la cosmologia quantistica che tenta di risolvere il problema teorico della singolarità. La meccanica quantistica descrive il comportamento della materia, della radiazione e delle reciproche interazioni. Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, tutte le quantità misurabili sono soggette a fluttuazioni di valore: ciò implica che gli eventi quantistici non sono determinati in modo assoluto da cause precedenti. Benché la probabilità di un evento abbia certezza teorica, il reale risultato di un processo quantistico non può essere conosciuto.
Se si dimostrasse che l’universo ha avuto origine dal nulla come risultato di una fluttuazione quantistica, nessuna legge della fisica sarebbe violata e l’apparizione spontanea potrebbe essere lecita, dato che gli oggetti fisici appaiono di continuo in modo spontaneo. Sembra strano ma il vuoto non è proprio tale: è infatti permeato da fluttuazioni quantistiche che producono effetti misurabili. Il vuoto possiede cioè la cosiddetta energia di punto zero, ovvero coppie di particelle e antiparticelle virtuali che si creano e si distruggono in tempi brevissimi.
Ciò avrebbe la logica conseguenza che l’universo sarebbe completamente autosufficiente e non avrebbe dunque necessità di un Creatore.
Queste attuali conoscenze umane portano ad affascinanti evoluzioni: ad esempio la possibilità dell’esistenza di più universi passati, presenti e futuri; ma non è il caso di parlarne perché andremmo fuori tema (per chi volesse approfondire: www.andreapacchiarotti.it/archivio/vita-extraterrestre.html).
Torniamo a Dio. Ammetterne o non ammetterne l’esistenza è un problema che è inutile porsi finché qualcuno non arriverà con delle evidenze scientifiche che sostengano questa ipotesi.
Detto questo, non abbiamo nemmeno necessità di un atto di creazione, non si diceva qualche pagina fa che "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"?
Il fatto che le cose vengano create è una semplificazione che fa la nostra mente osservando gli effetti dei principi della termodinamica, ma qualsiasi cosa tu veda crearsi nell'universo esisteva già, in altra forma. Si è solo riorganizzata in uno dei modi concessi dalle leggi della fisica. Per cui se le cose dell'universo non si creano, perché dovrebbe farlo l'universo stesso? E perché dovrebbe farlo per lui una qualche Entità che, a quanto pare, dovrebbe essere esonerata dalla necessità di essere creata? L'Universo forse non è stato creato, semplicemente esiste, ma non da sempre, perché sempre è un concetto temporale, pure questo una semplificazione della termodinamica che ha valore solo nella nostra mente. So che è molto più semplice immaginare un enorme spazio vuoto in cui prima non c'è nulla e a un certo punto appare, da un puntino (la cosiddetta singolarità), l'universo, ma non ci può essere nessuno spazio vuoto e nessun prima senza l'universo stesso, è lui lo spazio, ed è sempre lui a generare ciò che chiamiamo tempo.
Dunque la maggior parte della popolazione mondiale si divide in due famiglie, quelli che credono a un Essere supremo increato che ha dato vita a Tutto e quelli che pensano sia l’Universo essere increato e reputano si sia sviluppato secondo le leggi fisiche.
La cruda verità è che la mente umana non ha gli strumenti intellettuali per comprendere nulla di tutto ciò.
Quindi, mettiamoci l’anima in pace, per ora…
Ma perché tante persone credono in Dio? Probabilmente perché restano sbigottiti davanti alla bellezza intrinseca del creato, all’incredibile complessità delle cose, a quanto è strabiliante il cervello umano o il corpo degli esseri viventi. Tuttavia oggi sappiamo che è non è stato un Progettista a creare tutto ciò perché è merito dell’evoluzione per selezione naturale, la cui prova sta nei milioni di fossili che sono proprio dove dovrebbero essere se l’evoluzione fosse vera.
Il codice genetico è il medesimo in ogni creatura, ciò evidenzia come tutti discendiamo da antenati comuni vissuti circa 3,5 miliardi di anni fa, in forma di organismi simili ai batteri. Un Progettista come presupposto per credere in un Dio appare quindi smantellato. Si potrebbe però obiettare che Dio può aver usato i processi darwiniani per diffondere la vita; di conseguenza l'evoluzione non implicherebbe l’inesistenza di un Essere supremo. Inoltre l’evoluzione stessa non sarebbe potuta iniziare dal nulla. Dev’esserci stato, dopo il Big Bang e la formazione degli elementi, un qualche sistema, ormai scomparso, abbastanza semplice da originarsi casualmente e che ha successivamente dato vita al DNA.
Il credente dirà che c’è comunque necessità di Dio per spiegare l’inizio di tutto e che l’universo non venga dal nulla, non sia figlio del caso, ma reputa che debba esistere un principio primo, una causa prima incausata che esiste da sempre e che chiama Dio. Un’affermazione che, come detto, va al di là dei limiti della nostra ragione. Questo vuol dire che alcune cose le dobbiamo accettare per fede (religiosa o scientifica).
Ma subito dopo l’inizio del Big Bang, Dio, da lì in poi, se ne sarebbe stato con le mani in mano?
Oppure esiste una forza esterna, la capacità della Natura di estrarre dal disordine l'ordine, dall'instabilità la stabilità, dal caos una sequenza ordinata di informazioni? Sarebbe infatti curioso che un'entità pianificatrice abbia creato un intero universo e, fino a ora, gli ambienti con le condizioni che permettono la vita come la conosciamo rappresentino un volume così misero di esso.
Non esistendo evidenze a sostegno dell’ipotesi che l'universo sia stato creato da una Essere supremo, si può ipotizzare che però esistano elucubrazioni indotte dalla tendenza, tipicamente umana, ad attribuire proprietà finalistiche all'esistenza.

