Guida di Roma

Roma rinascimentale

Sommario Roma Rinascimentale

La cattività avignonese dei papi portò a Roma abbandono e povertà e la città, anche a causa della  peste e del terremoto, potè contare su una popolazione di soli 20.000 unità. Quando nel 1377 Gregorio XI rientrò a Roma, trovò una totale anarchia per le lotte tra nobili e popolo. Seguì quasi mezzo secolo di instabilità per il conflitto di potere tra Comune e papato, e per il grande scisma d'Occidente tra papi romani e antipapi avignonesi, alla fine del quale fu eletto e riconosciuto unico papa Martino V, della famiglia Colonna, che riuscì a porre le fondamenta per quella che può essere definita Roma Rinascimentale.

Papi nella Roma Rinascimentale

Martino V (1417-1431) I primi cantieri a venire aperti riguardarono essenzialmente i due poli del Laterano (con gli affreschi, perduti, nella basilica di San Giovanni dove tra il 1425 e il 1430 lavorarono Gentile da Fabriano e Pisanello) e del Vaticano, dove venne trasferita la residenza papale, iniziando la trasformazione della zona oltre il Tevere da area periferica a immenso cantiere. Visitarono la città Brunelleschi e Donatello per trovare ispirazione per quello che fu il Rinascimento nell'arte. Vi lavorarono Masaccio e Masolino.
Eugenio IV (1431-1447) Chiamò, come il predecessore, artisti di fama a decorare Roma. Nei primi anni quaranta venne chiamato l'umanista Filarete, che terminò nel 1445 i battenti bronzei di San Pietro. Poco dopo arrivarono Beato Angelico, che iniziò una serie di affreschi perduti in San Pietro, e il francese Jean Fouquet, che testimoniò con la sua presenza il nascente interesse in Italia della pittura fiamminga e nordica in generale. Roma iniziò a diventare quel terreno di incontro fecondo tra artisti di scuole diverse, che presto sarebbe sfociato in uno stile comune e, per la prima volta, definibile "romano".
Niccolò V (1447-1455) Il rinnovamento della basilica costantiniana di San Pietro fu affidato a Bernardo Rossellino. la cui configurazione forse influì sul successivo progetto di Bramante per un rinnovamento totale dell'edificio, che infatti conservò quanto già costruito. I lavori presero il via intorno al 1450, ma con la morte del papa non ebbero ulteriore sviluppo e restarono sostanzialmente fermi durante i successivi pontificati fino a Giulio II, che decise per una completa ricostruzione.
Cominciò la costruzione di palazzo Venezia nel 1455.
Il rinnovo del palazzo Apostolico ebbe una prima tappa nella decorazione della cappella privata del pontefice, la cappella Niccolina, alla quale lavorò Beato Angelico e aiuti, tra cui Benozzo Gozzoli.
In vista del giubileo del 1450 il papa chiamò a lavorare i veneziani Vivarini, gli umbri Bartolomeo di Tommaso e Benedetto Bonfigli, i toscani Andrea del Castagno e Piero della Francesca, un Luca detto "tedesco", e forse il fiammingo Rogier van der Weyden. Questa ricchezza di spunti preparò il terreno a quella sintesi che, verso la fine del secolo, sfociò nella creazione di un linguaggio propriamente "alla romana".
Pio II (1458-1464) Sotto Pio II lavorò dal 1458 al 1459 Piero della Francesca, che lasciò alcuni affreschi nel Palazzo Apostolico, ben documentati ma oggi perduti, dopo che nel XVI secolo vennero distrutti per far posto alla prima delle Stanze Vaticane di Raffaello. È stata accertata la sua committenza anche per importanti opere romane, oggi non più esistenti.
