Computer quantistico e Dio

Saremo onniscienti, immortali e ubiquitari?

Autore: Andrea Pacchiarotti
Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2019
Categoria: Web Marketing Computer quantistico e Dio

Computer quantistico e Dio
Computer quantistico e Dio

La tecnologia umana sarà capace nell'arco di qualche decennio di creare individui che sapranno tutto (saranno cioè onniscienti), che vivranno per sempre (saranno quindi immortali) e che avranno la capacità di essere presenti dovunque (saranno dunque ubiquitari)?
La risposta è sì, vediamo perché in 4 punti cardine.

Sommario Computer quantistico e Dio

  1. Saremo onniscienti, immortali e ubiquitari?
  2. Dio è un alieno?
  3. Conclusione

Saremo onniscienti, immortali e ubiquitari?

Schematizzando quanto appena accennato, si possono ipotizzare, con giusta causa, i seguenti punti chiave:

  1. Grazie ai Social media, alle App, alle Piattaforme collaborative, ma non solo, gli utenti di Internet stanno riversando in Rete miliardi di informazioni. La tendenza è in crescita e ciò, per trattare in maniera proficua questo enorme volume di dati, i Big data, porterà a una capacità di calcolo smisurata e consentirà altresì un’evoluzione dei meccanismi organizzativi e di percezione della realtà. Che succederà tra 10 o 100 anni?
  2. La necessità di analizzare sempre più velocemente questa gigantesca mole di dati porterà in pochi decenni alla costruzione del primo computer quantistico totalmente operativo, ovvero un super elaboratore che sfrutta le leggi della fisica e della meccanica quantistica per superare le barriere dei supercomputer odierni, eseguendo calcoli complessi ad una velocità inimmaginabile rispetto ad oggi ed aprendo nuovi orizzonti per l'intelligenza artificiale: a tal proposito IBM ha presentato all’inizio del 2019 Q System One, il primo computer quantistico adatto all'uso commerciale e scientifico.
    Uno dei postulati della teoria quantistica afferma che un sistema, ad esempio una particella di informazione, può essere simultaneamente in due stati, 0 e 1 (un’ubiquitarietà già di per sé sconvolgente). L’influenza che ciò produce sull’informatica è esplosiva, perché permette di passare dal tipico trasferimento dell’informazione in bit (binary digit, numero binario, che consente di effettuare calcoli tramite una successione di 0 e 1), ai qubit (contrazione di quantum bit ovvero la versione quantistica del bit), i quali hanno la peculiarità di restare incerti tra i due stati fino alla loro lettura. Questa caratteristica consente di usare il qubit per manipolare informazioni più ricche dei bit, potenziando notevolmente i processi di intelligenza artificiale e di Internet.
    Quando siffatti computer diverranno alla portata di tutti e verranno supportati da una Rete cloud ad hoc, sarà aperta la strada verso la conquista di un‘intelligenza con potenzialità di onniscienza.
    • La supremazia quantistica (quantum supremacy) si avrà quando un computer quantistico eseguirà alcune procedure matematiche che i supercomputer tradizionali non riescono ad eseguire. È probabile che il sorpasso nelle prestazioni dei computer quantistici sui computer classici, almeno per alcuni problemi d’informatica, avverrà a brevissimo, forse entro il 2020. Una siffatta supremazia, tra le altre cose, aiuterebbe molto l’intelligenza artificiale e darebbe l’opportunità di avere migliori previsioni metereologiche, comprese quelle relative al mutamento climatico globale, favorirebbe la progettazione di nuove medicine e sarebbe il viatico per infinite altre applicazioni.
      L’accordo stipulato nel luglio 2018 tra Google e NASA, di durata quinquennale, è stato siglato allo scopo di confrontare i risultati dei processori quantistici di Google con quelli dei supercomputer classici della NASA, per monitorare il conseguimento della quantum supremacy. Quest’accordo comprende Bristlecone, l’ultimo processore quantistico a 72-qubit di Google. Esso per funzionare necessita di temperature vicine allo zero assoluto (-273,15 gradi Celsius) e deve rimanere nei laboratori di Google, per tale motivo la NASA, ubicata nella Silicon Valley, vi si collegherà online, mediante il servizio Google Cloud API
  3. Al momento il corpo umano, ipotizzando il miglior stile di vita possibile e l’attuale stato delle conoscenze mediche e chirurgiche, ha una durata assolutamente inconfrontabile con il fine dell’immortalità. Ma se ci spingiamo più in là di qualche decennio, la medicina sarà capace di sostituire le parti degradate rendendo il corpo durevole nel tempo. Avremo così ottenuto l’immortalità dell'involucro fisico.
  4. Resta però l’incognita dell'Io residente nel cervello e che contraddistingue ognuno di noi. Ad oggi non risulta intercambiabile o riparabile, ma è sede di quelle attività fondamentali (autoconsapevolezza, ricordi, personalità, sentimenti, coscienza, ecc. che qualcuno potrebbe identificare con l’anima, con lo spirito) che bisogna poter replicare per raggiungere la (quasi) immortalità.
    In realtà sarebbe sufficiente immagazzinare quegli elementi chimici su cui il cervello si basa, per avere la possibilità di duplicare l'Io di ogni uomo.
    Fantascienza? No. Grazie alla genomica si giungerà alla sua totale mappatura e, per merito dell’evoluzione tecnologica, anche alla nascita di una tecnica capace di estrapolare l’essenza di un essere, digitalizzarla e replicarla come si fa per un qualunque tipo di file. Al termine del processo, questa risulterà potenzialmente disponibile in più luoghi contemporaneamente. Ecco l’immortalità e ubiquitarietà della mente.
    Avremo allora ottenuto la reincarnazione, tanto cara al buddismo e all’induismo, ma sarà stata in realtà la capacità tecnologica (e non qualche disegno divino) a trasferire l’Io in più di un corpo ininterrottamente nel tempo.