Tempo ciclico e tempo lineare

Anche se oggi si pensa che l’universo abbia avuto un’origine, se per mano di Dio o autogenerandosi poco importa, molte culture antiche lo immaginavano senza un inizio, ma che attraversava cicli infiniti. Svilupparono così miti riguardanti modelli ritmici e cercarono di ingraziarsi gli dèi collegati a ogni ciclo per assicurarsi fertilità e stabilità: si ha dunque un flusso temporale ciclico e non lineare. In Cina le datazioni si riavviavano con ogni nuova dinastia e ogni evento era una replica della reciprocità delle due forze principali dell’universo, lo Yin e lo Yang.
Il sistema induista era formato da cicli annidati con tempi anche di centinaia di milioni di anni.
Una concezione ciclica imperava anche nella cosmologia babilonese, egiziana, maya.
Discorso analogo per una parte della filosofia greca.
Ciò rappresentava un enorme problema per la religione giudaico-cristiana, per essa era infatti imprescindibile basarsi sul tempo lineare e non su quello ciclico, perché quella dottrina riteneva fosse stato Dio a creare l’universo in un preciso istante; da lì in poi gli avvenimenti dovevano quindi modellare una successione monodirezionale che, per citare alcuni dei fatti più pregnanti della loro dottrina, dal peccato originale portavano al secondo avvento, passando per il patto, l’incarnazione e la resurrezione. Questa necessità condusse i primi Padri della Chiesa, come ad esempio Sant’Agostino (354 - 430), a tentare di smantellare l’idea ciclica di alcuni filosofi greci come Talete, Anassimene, Eraclito, vissuti mezzo millennio prima dell’anno zero.
La Genesi biblica oltre a imitare miti precedenti, come quelli mediorientali, e a ragionare in base al tempo lineare, non riporta cosa faccia Dio esattamente: non si sa bene se mette ordine in un caos esistente, se crea materia e luce in un vuoto preesistente o se fa altro.
I miti babilonesi sulla creazione fanno emergere il cosmo dal caos iniziale con la materia che risulta dunque precedente a un ipotetico atto creativo di un essere supremo; anche la Grecia classica, con Platone, riteneva il Demiurgo limitato in quanto maneggiava materia già esistente. I cristiani gnostici (da gnósis, conoscenza) ritenevano invece che la materia fosse stata creata da Satana.


Botta e risposta

Atei e agnostici riconoscono senza problemi che non si può dimostrare non solo l’esistenza, ma anche l’inesistenza di Dio.
Il credente (anche se sarebbe più corretto dire teista) ne asserisce invece l’esistenza, senza alcuna prova scientifica.
Vediamo alcuni possibili botta e risposta (taluni attribuibili solo alle religioni abramitiche e a loro correnti interne, dato che altri tipi di religioni filosofiche non prevedono l’esistenza di Dio) tra ciò che può asserire un credente (C) e ciò che potrebbe rispondere un non credente (NC) e viceversa, ammettendo per semplicità che, pur se nell’immaginario collettivo esistono vari dèi, alla fine tutti rappresentano uno stesso Essere supremo.

C Tornado indietro nel tempo all’infinito, dovremo per forza trovare una causa primaincausata (Dio).
NC Se tutto ha una causa, anche Dio deve averne una. Non vi sono motivi validi per sostenere che l’universo deve avere una causa dato che potrebbe essere sempre esistito. Inoltre nulla dimostra che la causa prima incausata sia Dio.

C Le probabilità che la vita, come noi la conosciamo, possa sorgere in modo spontaneo sono minime. L’universo stesso è talmente ordinato e complesso che deve presupporre un disegno intelligente.
NC Dev’esserci stato, dopo il Big Bang un qualche sistema capace di originarsi casualmente (minime infatti non significa inesistenti) e che ha successivamente dato vita al DNA. D’altra parte un biglietto alla lotteria vince sempre e un sei al superenalotto capita.
Inoltre perché creare un universo infinito e confinare la vita su un piccolo pianeta (ed eventualmente su altri talmente lontani che ad oggi è impossibile raggiungerli)?

C Dio è necessario per ristabilire la giustizia e la moralità che manca in questo mondo, punendo gli ingiusti e premiando i giusti nell’aldilà. Sulla Terra bisogna quindi accettare con rassegnazione il proprio destino.
NC Se mancasse Dio, non sparirebbe la moralità o la giustizia altrimenti tutti i non credenti sarebbero immorali e ingiusti. Tra l’altro l’infinità dei misfatti commessi o permessi dalle religioni potrebbero far sostenere che se Dio esistesse, tutto sarebbe permesso. Inoltre incontrare Dio nell’aldilà è solo una speranza dei credenti.

C Se molti miliardi di persone credono in Dio, vuol dire che esiste.
NC Non credo siano esistite società senza religione negli ultimi secoli, ma non possiamo dire lo stesso riguardo la preistoria e non sappiamo quanti credenti ci saranno in futuro, visto la larga popolazione di atei e agnostici in continuo crescendo. La credenza in Dio è solo un prodotto storico-culturale.

C I libri sacri alla religione provano l’esistenza di Dio.
NC Tutti i testi sacri sono contraddittori e riflettono l’ambiente storico-culturale in cui nacquero. Sono stati tramandati oralmente, trascritti e tradotti più volte, minandone la versione originale. Sono inoltre suscettibili di interpretazioni diverse, e ciò ne delegittima l’autorevolezza. Perché Dio l’ha permesso e non ci ha concesso gli strumenti per comprenderne univocamente il messaggio?

C I miracoli provano l’esistenza di Dio.
NC I cosiddetti miracoli non sono mai stati verificati e ripetuti in laboratorio.

C Avere una fede rende felici e aiuta a vivere meglio.
NC Anche se fosse vero non dimostra l’esistenza di Dio, ma solo il vantaggio per taluni di credervi. La felicità si può ottenere anche in modo estremamente laico, dedicandosi per esempio alle proprie passioni o aiutando il prossimo.

C Le cose che la scienza non riesce a spiegare sono spiegate dall’esistenza di Dio.
NC Quando nella preistoria i nostri antenati non sapevano riprodurre il fuoco, la sua generazione spontanea era considerata un miracolo perché risultava l’unica spiegazione possibile. Ciò significa che le cose che scientificamente non riusciamo a spiegare oggi, le potremo spiegare tra 10, 100, 1000 anni.

C L’ateo, anche se rifiuta il Signore, ne ammette implicitamente l’esistenza.
NC La definizione di ateo l’hanno inventata i credenti. Nasciamo tutti senza Dio, poi molti se lo fanno accollare.