In questo periodo nacque anche il problema della conservazione dei monumenti classici e lo stesso Pio II, che da una parte autorizzò l'uso dei marmi del Colosseo per la realizzazione della Loggia, dall'altra emanò nel 1462 la bolla Cum almam nostra urbem in sua dignitate e splendori conservare cupiamus che proibiva a chiunque di danneggiare gli antichi edifici pubblici.
Paolo II (1464-1471) Commissionò la loggia delle benedizioni della basilica di San Marco Evangelista al Campidoglio, realizzata utilizzando materiale di spoglio proveniente probabilmente dal Colosseo.
Sisto IV (1471-1484) Restituì al popolo romano il Campidoglio, dove vennero collocati rilievi e bronzi antichi in grado di tramandare la memoria imperiale, tra cui la Lupa.
Rifondò, arricchì e ampliò la Biblioteca Vaticana. Pictor papalis fu nominato Melozzo da Forlì, che affrescò uno degli emblemi della cultura umanistica romana dell'epoca, Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana (1477). Pochi anni dopo, per Giuliano della Rovere, Melozzo affrescò l'abside della basilica dei Santi Apostoli con un'Ascensione tra Apostoli e Angeli musicanti, considerata il primo esempio pienamente consapevole di prospettiva "da sott'in su".
Commissionò il ponte Sisto che, inaugurato per il Giubileo del 1475, doveva facilitare l'accesso a San Pietro dei pellegrini provenienti dalla riva sinistra del Tevere, fin allora costretti ad accalcarsi sul Ponte Sant'Angelo con frequenti incidenti. Allo stesso scopo aprì una nuova strada (la Via Sistina, l'odierno Borgo Sant'Angelo). Fece anche ricostruire San Vitale nel 1475. Sancì il primo tentativo di riorganizzazione del Calendario Giuliano. Il suo monumento funerario in bronzo, nella Basilica di San Pietro è di Antonio Pollaiuolo.
Il progetto più ambizioso fu la ricostruzione e la decorazione della cappella palatina del Vaticano, che più tardi venne chiamata in suo onore Cappella Sistina. L'ambiente fu destinato a ospitare le più solenni funzioni del calendario liturgico della corte papale. Entro il 1481 doveva essere già ultimata, poiché si mise mano alla decorazione ad affresco.
Per papa Sisto già lavorava, in quegli anni, il Perugino, autore di un perduto ciclo di affreschi nella cappella della Concezione, situata nel coro della Basilica vaticana (1479). Soddisfatto del risultato al papa dovette venire naturale affidare all'umbro la decorazione ad affresco dell'intera Cappella Sistina, ma presto, dal 1481, Lorenzo il Magnifico, desideroso di riappacificarsi col papa dopo la rottura con la congiura dei Pazzi, inviò i migliori giovani attivi sulla scena fiorentina: Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli coi rispettivi aiutanti, alcuni dei quali divennero in seguito nomi noti sulla scena artistica.
Questo team si dedicò alla decorazione della fascia mediana delle pareti dove, sotto una serie di Papi tra le finestre, si trovavano dodici storie in parallelo delle Storie di Mosé e di Gesù. Con la scena della Consegna delle chiavi si ribadiva poi il passaggio dei poteri a san Pietro e da questi, sottintendendo, ai suoi successori, cioè ai pontefici stessi. La funzione di potenza universale del papa era poi esplicitata da altri significati allegorici, come la scena della Punizione dei ribelli, che ricordava il trattamento che Dio poteva riservare a chi si opponesse all'autorità del suo rappresentate sulla terra, cioè il papa.
La Cappella Sistina fissò così, ben prima degli interventi di Michelangelo, il punto di riferimento per l'arte rinascimentale, fissando i caratteri cardine per gli sviluppi del tardo Quattrocento.