Sembra incredibile vero? Questo porta però a conseguenze altrettanto sconvolgenti.
Individui con caratteristiche di onniscienza, immortalità e ubiquitarietà saranno diventati simili agli dei ed avranno probabilmente sviluppato anche ulteriori capacità.
Significa che saranno perfetti? Non necessariamente. Parafrasando Karl Rahner, gesuita e teologo (cattolico…), assertore dell’asintoticità di Dio, si potrebbe affermare che, tramite la scienza e la tecnologia, potremo avvicinarci sempre più alla perfezione senza mai raggiungerla, e allora? Tra qualche migliaio d'anni saremmo talmente vicini alla perfezione che questo avvicinamento senza l'eventuale raggiungimento della meta (asintoticità) non sarà importante: anche perché se fossimo perfetti non saremmo più in grado di evolverci e saremmo quindi giunti ad un punto morto.

Tecnologia e immortalità
Tecnologia e immortalità

Dio è un alieno?

Per rispondere a questa domanda è necessario supporre che esista vita nell’universo. Attraverso un calcolo probabilistico e senza addentrarci nei conteggi (a cui rimando ad un successivo post), ipotizziamo uno scenario plausibile; i pianeti che potrebbero sviluppare, o che hanno sviluppato, una civiltà tecnologica nell’intero universo è stimabile in 100 miliardi. Se fossimo interessati solo alle civiltà contemporanee alla nostra dovremmo aspettarci un numero attorno a 10.000. Ciò rende virtualmente certa la possibilità che nel cosmo vi siano state e vi siano tuttora civiltà tecnologiche.
La luce viaggia a quasi 300.000 km/s e, a quanto ne sappiamo fino ad oggi, tale velocità è la più alta fisicamente ammissibile. Nonostante questa rapidità la luce impiega millenni e più per coprire le distanze cosmiche, quindi quando vediamo la luce di una stella questa ci mostra com’era quell’oggetto n anni addietro (è dunque una sorta di macchina del tempo, ad esempio la luce del sole ci raggiunge in 8 minuti, quella della galassia più vicina, Andromeda, in 2 milioni di anni, quindi se da lì una civiltà riuscisse in questo istante ad osservarci, vedrebbe la Terra di 2 milioni di anni fa, con gli ominidi…, quella delle quasar ci raggiunge addirittura in 10 miliardi di anni).
Eventuali messaggi di civiltà aliena captati dai radiotelescopi non ci metterebbero dunque in contatto diretto con loro, forse il segnale ci arriverà addirittura quando quella civiltà sarà già tramontata.
Senza superare la velocità della luce sarà dunque impossibile attraversare addirittura la stessa nostra galassia. Come si può fare?
La meccanica quantistica prevede che possa esserci un collegamento istantaneo tra due particelle che si trovano a enormi distanze, questo presuppone l’esistenza di un collegamento a una velocità superiore a quella della luce; ma pare che ciò sia possibile solo a livello di particelle, escludendo quindi almeno per ora la possibile applicazione a livello umano.
Forse potremmo sfruttare quanto teorizzato riguardo il ponte di Einstein-Rosen detto anche cunicolo spazio-temporale o wormhole, una sorta di scorciatoia da un punto dell'universo a un altro, che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la stessa distanza attraverso lo spazio normale. Questa teoria è ritenuta possibile da molti scienziati, ma ovviamente, non ancora dimostrata, almeno da noi uomini.
Con tali premesse supponiamo quindi che qualche civiltà aliena potrebbe già essersi evoluta nel modo descritto all’inizio dell’articolo; se così fosse l'epoca in cui sono esistiti una molteplicità di dei, è già avvenuta in una o più parti del cosmo. Qui avranno vissuto esseri onniscienti, immortali e ubiquitari con inclinazioni di conquista, gli dei cattivi (le invenzioni religiose sui demoni sono allora corrette, anche se con significato diverso), ed entità similari dediti però allo sviluppo della conoscenza, gli dei buoni. In un tale contesto avranno certamente avuto corso scontri tra dei.
È possibile quindi azzardare una risposta affermativa alla domanda Dio è un alieno.
Un giorno questo coacervo di divinità entrerà in crisi e subirà un collasso. Vediamo perché.
Immaginiamo di essere immortali, trascorso un certo numero di secoli o millenni, la passione per i nostri interessi si annullerà poiché non ci sarà più niente da imparare su quelle materie.
Accrescendo la quantità di tempo che ogni individuo potrà dedicare ai propri studi, si arriverà alla completa conoscenza di tutto lo scibile umano e alla fine della passione dell’uomo per ogni suo interesse.
In sostanza la conoscenza esaurirà l’amore e farà collassare il sistema.
Nell’erroneo immaginario collettivo, è Dio l’essere con vita, amore e conoscenza infinite, ma neanche Lui potrà sfuggire a questo epilogo. I credenti potrebbero spiegare la sua noncuranza verso di noi proprio con il fatto che, sapendo tutto dall’inizio dei tempi, ha esaurito l’interesse per il suo stesso Creato.

Conclusione

Partendo dai Social media e passando per le App, le Piattaforme collaborative e i Big data, abbiamo visto come, attraverso l’evoluzione tecnologica, che in questo momento storico ha il suo apice nello sviluppo dei computer quantistici, il futuro che ci attende sia potenzialmente sconvolgente e quali incredibili ripercussioni possa avere sulle credenze religiose.

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