C Alcuni sostengono di avere avuto un’esperienza personale di un contatto con Dio o una sorta di rivelazione interiore.
NC Tali convinzioni sembrano certamente reali alla persona interessata. Molti pazienti in cura per malattie mentali pensano di essere Napoleone, Dio o di credere di parlare con Lui (o con chi per Lui), ma non è una buona ragione perché altre persone ci credano.
D’altra parte molti altri hanno la convinzione che Dio non esista. Sono quindi solo sensazioni personali, non prove.
Ciò che può essere asserito senza prove può essere anche rifiutato senza prove. Se per credere bisogna rinunciare alla ragione, allora si può credere a qualunque cosa.
Tutto ciò che si dice su Dio è letteralmente privo di significato, perché inverificabile.

Vediamo ora alcune obiezioni atee, il modo in cui i credenti rispondono e come i non credenti controbattono
NC Alcune persone vorrebbero sinceramente credere. Non può quindi esistere un dio che non possa dare la fede a tutti.
C Dio mette alla prova l’uomo per vedere chi ha fede in Lui; per questo ha donato all’uomo il libero arbitrio.
NC In realtà il libero arbitrio, nonché l’onniscienza, onnipotenza e onnipresenza di Dio sono invenzioni dell’uomo (variamente declinate a seconda della credenza religiosa).

NC Se Dio punisse i malvagi con un castigo eterno, commetterebbe un’ingiustizia: una colpa, per quanto grande, è limitata all’esistenza umana, e non può essere sanzionata con una pena infinita.
C I disegni divini sono imperscrutabili, misteriosi, inconoscibili e incomprensibili per noi imperfetti mortali (in effetti una replica molto comoda per ogni obiezione n.d.r.). Curiosamente già nella Teodicea babilonese, un testo accadico dell'XI secolo a.C., si afferma che i disegni degli dèi sono imperscrutabili per gli uomini.
NC In realtà l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso sono solo invenzioni umane.

NC Nel mondo esiste il male (la morte di un bambino, Auschwitz, le catastrofi naturali, le malattie, ecc.); perché Dio dovrebbe tollerarlo?
C La sofferenza è necessaria per espiare i propri peccati e per accedere alla vita eterna. Senza sofferenza, chi ha particolari virtù, come ad esempio l’amore verso il prossimo, non potrebbe manifestarle. Dio non può impedire il male, se non togliendo all’uomo la sua libertà.
NC In realtà il libero arbitrio, come detto, è un’invenzione dell’uomo. La risposta alle religioni che attribuiscono onniscienza, e onnipotenza a Dio, è che se Dio non riesce a impedire il male non è onnipotente. Se non vuole impedirlo, è cattivo. Se è onnisciente, sa che l’uomo avrebbe usato male il suo libero arbitrio, quindi non ha sapere illimitato ed è perfido; creare un essere intrinsecamente in grado di fare del male, e quindi di dannarsi, è di per sé un comportamento malvagio.

NC Dio ha creato l'uomo con la necessità di mangiare; ciò comporta l'uccisione di miliardi di animali col solo scopo di cibarsene, eppure anche loro soffrono come gli umani. Perché nella Sua immane bontà e onnipotenza non ha agito diversamente?
C Secondo la Genesi nel giardino di Eden la prima coppia mangiava solo frutta e prodotti della terra; l'ordine di mangiare carne l’ebbero dopo il Diluvio perché fu tutto distrutto sulla terra. Dunque il permesso di mangiare carne è solo temporaneo e finirà quando il Paradiso sarà ripristinato.
NC Ciò che afferma la Bibbia non è una prova.

La mia conclusione è che se si afferma qualcosa di stampo religioso, questo qualcosa vada motivato storicamente e/o logicamente, non biblicamente e/o soggettivamente.
Tra l’altro ammettere, come fanno talune religioni, l’onnipotenza e l’onniscienza di Dio e altri attributi divini o verità dogmatiche, conduce a una serie di contraddizioni teologiche che evidenziano incongruità logiche, ad esempio:

  • Se Dio è onnipotente può fare tutto.
    Ma può creare qualcosa su cui non ha potere?
  • Se Dio è onnisciente sa ogni cosa.
    Ma può sapere qualcosa e decidere che su essa non si possa sapere nulla?
  • Dio è onnipotente e onnisciente.
    Ma può fare qualcosa di diverso da quello che già sa che farà?

Bene e Male

Mi piace aprire questo capitolo con una frase di Socrate, filosofo greco del V secolo a.C.: “Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza”.
I concetti di male e bene sono estremamente relativi, soggettivi e circoscritti a un individuo o a una determinata categoria di individui. Per farsi il cappuccino la mattina si è dovuto tenere schiava una mucca che avrebbe potuto andarsene libera per i fatti suoi ed è stato necessario brutalizzare una pianta di caffè e servirsi di parte del suo apparato riproduttivo. Una dinamica peggiore è indispensabile per pranzare e cenare anche se solo ci si volesse arrangiare con un panino al prosciutto o un tramezzino tonno e pomodoro. Con la ristretta e utopistica eccezione dei fruttariani (che mangiano solo i frutti maturi che cadono a terra) e l’indimostrata quanto fantasiosa singolarità dei respiriani (i cui aderenti dichiarano di sopravvivere respirando prana -la presunta energia vitale induista- o, in alcuni casi, l’energia solare), il fatto che ogni organismo animale viva di nutrizione eterotrofa, significa che, essendo incapace di fabbricare da sé le sostanze organiche nutritive, lo deve fare a spese di qualche altro individuo animale o vegetale il quale non sarà contento di prestarsi a ricoprire tale ruolo. E questo solo per il sostentamento di base, quindi se dobbiamo considerare Dio come fonte di ogni bene, Dio non è come noi lo concepiamo oppure non esiste e ce lo siamo immaginato come più ci faceva comodo, ad esempio credendo che il male non sia creato da Lui, ma dall’uomo che esercita il libero arbitrio.