Innocenzo VIII (1484-1492) Si hanno iniziative legate a cardinali, altri prelati e altri dignitari della curia, come Oliviero Carafa, che commissionò un ciclo di affreschi a Filippino Lippi (1488-1493), o Manno Bufalini, finanziatore di un ciclo di Pinturicchio (1484-1486 circa). Pinturicchio fu anche al servizio del papa, per il quale dipinse una serie di affreschi nella Loggia del Belvedere, quasi del tutto perduti, con panorami di città italiane viste "a volo d'uccello". In opere successive, come il Soffitto dei Semidei per il cardinale Domenico Della Rovere, mostrò un gusto capace di ricreare suggestioni antiche con uno stile ornato e sfarzoso, quasi miniaturistico.
La moda archeologica spinse il papa a richiedere a Francesco II Gonzaga, nel 1487, l'invio di quello che era allora considerato il più valido interprete dello stile antico, Andrea Mantegna. Il pittore padovano decorò la cappella del Belvedere con affreschi (1490), poi distrutti con vedute città e villaggi, finti marmi e illusioni architettoniche, festoni, putti, allegorie e numerose figure. Una curiosità: Francesco Cybo fu il figlio naturale, regolarmente legittimato, del pontefice
Alessandro VI (1492-1503) sfrenatamente nepotistico. A Bernardino Pinturicchio il papa affidò i lavori di decorazione di sei grandi stanze nel Palazzo Apostolico, dette Appartamento Borgia.
Sotto il suo pontificato avvenne il primo soggiorno del giovane Michelangelo a Roma. Coinvolto in un tentativo di truffa ai danni del cardinale Raffaele Riario, in cui il suo Cupido dormiente, opportunamente sotterrato, venne spacciato per statua antica, fu poi invitato a Roma dallo stesso cardinale, desideroso di conoscere l'artefice in grado di rivaleggiare con l'antico. Michelangelo arrivò a Roma nel 1496, dove ricevette la commissione di un Bacco, che riprende l'arte ellenistica. Il dio è infatti ritratto durante l'ebbrezza, con un corpo ben proporzionato e con effetti illusivi e tattili che non hanno equivalenti nell'arte del tempo.
Poco dopo, nel 1498, il cardinale Jean de Bilhères gli commissionò un'opera a soggetto cristiano, la Pietà vaticana completata nel 1499. Michelangelo concepì il corpo di Cristo come mollemente adagiato sulle gambe di Maria con straordinaria naturalezza, privo della rigidità delle rappresentazioni precedenti. Le due figure sono raccordate dal panneggio delle gambe di Maria, dalle pieghe generanti profondi effetti di chiaroscuro. Estremamente curata è la finitura dei dettagli, soprattutto nel modellato anatomico del corpo di Cristo, con effetti di morbidezza degni della statuaria in cera, come il dettaglio della carne tra il braccio e il costato, modificata dalla salda presa di Maria opposta al peso del corpo abbandonato

Giulio II (1503-1513) Al secolo Giuliano Della Rovere, fu un pontefice energico, che riprese con determinazione i progetti di Renovatio dell'Urbe, sia sul piano monumentale che politico, nell'obiettivo di restituire a Roma e all'autorità papale la grandezza del passato imperiale. Nipote di papa Sisto IV.
S’avvalse dei più grandi artisti, Bramante, Michelangelo e Raffaello, ai quali affidò progetti di grande impegno e prestigio, nei quali essi poterono sviluppare al massimo le proprie straordinarie capacità.
Bramante si trovava già a Roma dove aveva ripreso le meditazioni sulla strutturazione del chiostro di Santa Maria della Pace (1500-1504) e del tempietto di San Pietro in Montorio (1502). Nel 1503 Giulio II lo nominò sovrintendente generale delle fabbriche papali, affidandogli il collegamento tra il palazzo Apostolico e la residenza estiva del Belvedere progettata ai tempi di Innocenzo VIII. Il piano originario, attuato solo in parte e stravolto dalla costruzione di un ulteriore corpo di fabbrica trasversale alla fine del Cinquecento, prevedeva un vasto cortile a terrazze tra due grandi ali decrescenti, con scalinate scenografiche e una grande esedra al culmine, di ispirazione antica.