Teodicea

Non si può parlare di bene e male senza tirare in ballo la teodicea (parte della teologia che studia la relazione tra la giustizia divina e il male nel mondo) e il Diavolo.
Nel II millennio a.C. venne scritta l'opera babilonese Enûma Eliš, nella quale il bene emerge da un insieme indefinito e iniziale di bene e male. Nella cultura politeistica mesopotamica non si riscontra però una personificazione del male e ogni divinità esprime la compresenza della nozione di bene e male accordando o negando le prerogative cui è preposta, ad esempio concedendo salute, aiutando la nascita, ecc. oppure portando malattie, uccidendo, ecc. Inni e preghiere cercano di favorire la prima e allontanare la seconda. Il benessere può essere interrotto dall’inosservanza di un divieto, dall’azione umana come uno stregone o non umana come un demone assoggettato agli dèi, o infine dalla stessa divinità. Il male è ritenuto necessario all’armonia del cosmo e le sue cause dipendono dalla natura umana.
Teodicea ebraica
In Isaia 45 si dice: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; ... Io, il Signore, ho creato tutto questo». Il Libro di Isaia è presente nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
Fu redatto in ebraico probabilmente da un autore ignoto, sulla base di vari testi precedenti e in particolare i capitoli dal 40 al 55 furono scritti tra il 550 e 539 a.C., durante l'Esilio di Babilonia.
Anche il libro di Giobbe è contenuto nella Tanakh e nella Bibbia cristiana e pone la tipica domanda esistenziale dell’uomo quando prova dolore immotivatamente: perché il male?
Giobbe, uomo giusto, devoto a Dio, diviene simbolo della sofferenza innocente. Disgrazie improvvise sconvolgono la sua vita ed egli domanda a Dio: "È forse bene per te opprimermi, disprezzare l’opera delle tue mani e favorire i progetti dei malvagi?". Una delle tante che sorgono spontanee dalla constatazione del male nel mondo: com'è compatibile la supposta pura bontà di un supposto Dio con il male nel mondo?
L’amico Elifaz come giustificazione rievoca la giustizia retributiva, un principio teologico ebraico: come Dio, nella vita terrena e non nell’aldilà, premia con la felicità i giusti, così punisce con la sofferenza gli ingiusti (dunque per Elifaz Giobbe ha peccato), anticipando una tendenza classica della teodicea che vede il male fisico come conseguenza di quello morale, ovvero Dio punisce gli uomini per i loro peccati. Ma la giustizia retributiva limitata alla vita terrena non è un principio valido.
Al fatto che nel mondo tanti innocenti soffrono, si può reagire in vari modi, per esempio:

  • attenersi al principio di giustizia retributiva, come fa Elifaz
  • usare questo fatto come prova dell’inesistenza di Dio dato che felicità e sofferenza sono frutto del caso o conseguenza delle logiche naturali o della società umana, come fanno gli atei
  • concepire una divinità indifferente alle vicende umane o che non interviene per lasciare all’uomo il libero arbitrio
  • estendere la giustizia retributiva alla vita ultraterrena
  • invocare l'imperscrutabilità del volere di Dio

Elihu, un altro amico di Giobbe, separa la colpa dalla sofferenza: quest’ultima è una prova a cui Dio assoggetta l'uomo per salvarlo. Ma in realtà viene da domandarsi: quale vero padre farebbe ciò? In ogni caso è da Elihu che sboccia la teodicea, perché cerca di giustificare la condotta di Dio.

Teodicea cristiana

Sant’Agostino nel De natura boni (La natura del bene) vede il male come non-essere (l’odierna teoria della non-sostanzialità del male): il male di per sé è inesistente perché esiste solo quando relazionato con il bene e consiste nella assenza di quest’ultimo.
Ciò respinge il dualismo manicheo (manicheismo), secondo cui bene e male sono reali e nascono da due divinità contrapposte che vogliono dominare il mondo. Per Agostino invece il male è una limitazione interna del bene, e non serve relazionarlo a una divinità diversa da quella del bene, il Dio unico e onnipotente. Egli ha creato tutte le cose terrene e queste sono dei beni, ma avendo una natura diversa da Lui sono deteriorabili, il male è la prova tangibile di tale corruttibilità. Dunque l'umanità avverte il male come riduzione o corruzione del bene. Per Agostino, inoltre, vi sono beni terreni migliori di altri. Il male morale sta nel preferire quelli inferiori a quelli superiori, distogliendo l’attenzione dal bene supremo, la cui rinuncia è, per Agostino, il peccato.
Il frutto proibito dell’albero della Genesi biblica piantato da Dio è, di per sé, buono: il male è stato compiuto dall'uomo che ne ha colto il frutto. È lui che, peccando di superbia e disubbidienza, si è fatto persuadere da Satana (identificato da molti con il serpente tentatore) che cibandosene sarebbe divenuto come Dio; l’uomo ha anteposto un bene inferiore (l'albero) a uno superiore sovvertendo l'ordine imposto da Dio che può essere ristabilito solo con la punizione divina. I peccatori, tormentati dalla pena della sofferenza, potranno meglio apprezzare la diversità tra bene e male e salvarsi.
È l'allargamento del precedente concetto di giustizia retributiva alla vita ultraterrena, come afferma la dottrina cristiana. I peccatori contro Dio e il prossimo andranno all'Inferno, i virtuosi in Paradiso. Per Agostino però l'uomo può redimersi ed espiare il male attraverso la conversione. Nella vita di ogni giorno, il richiamo di Dio all'uomo mediante la punizione, fa divenire quest’ultima uno strumento di redenzione.

Antiteodicea

Diversamente dalla teodicea mostra una visione laica della realtà. Il filosofo Pierre Bayle (1647 - 1706) nel suo Dizionario storico-critico, voce Manichei, p. 20 afferma:
«Se l'uomo è l'opera di un unico principio sommamente buono, sommamente santo, sommamente potente, può essere esposto alle malattie, al freddo, al caldo, alla fame, al dolore, agli affanni? Può avere tante cattive inclinazioni? Può commettere tanti crimini? La suprema santità può creare una creatura peccaminosa? La suprema bontà può produrre una creatura infelice? La suprema potenza, unita a una bontà infinita, non colmerà di beni la propria opera e non allontanerà da essa tutto ciò che potrebbe offenderla o affliggerla?» e aggiunge: «[...] l'uomo non era affatto cattivo quando Dio lo creò, e ricevette da Dio uno stato felice ma, non avendo seguito i lumi della coscienza [...] è divenuto cattivo meritando che Dio, sommamente giusto quanto sommamente buono, gli facesse sentire gli effetti della sua collera. Dio, quindi, non è affatto la causa del male morale, ma è la causa del male fisico, cioè della punizione del male morale.».
Ma se tra gli attributi divini vi è l'onniscienza. Dio era a conoscenza del fatto che l'uomo avrebbe adoperato male il libero arbitrio, quindi continua dicendo: «Avrebbe dovuto impedirgli di peccare perché le idee dell'ordine non tollerano che una causa infinitamente buona e santa, capace di impedire l'introdursi del male morale, non lo impedisca soprattutto quando, permettendolo, essa si vedrà costretta a colmare di pene la propria opera»
Considerazione che secondo Leibniz (1646-1716), che oggi chiameremmo una sorta di tuttologo, porta all'ateismo.
Per Bayle l'onniscienza divina è inconciliabile con il libero arbitrio.
La teodicea cristiana fa provenire la sofferenza dell’uomo dalla giustizia divina. La bontà divina si estrinseca nell’elargizione del libero arbitrio, mentre la giustizia nel castigare il cattivo uso che l’umanità ne fa.
Ma non per Bayle dato che fra gli attributi divini vi sono anche l'onnipotenza e l'onniscienza. Dio sapeva che l'uomo avrebbe peccato e che quindi avrebbe dovuto punirlo e farlo soffrire. Ma perché pur avendo il potere d'impedire che ciò accadesse, non l'ha fatto? Per non togliere all'umanità il libero arbitrio? È palese l'impossibilità di risalire razionalmente a un Dio unico che sia contemporaneamente Creatore e benefattore dell'uomo.