Sotto la supervisione di Bramante venne progettato un nuovo assetto viario in città, con l'apertura di via Giulia e con la sistemazione della Lungara, che dai Borghi portava alla porta Settimiana e che nei progetti avrebbe dovuto innestarsi sulla via Portuense.
Nei primi mesi del 1506 il pontefice, vista l'impossibilità di attuare i progetti dei suoi predecessori nella Basilica vaticana (costruzione di una cupola all'innesto dei bracci), decise di abbattere e ricostruire interamente la basilica, risalente all'epoca di Costantino. Bramante elaborò vari progetti, ma quello che venne scelto mostrava l'uso in pianta della croce greca. Era prevista un'enorme cupola emisferica e quattro cupole minori alle estremità dei bracci, alternate a quattro torri angolari. Dal 1506 al 1514 Bramante seguì i lavori alla basilica e sebbene il suo progetto venisse poi abbandonato dai suoi successori in favore di una basilica a croce latina, immutati sono rimasti il diametro della cupola (40 metri, quasi quanto quella del Pantheon) e le dimensioni della crociera, con i pilastri già in via di completamento alla morte dell'architetto.
L'altro grande architetto attivo nella capitale in quegli anni era il senese Baldassarre Peruzzi. Lavorò soprattutto per il raffinato banchiere Agostino Chigi, per il quale progettò la villa della Farnesina (all'epoca chiamata Villa Chigi), composta come un libero uso di elementi classici.
Michelangelo si vide affidare il compito di una monumentale sepoltura per il papa, da collocarsi nella tribuna della nuova basilica di San Pietro.
Partito per Carrara per scegliere i marmi, Michelangelo subì però, stando alle fonti antiche, una sorta di complotto ai suoi danni da parte degli artisti della corte pontificia, tra cui Bramante, che distolse l'attenzione del papa dal progetto della sepoltura, giudicata di cattivo auspicio.
Fu così che nella primavera del 1506 Michelangelo, mentre tornava carico di marmi e di aspettative dopo mesi di lavoro, fece l'amara scoperta che il suo progetto non era più al centro degli interessi del pontefice, accantonato in favore dell'impresa della basilica.
Il Buonarroti, non riuscendo a ricevere nemmeno un'udienza chiarificatrice, fuggì a Firenze, dove riprese alcuni progetti sospesi prima della sua partenza. Ci vollero le ripetute e minacciose richieste del papa perché Michelangelo prendesse in considerazione l'ipotesi della riconciliazione. L'occasione venne data dalla presenza del papa a Bologna nel 1507: qui l'artista fuse per il papa una statua in bronzo e pochi anni dopo, a Roma, ottenne la commissione "riparatrice" per la decorazione della volta della Cappella Sistina.
Nel luglio del 1508 il ponteggio era pronto e Michelangelo avviò la stesura ad affresco. Se per le scene centrali utilizzava cartoni riportati a spolvero, nelle scene laterali delle lunette procedette con incredibile celerità, dipingendo di getto su abbozzi direttamente schizzati sulla parete. Nell'agosto del 1510 l'opera era quasi a metà. Dopo un'interruzione di circa un anno dei lavori, dovuta agli impegni militari del pontefice, nel 1511 Michelangelo tornò all'opera, procedendo con un'incredibile speditezza.
L'altra grande impresa pittorica del pontificato di Giulio II è la decorazione di un nuovo appartamento ufficiale, le cosiddette Stanze Vaticane. Rifiutandosi di utilizzare l'Appartamento Borgia, il papa scelse alcuni ambienti al piano superiore, risalenti all'epoca di Niccolò V e in cui esistevano già decorazioni quattrocentesche di Piero della Francesca, Luca Signorelli e Bartolomeo della Gatta. Per prima cosa fece dipingere i soffitti a un gruppo composito di pittori, tra cui il Perugino, il Sodoma, Baldassarre Peruzzi, il Bramantino e Lorenzo Lotto. Sul finire del 1508 si aggiunse Raffaello.