Diavolo

Si capisca subito che il Diavolo non è quello dipinto dal Cristianesimo o dall’Islam. L’Ebraismo lo mutuò infatti dallo Zoroastrismo, la religione della Persia, odierno Iran, detto anche Mazdeismo.
La cultura umana è sempre stata angosciata dall'esistenza del male (morte, malattie, disastri naturali, terremoti, carestie, tempeste, invasioni di animali, guerre, aggressioni, avversità, dolore, ecc.). Molte religioni non hanno accettato il male come una parte naturale della vita e hanno cercato una causa, spesso rappresentata da uno o più esseri malvagi come il Diavolo, che nelle religioni abramitiche, si forma in ambiente semitico-cristiano.
C’è da rivelare che spesso le religioni imputano a Satana anche eventi considerati negativi ma che non lo sono più nel momento in cui l'uomo giunge a capire scientificamente il fenomeno (si pensi ad esempio al terrore causato dalle eclissi solari o lunari oppure al considerare in modo negativo alcuni animali).
Il nodo del male comincia a dirimersi attorno al VII secolo a.C., con il dualismo zoroastriano (dal nome del fondatore della religione persiana, Zoroastro o Zaratustra ). Nell'Avesta, il testo rivelato zoroastriano, si tratteggia il mito delle doppia creazione, una di Ahura Mazda da cui proviene ciò che è buono come lo Spenta Mainyu (Spirito Santo, forza creativa e benefica) e gli spiriti immortali e benefici che lo assistono (Amesa Spenta), mentre dal suo alter ego Angra Mainyu (Spirito malvagio e distruttore chiamato anche Ahriman), cattivo per libera scelta, proviene ciò che è male con relativi demoni (daeva). Spenta Mainyu non ha scelto la menzogna come Angra Mainyu, ma la verità. Per il Mazdeismo anche l’uomo può scegliere e, una volta morto, la sua anima verrà giudicata; i buoni andranno in Paradiso e gli amici della menzogna precipiteranno nell’Inferno.
Tuttavia Ahriman, signore del male, che con le sue opere contrarie a quelle del bene ha creato le tenebre terrestri, gli animali velenosi, la perversione, è destinato a soccombere nella vittoria finale del bene e sarà spedito all'Inferno e, di conseguenza, il male verrà eliminato dal mondo.
Il Dio unico Ahura Mazda è assistito da sette Amesa Spenta guidati da Spenta Mainyu, così come il nostrano Dio unico Yhwh ha sette arcangeli (capitanati da Michele il cui più antico riferimento compare nel Libro di Enoch apocrifo giudaico del I secolo a.C.: Michele, Gabriele, Raffaele, Uriele, Raguel, Zerachiel o Saraqael, Remiel).
Questa mitologia anticipa i temi demonologici che compariranno nel bacino del Mediterraneo i quali non conserveranno questo ottimismo dualistico neanche nel Vicino Oriente.
Sappiamo dunque che il precursore del Diavolo degli ebrei prima e dei cristiani poi è Angra Mainyu, rappresentante del principio del male nel Mazdeismo.
Nota: anche se fuori tema è interessante accennare all’haoma, parola avestica che designa sia una pianta sacra da cui si ottiene una infuso rituale, sia la divinità contenuta in essa. Riguarda le religioni iraniche dei popoli indoeuropei che, verso il XV secolo a.C., migrarono dall’attuale Afghanistan settentrionale alle pianure dell’odierno Iran. Il rito dell'haoma fu poi usato nella religione zoroastriana. La divinità Haoma presente nella pianta, uccisa dalla spremitura, produce la bevanda sacra. Per le fonti vediche, questo sacrificio di comunione accade anche per il soma vedico, con cui l'haoma è relazionato. La bevanda viene poi ingerita dai celebranti per ottenere benefici quali immortalità, vittoria nelle dispute sacre, ottenimento beni materiali. Il tutto sembra simile al vino che rappresenta il sangue di Gesù nella comunione cristiana.
Tornando al Diavolo nell'Ebraismo il termine biblico ha-satan vuol dire esser nemico, avversario, accusatore, osteggiatore e non è dualisticamente opposto a Dio, ma è inizialmente usato come titolo (non come nome proprio) di un componente della corte divina (dunque è al servizio di Dio e non contro) che rastrella notizie sugli umani della Terra (nel Libro di Giobbe, ad esempio, ha-satan è proprio l’angelo accusatore, colui che denuncia le colpe dell’accusato), non è quindi la figura malvagia che tutti conoscono. Nella versione greca della Bibbia venne usato il termine diabolós (calunniatore) dal quale successivamente si giunse al latino diabolus.
Solo nel tardo Ebraismo e nel primo Cristianesimo, il Diavolo, chiamato anche Lucifero, Satana e in molti altri modi, divenne l'avversario di Dio.
Quest’alterazione nasce dallo Zoroastrismo che influenzò l'élite ebraica di Gerusalemme all'epoca dell'esilio babilonese (cioè nel momento in cui i Giudei vennero deportati a Babilonia al tempo del sovrano Nabucodonosor II tra il VII e VI secolo a.C.), quando l'Ebraismo del Secondo Tempio (periodo iniziato nel 597 a.C. con il suddetto esilio e durato fino alla distruzione del Secondo Tempio da parte dei romani, nel 70) cominciò a sviluppare un’articolata teologia morale sull'eterna scontro tra bene e male. Ma mentre nello Zoroastrismo il bene era opposto al male, nell'Ebraismo e nel Cristianesimo tale dualismo divenne relativo, dato che il Diavolo, in ultima istanza, è sempre sottomesso alla volontà di Dio.
L’Ebraismo più antico, quello precedente l’esilio babilonese, aveva figure malvagie che rappresentavano divinità cananee ed egizie (aborrite per la separazione degli antichi israeliti dal popolo di Canaan e da quelli stanziati in Palestina e nel Levante) o erano relazionate con i mali provenienti dal deserto.
La Bibbia ebraica (Tanakh) non cita spesso Satana, inoltre egli ha un ruolo secondario. Nonostante il Diavolo fosse già presente nel libro di Zaccaria dell’Antico Testamento, è nel libro di Giobbe (il quale, sempre nell’Antico Testamento, tentava di chiarire l'origine del male e la sofferenza umana) che Satana assume più importanza.
In Genesi il peccato di Adamo ed Eva fu la violazione volontaria del divieto di cibarsi del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Farlo significò essere scacciati dall'Eden, perdere la condizione di gloria e di perfezione diventando soggetti alla morte, avvertire la propria nudità e percepire il senso del pudore, necessità di procurarsi con fatica il cibo per l'uomo, dolore nel parto per la donna.
Causa della corruzione umana fu il male sottoforma di serpente che ingannò Eva dicendole: "Sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male" (Genesi, 3:5). Il primo peccato fu l’orgoglio e la ribellione a Dio (l’hybris greco ovvero la presunzione che porta l’uomo a ribellarsi contro l'ordine divino o umano, seguita dalla punizione). Il serpente verrà fatto coincidere con il Diavolo non dagli ebrei (nella cui cultura il serpente è solo un'allegoria delle inclinazioni negative presenti nella natura umana), ma solo nella successiva esegesi cristiana (presumibilmente dal filosofo Giustino nel libro Dialogo con Trifone, capitoli 45 e 79, del II secolo, e successivamente dal filosofo e scrittore cristiano Tertulliano e dal vescovo Teofilo di Antiochia) che fu poi ripresa anche da quella islamica, differentemente da Genesi dove invece il serpente è unicamente "il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio aveva fatto".
Altro esempio di esposizione inesatta cristiana sul Tanakh riguardante Satana appare nel biblico libro di Isaia dell’Antico Testamento, quando cita la "stella del mattino" (il pianeta Venere), come metafora per la disfatta del nemico degli israeliti Nabucodonosor II. L’errore è di san Girolamo che, all’inizio del V secolo, operò la traduzione della Bibbia dal greco al latino, e che dalla parola phosphoros (o stella del mattino, rappresenta la luce del pianeta Venere la quale, poco prima dell'alba, è più luminosa delle stelle) dedusse quello di Lucifer: da phos phero il primo e da lux e fero il secondo. Girolamo considerando la stella del mattino un angelo ribelle che cade dal cielo, pensò a Satana e non a Nabucodonosor II, facendo diventare Lucifero (letteralmente Portatore di luce) sinonimo di Satana. Quest’abbinamento col Diavolo, reso popolare dalla Divina Commedia di Dante, ha fatto sì che quando si parla di Lucifero non si pensa a Venere. Isaia recita: “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!”.
In base a questa invenzione la Chiesa cattolica spiega che «la tradizione cristiana applica il testo alla caduta di Satana»; ma in realtà sa che è riferito al re di Babilonia.
Solo nel tardo Primo Libro delle Cronache (21:1) dell’Antico Testamento (quelli delle Cronache sono gli ultimi due libri del canone ebraico), il Diavolo appare senza articolo (satan e non ha-satan) e istiga gli israeliti a commettere un atto contrario alla volontà di Dio. Siamo attorno al 300 a.C.
Nel Nuovo Testamento Satana compare più spesso che nel Tanakh e in modo negativo. Tenta e accusa addirittura Gesù ed è associato a figure negative (per i cristiani) come Baal, Beelzebub, Leviatano.
È nel Cristianesimo che a Satana viene attribuito per sempre la figura di spirito malvagio contrapposto a Dio, un essere maligno che odia la creazione e gli esseri umani e che, tramite menzogne, tenta l’umanità affinché rifiuti il suo legame con Dio.
I Vangeli gli hanno attribuito la totalità del male, diversamente dal ruolo di angelo al servizio di Dio come nel Tanakh.
Già dopo il I secolo divenne normale per la Chiesa accusare gli eretici e chi aveva idee non in linea con quelle cristiane, di essere preda del Diavolo.
Il Diavolo dunque, poco presente e poco importante nell'Antico Testamento, partecipe solo come accusatore e oppositore, non certamente un potere malvagio, si fece strada nell’Ebraismo grazie all'esilio a Babilonia e ai contatti con i Persiani e successivamente si affermò nel Cristianesimo: divenne un angelo caduto nemico di Dio e dell'umanità, crudele propagatore del male.
Il gruppo ebraico degli Esseni coniò il concetto di Inferno. Nel I secolo lo storico Giuseppe Flavio, riferendosi agli Esseni, riporta: "Alle anime cattive assegnano una grotta buia e tempestosa, piena di supplizi infiniti" e fu il già citato Libro di Enoch che scrive per la prima volta di angeli ribelli a Dio.
Il filosofo Giustino aggiunse: "Gli angeli trasgredirono agli ordini di Dio, si accoppiarono con donne generarono figli, cioè i cosiddetti demoni". La teologia cristiana confermò l'idea che il Diavolo fosse stato un angelo, grazie al Libro di Isaia (14:12): "Tu, portatore di luce, figlio dell'aurora, perché sei caduto dal cielo?". Il portatore di luce diventò Lucifero.
Anche l'idea che Satana dimorasse nel mondo sotterraneo non era molto diffusa tra i primi cristiani (San Paolo Efesini, 2:2: "principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli" ed Efesini, 6:12: "spiriti del Male che abitano nelle regioni celesti"). I Greci ce lo portarono con Ade che ebbe la sovranità del mondo sotterraneo e degli Inferi.
Con le molte gnosi eretiche si arriva, mutando il primo schema zoroastriano, a reputare il cosmo originato dal male (anticosmismo).
Lo Gnosticismo cristiano, sviluppatosi specialmente ad Alessandria d'Egitto nel II-III secolo, fu una dottrina differente da quelle delle altre maggiori sedi del Cristianesimo dell’epoca: Roma, Antiochia, Costantinopoli. Assimilava il Dio dell'Antico Testamento con la potenza minore del malvagio Demiurgo (descritto la prima volta da Platone nel Timeo intorno al 360 a.C.), il Diavolo a capo degli spiriti inferi, ma non come corruttore della creazione bensì come artefice del mondo materiale, mentre il Dio del Nuovo Testamento con l'Eone (in molti sistemi gnostici, rappresentano le varie emanazioni del Dio primo) perfetto ed eterno, generatore degli eoni Cristo e Spirito Santo e del mondo spirituale.
Per il Manicheismo, fondato nel III secolo dal profeta e predicatore iranico Mani, il Demonio è il dio delle tenebre (un mondo sempre esistito), che si contrappone al dio della luce. Nell’atto della creazione il mondo delle tenebre invase quello della luce. La realtà è dunque formata da una siffatta commistione, che finirà quando gli esseri malvagi torneranno a essere confinati nei loro limiti. Nel Manicheismo circola un motivo presente nei seguaci dello Gnosticismo: il Diavolo simboleggia carne, lussuria, rapporti sessuali che, tramite la procreazione, fanno perdurare il mondo nefasto odierno.
Motivi dualistici traspaiono nella dottrina di tipo agnostico-manicheo e antitrinitaria nota come Priscillianesimo, fondato dal vescovo spagnolo Priscilliano e diffusosi specialmente in Spagna tra IV e VII secolo, per la quale il Diavolo ha creato la materia.
Per gli gnostici cristiani Bogomili, originatasi in Bulgaria attorno all’VIII secolo, Satana ha creato il mondo terrestre e demoniaco; il loro pensiero influenzò il movimento ereticale cristiano dei Catari, presente in varie zone dell’Europa. Per costoro il dio unico ebbe due figli, Gesù e Satanael che creò la materia perversa. Per uscire dal contrasto cosmico fra male (Satanael) e bene (Dio) è necessaria una severa ascesi. I temi perdurarono nel movimento eretico, affine ai Catari, degli Albigesi, diffusosi tra XII e XIII secolo in Francia, ad Albi, sparendo a causa della sanguinosa crociata inviata dalla Chiesa.
Nel 1215 durante il Concilio Lateranense IV, la Chiesa cattolica produsse la Costituzione dogmatica Firmiter credimus nella quale uno dei princìpi dottrinali affermava: "Il Diavolo e gli altri demoni sono stati creati buoni da Dio, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi. L'uomo ha poi peccato per suggestione del Demonio".
Nel Tardo Medioevo Satana diventò una figura dai contorni bestiali (come in Giotto nella Cappella degli Scrovegni o in Dante nell’Inferno – Canto XXXIV). Connotati che ricordano divinità pagane come ad esempio il celtico Cerumno, l'etrusco Tuchulcha, il greco Pan.
Nell’Udienza generale, 15 novembre 1972, papa Paolo VI disse: «È il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.
L'Islam trasse dall'Ebraismo e dal Cristianesimo la rappresentazione del Diavolo. I ginn nel periodo preislamico rappresentavano satiri e ninfe del deserto simboleggianti l'ostilità della natura verso dell'uomo. Nel Corano vengono dipinti come esseri striscianti, serpenti, lucertole, scorpioni. Il Demonio, nominato nel libro sacro islamico come lblis, fa parte del loro ordine. Egli è l'angelo che rifiuta d’inchinarsi a Adamo, padre dell'intera umanità, sentendosi superiore perché l’uomo era fatto di terra. La scelta di disubbidire a Dio (Allah) ne causò l’espulsione, di ciò Iblis accusò l'umanità divenendone nemico. Dio maledice Iblis, ma non gli vieta di tentare l’umanità fino al giorno del giudizio, dopo di che verrà lasciato bruciare all'Inferno insieme a chi ha illuso. Come il nemico dell’umanità Satana, vuole scoraggiare l’umanità dall'obbedire a Dio. Gli esseri umani sono consci che dovranno lottare contro le tentazioni demoniache: chi riuscirà andrà in Paradiso.