Le prime prove nella volta e nei lunettoni della Stanza della Segnatura convinsero il pontefice a tal punto che affidò al Sanzio la decorazione di tutta la stanza e quindi dell'intero complesso, senza esitare a far distruggere le opere più antiche.
Nell'estate 1511, quando ancora non erano terminati i lavori alla Stanza della Segnatura, Raffaello stava già elaborando i disegni per la stanza poi detta di Eliodoro, usata come camera dell'Udienza.
Il pontefice aveva fatto ritorno a Roma in giugno, dopo le pesanti sconfitte nella campagna militare contro i francesi, che avevano significato la perdita di Bologna e la continua minaccia degli eserciti stranieri.
Leone X (1513-1521) L'elezione di Leone X, figlio di Lorenzo de' Medici, venne salutata come l'inizio di un'era di pace. Leone X si fece ritrarre da Raffaello seduto a un tavolo, tra due cardinali suoi parenti, in atto di sfogliare una Bibbia riccamente miniata avvalendosi di una lente d'ingrandimento.
Raffaello attivo nella terza stanza dell'appartamento papale, poi detta dell'Incendio di Borgo, creò una decorazione basata sulla celebrazione encomiastica dei predecessori omonimi del pontefice, Leone III e Leone IV, nei cui volti inserì sempre l'effigie del nuovo papa, alludenti ad avvenimenti dei primi anni del suo pontificato.
Poco dopo l'avvio dei lavori Raffaello venne nominato responsabile della fabbrica di San Pietro dopo la morte di Bramante (1514) e inoltre poco dopo viene incaricato di preparare una serie di cartoni per arazzi con Storie dei santi Pietro e Paolo, da far realizzare a Bruxelles e da collocare nel registro più basso della Cappella Sistina. Il pontefice entrava così attivamente nella decorazione della Cappella papale che aveva tanto caratterizzato gli investimenti artistici dei suoi predecessori. Le difficoltà tecniche e il confronto diretto con Michelangelo richiesero un notevole impegno dell'artista, che dovette quasi abbandonare la pittura delle Stanze.
Le sue esperienze in architettura andavano ormai ben oltre il semplice bagaglio di un pittore e aveva già fatto esperienza studiando l'antico e lavorando soprattutto per Agostino Chigi (scuderie della Villa Farnesina, Cappella Chigi).
In San Pietro, con Fra' Giocondo, elaborò diversi progetti, fino a ripristinare la pianta basilicale a croce latina, impostata sulla crociera bramantesca. L'attività più singolare del Sanzio in quegli anni è però la progettazione di Villa Madama, per il cardinale Giulio de' Medici (dal 1518).
Michelangelo ebbe il tempo di dedicarsi al progetto per la tomba di Giulio II, per conto degli eredi Della Rovere. Abbandonato il faraonico progetto iniziale, nel 1513 venne stipulato un nuovo contratto, che prevedeva una tomba addossata a una parete, con i lati minori ancora molto sporgenti, poi ridotti a una tomba a facciata più tradizionale (1516). Già nel 1513 l'artista doveva aver scolpito il Mosè, che richiamava i Veggenti della Sistina, e una serie di figure dinamiche da addossare ai pilastri, i cosiddetti Prigioni, ovvero nudi che si divincolano dalla dirompente carica espressiva. Interrotto di nuovo, Michelangelo arrivò al completamento del lavoro nel 1545, con un'opera molto sottodimensionata rispetto ai grandiosi progetti elaborati nei decenni precedenti.
In questa particolare congiuntura ha anche origine il sodalizio tra Michelangelo e il veneziano Sebastiano del Piombo (a Roma dal 1511), dal quale nacque per circa due decenni un'amicizia e una collaborazione.