Il dualismo è ignoto alle religioni mesopotamiche. Per sumeri e Assiro-Babilonesi, i demoni ovvero la causa dei mali, rappresentavano i rischi del mondo agricolo, del nomadismo, dei malanni del deserto, delle tempeste, della devastazione causata delle acque. Crebbe conseguentemente un sistema di credenze per proteggere gli uomini.
L’antica religione egiziana non era dualistica e la disputa tra bene e male si concludeva sempre con la vittoria degli dèi buoni.
Per le popolazioni indiane l’esistenza del male è solo una proiezione della mente umana inabissata nell'errore cosicché i demoni che la perseguitano spariranno con l'ascesi o la conoscenza della verità. Nel Vedismo indiano, basato sui libri rivelati chiamati. Veda, la parola Asura (signore potente, dio), è relazionata a questa realtà ingannevole dove dèi e demoni attivi nel mondo sono solo nostre proiezioni. Gli Asura si configurano come il miraggio affascinante, la forza miracolosa funesta, la felicità illusoria. La mitologia si arricchisce con i Raksa, spiriti maligni; i Pisaka che si cibano dei cadaveri; Vrtra che trattiene la pioggia; Rudra devastatore e portatore di mali. Questi rappresentano solo alcuni dei demoni che causano all’uomo malattia e morte, e a natura e animali le nefandezze.
Una tale mitologia cresce nei successivi movimenti indicati come Induismo dove il dio Shiva è un continuo pericolo per le creature e sparge distruzione ma che, in contrasto con il suo aspetto negativo, è anche una delle figure più benefiche del pantheon induista. Ambigua è anche la Madre Divina la quale possiede entrambi i poteri di creazione e distruzione e che, nella sua manifestazione maligna, Durga, è la compagna di Shiva, origine della disintegrazione del cosmo e dell’umanità.
Nel Buddismo la figura di Mara è simile al Diavolo. Egli tentò perfino Budda, il monaco, filosofo e mistico fondatore della religione che porta il suo nome. Mara rappresenta la morte spirituale perché distoglie l’umanità dal condurre una vita spirituale camuffando ciò che è negativo in qualcosa di positivo, in pratica impedisce la visione della verità.
In Cina, nel IV secolo a.C., il filosofo Mencio, aderente al Confucianesimo, poneva l’accento nell’intrinseca bontà dell’uomo che però poteva corrompersi per la sua stessa volontà distruttiva o per la vicinanza con habitat maligni. L’educazione morale difende o fa riaffiorare la bontà congenita di ogni uomo. Una visione ottimistica che si ritrova anche nel filosofo Zhuangzi, reputato uno dei fondatori del Taoismo. Anche se non mancano altre visioni, come quella in cui la natura umana è fondamentalmente malvagia.
Nello Scintoismo giapponese si crede che in un periodo primordiale sussistessero due energie opposte: il principio negativo In e quello positivo Yo paragonabili allo Yin e Yang taoista dove lo Yang è bianco e rappresenta l’energia attiva mentre lo Yin è nero e passivo.
A partire dal XV secolo le gerarchie cristiane, ritenendo vi fossero nuclei organizzati di devozione al maligno, condannarono questi proto satanisti nelle opere chiamate Malleus maleficarum del 1487 (un trattato latino scritto dai frati domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger per reprimere in Germania l'eresia, il paganesimo e la stregoneria) e nel successivo Compendium maleficarum del 1608 (manuale latino di demonologia scritto dal teologo Francesco Maria Guaccio).
La nascita del fenomeno religioso del Satanismo potrebbe però essere fatta risalire all’esoterista britannico Aleister Crowley che nel 1911 scelse l’Abbazia di Thélema (in realtà Villa Santa Barbara nella siciliana Cefalù, oggi in stato di abbandono) come tempio di irradiazione della dottrina del Thélema. Più tardi lo scrittore, sceneggiatore e registra americano Kenneth Angaer e l’esoterista, musicista e scrittore americano Anton Szandor LaVey fondarono, negli anni Sessanta del Novecento, il Magic Circle e la Chiesa di Satana. Un decennio dopo Michael Aquino, che aveva aderito alla Chiesa di Satana di LaVey, se ne allontanò per fondare il Tempio di Set. Il Satanismo può suddividersi in due grandi correnti: Satanismo Teista (in cui Satana è inteso come entità reale) e Satanismo Razionalista (filosofia atea in cui Satana non è un’entità reale ma un simbolo di ribellione al Cristianesimo). All'interno di queste due grandi correnti si collocano le varie scuole di pensiero: Satanismo occultista, Satanismo spirituale (o teista), Luciferismo, Satanismo gnostico, Satanismo razionalista (o ateista o Laveyano) e Satanismo acido (o acidismo).
Tra questi, mentre il Satanismo acido e soltanto una realtà di sottocultura deviata, anticristiana, criminale e senza una reale struttura dietro (si ricordano le Bestie di Satana, una banda italiana che praticava messe nere e omicidi rituali), una menzione va fatta per il Satanismo razionalista, una sorta di filosofia materialista i cui seguaci, pur non credendo nelle divinità, utilizzano il nome Satana. Esso viene considerato una figura simbolica di ribellione contro il sistema cristiano il quale, ritenuto oscurantista, umilierebbe l'uomo privandolo di ogni valore. Il satanismo ateista propone dunque una visione antropocentrica della realtà fondato sull'unicità dell'uomo e sulla sua inviolabile libertà d'azione e di pensiero. Il razionalismo non ha la pretesa che si arrogano le religioni di spiegare se e cosa c'è dopo la morte, pur considerando la possibilità che qualcosa esista. Ma anche ammettendo che sia così, le azioni di chi si professa satanista razionalista, non devono essere condizionate dalla possibile esistenza di questo qualcosa.
Similmente il Satanismo gnostico vede Satana come modello di una coscienza superiore dell'uomo, non un’entità malefica biblica. La mancanza di conoscenza è ritenuta un peccato da cui ci si può riscattare con lo studio; in questo contesto la vita è vista come un percorso e le esperienze sono una sorgente di apprendimento e ispirazione utili all’evoluzione umana. Vita che è dunque da vivere totalmente, senza superstizioni, ma nel rispetto della propria persona e degli altri oltre che della legalità.
Come si evince da questo excursus sul Diavolo e sul male in generale, si è visto come Satana era già stato sviscerato in varie salse delle quali la visione cristiana del Nuovo Testamento (ovvero il Diavolo inteso come molti seguaci del Cristianesimo credono che sia) è solo una delle tante; d’altra parte molte religioni, si pensi ad esempio a Induismo, Buddismo, Confucianesimo, Taoismo, ecc. sono estranei alla dottrina del peccato originale.

Se ti interessa approfondire questi temi, ti consiglio la lettura del libro (In)esistenza di Dio: Fede e ragione dalla Preistoria a oggi dove l’autore riflette su alcune domande fondamentali: Cosa succede dopo la morte? Chi ha creato l’universo? Com'è nata la religione? Mantenendo un approccio razionale e storico, si darà spazio anche alle altre dottrine e a ulteriori temi come ad esempio il libero arbitrio, la reincarnazione, la capacità biblica d’ispirarsi a miti precedenti, l’appropriazione cristiana di feste pagane, il diavolo (che non è quello che vuol far credere il Cristianesimo) e il Satanismo, l'immortalità dell'anima e molto altro.
Un libro adatto ai credenti e ai non credenti, a chi desidera avvicinarsi a questi argomenti e anche agli adolescenti, affinché possano crescere con una mente aperta.