Verso la fine del 1516 una doppia commissione del cardinale Giulio de' Medici accese la competizione tra Sebastiano/Michelangelo e Raffaello, impegnati in una grande pala d'altare ciascuno, destinata alla cattedrale di Narbonne. Sebastiano dipinse la Resurrezione di Lazzaro, con il Salvatore e lo scultoreo Lazzaro disegnati direttamente da Michelangelo. A Sebastiano spetta invece la ricca orchestrazione cromatica.
Raffaello elaborò invece la Trasfigurazione. La sfolgorante zona superiore contrasta con quella dinamica e disarmonica inferiore, creando un effetto di violento contrasto, raccordato però emozionalmente dalla contemplazione del Salvatore.
Adriano VI (1522-1523) Segnò un arresto di tutti i cantieri artistici. La morte di Raffaello e una pestilenza che funestò la città per tutto il 1523 portò a un allontanamento dei migliori allievi. Il nuovo pontefice era inoltre ostile alle attività artistiche. Il papa olandese era infatti legato a una spiritualità da ordine monastico.
Clemente VII fino al Sacco (1523-1527) Giulio de' Medici riprese i lavori ai palazzi pontifici riallacciandosi a quanto intrapreso da suo zio Leone X. Tra i primi atti ci fu quello di ordinare la ripresa dei lavori nella Sala di Costantino, di cui Raffaello aveva fatto in tempo a disegnare il programma generale e i cartoni per le prime due scene.
Tra gli allievi di Raffaello assumono una posizione di preminenza Giovanni Battista Penni e, soprattutto Giulio Romano, ritenuto il vero erede dell'urbinate. La supremazia artistica di Giulio Romano ha termine nel 1524 con la sua partenza per Mantova.
Nel frattempo Sebastiano del Piombo dalla morte di Raffaello non ha più rivali come ritrattista sulla scena romana.
Il clima artistico sotto Clemente VII si evolve gradualmente verso un gusto archeologico, dove l'antico è una moda che influenza profondamente la decorazione. La pittura si fece più che mai ricercata ed elegante, allontanandosi gradualmente dall'eredità pesante dell'ultimo Raffaello e della volta della Cappella Sistina. Giovani artisti come Parmigianino e Rosso Fiorentino incontrano il gusto dei committenti più all'avanguardia, creando opere di estrema eleganza formale, in cui il naturalismo delle forme, la misurabilità dello spazio e la verosimiglianza sono men che mai importanti. Ne è esempio il vigoroso Cristo morto di Rosso, che a partire dal modello michelangiolesco (gli Ignudi), arriva a un'estenuata sensualità del corpo di Cristo.
Su questa cultura splendida e cosmopolita dell'età clementina si abbatté, nella primavera del 1527, la catastrofe del Sacco di Roma.
Dopo il Sacco del 410 messo in opera dai visigoti di Alarico, Roma ne subisce un altro nel 1527 per mano dei lanzichenecchi inviati dall’imperatore del SRI Carlo V d’Asburgo contro Clemente VII, che aveva aderito nel 1526 alla lega di Cognac, stretta dal papa con la Francia, Milano e Venezia per frenare l’ulteriore espansione del dominio dell’imperatore sull’Italia. I mercenari imperiali saccheggiarono e distrussero indiscriminatamente la città, costringendo il pontefice ad asserragliarsi in Castel Sant’Angelo, per accettare alla fine la sottomissione del papato al Sacro romano impero.
Le conseguenze sul piano civile, politico, religioso e filosofico furono disastrose (la fine di un'epoca), mentre sul piano artistico si registrò una diaspora degli artisti in tutte le direzioni, che portò a una straordinaria diffusione dei modi romani.

Michelangelo a Roma

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564) è stato scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Protagonista del Rinascimento italiano, già in vita fu riconosciuto come uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Personalità tanto geniale quanto irrequieta, il suo nome è legato ad alcune strepitose opere come il Mosè, la Pietà del Vaticano, la Cupola di San Pietro e il ciclo di affreschi nella Cappella Sistina (oltre al David conservato a Firenze). Le sue opere diedero vita, con altri modelli, a una scuola che fece arte "alla maniera sua", e che va sotto il nome di manierismo.
Michelangelo giunse a Roma nel 1496, chiamato dal cardinale Raffaele Sansoni Riario della Rovere. In questo periodo si dedicò al suo capolavoro giovanile, la Pietà e il Mosè conservati nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dov’è possibile ammirare anche la Tomba di papa Giulio II nonché gli affreschi per la Cappella Paolina, il tamburo della cupola della basilica stessa e il capolavoro della Cappella Sistina: i corpi qui affrescati, per le loro nudità ben in vista, furono criticati tanto che in seguito al Concilio di Trento, un suo allievo, Daniele Ricciarelli, noto come Daniele da Volterra, fu incaricato di coprirle.
Tra le sculture ricordiamo poi il Cristo Risorto o Cristo della Minerva (1519–1520) nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva in Piazza della Minerva 42. Tra le opere urbanistiche sono da citare il progetto della piazza del Campidoglio, il completamento della facciata di palazzo Farnese in piazza Farnese 67, il progetto della monumentale Porta Pia e gli interventi sulla Basilica di Santa Maria degli Angeli a Piazza della Repubblica.
A piazza Venezia, sulla facciata del Palazzo delle Assicurazioni Generali, è apposta una targa che ricorda che lì visse il Buonarroti: “Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del divino Michelangelo. SPQR 1871”.

Raffaello a Roma

Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520) fu un pittore e architetto tra i più celebri del Rinascimento e uno dei più grandi artisti di sempre. La sua opera fu di vitale importanza per lo sviluppo dell’arte e diede vita anche a una scuola che fece arte "alla maniera" sua e che è detta manierismo. Al Pantheon è possibile visitare la tomba del maestro di Urbino.
In Vaticano troviamo gli straordinari affreschi delle cosiddette Stanze di Raffaello: la prima commissione romana di Raffaello, appena venticinquenne.
Sempre ai Musei Vaticani, è dedicata a Raffaello un’intera sala della Pinacoteca dove sono in mostra la giovanile Incoronazione della Vergine (nota come Pala Oddi, dipinta ancora alla maniera del padre Giovanni Santi e di Perugino); la Madonna di Foligno e la Trasfigurazione. In questa stessa sala si trovano gli arazzi realizzati a Bruxelles per Leone X su cartone di Raffaello.
A Palazzo Barberini in via delle Quattro Fontane 13 si conserva la Fornarina, forse un ritratto dell’amante Margherita Luti.
Nella Galleria Borghese a piazzale Scipione Borghese 5, vi sono la Dama con liocorno e la Deposizione Baglioni.
Ci sono poi gli affreschi di Villa Farnesina a via della Lungara, 230, residenza del banchiere senese Agostino Chigi, che visse qui con l’adorata sposa Francesca Ordeaschi, ex cortigiana veneziana e poi sua legittima sposa.
Per Agostino Chigi Raffaello progettò anche l’architettura e i mosaici della cappella funebre in Santa Maria del Popolo, terminata nel secolo successivo da Gian Lorenzo Bernini, e affrescò Sibille e angeli nell’altra cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria della Pace all’Arco della Pace 5, ispirati alle figure profetiche di Michelangelo nella Cappella Sistina.
Nella basilica di Sant’Agostino in via della Scrofa 80 si trova il bellissimo affresco denominato Profeta Isaia.
Infine nell’Accademia nazionale di San Luca, in piazza Accademia di S. Luca 77 si conserva una tela raffigurante San Luca che dipinge la Vergine attribuita a Raffaello.