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Telescopi del futuro

Da Hubble a James Webb

Autore: Andrea Pacchiarotti
Website: www.andreapacchiarotti.it
Ultimo aggiornamento: Dicembre 2016

Dopo l’Hubble Space Telescope (HST) messo in orbita nel 1990 con lo specchio a 2,4 metri il prossimo telescopio sarà il James Webb Space Telescope (JWST). Con il suo specchio primario di 6,5 m di diametro opererà nell’infrarosso. La data di lancio è fissata per il 2018. Si occuperà della fine dell’età buia dell’universo, della prima luce e la re-ionizzazione; della formazione delle galassie e della loro evoluzione fino ad oggi; della nascita delle stelle e dei sistemi protoplanetari; delle proprietà fisiche e chimiche dei sistemi planetari e della possibilità che supportino lo sviluppo di forme di vita.

James Webb Space Telescope

European-Extremely Large Telescope (E-ELT) previsto per il 2024 sarà utile dallo studio dei pianeti extrasolari alla cosmologia, dalla fisica fondamentale a quella degli oggetti più estremi, lavorando nella banda visibile, adiacente a quella infrarossa di JWST.

Wide Field InfraRed Survey Telescope (WFIRST) sarà un telescopio spaziale con un’apertura ottica di circa 2,4 metri di diametro (comparabile con quella di Hubble, anche se il nuovo telescopio opererà nell’infrarosso invece che alle frequenze della luce visibile) che sarà lanciato intorno al 2025; ha il potenziale per affiancare l’abilità nel scoprire e caratterizzare pianeti al di fuori del nostro sistema solare con la risoluzione e le ottiche adatte ad osservare ampie regioni nelle profondità dell’universo, nello sforzo di svelare i misteri dell’energia oscura e della materia oscura. WFIRST utilizzerà uno strumento ottico a campo largo, in grado di osservare una regione dell’universo larga circa 100 volte più di quanto al momento possibile con Hubble. Sarà inoltre dotato di un coronografo, progettato per bloccare la luce delle singole stelle per rilevare il debole riflesso dei pianeti che vi orbitano. Bloccando gran parte della luce della stella, il coronografo sarà in grado di misurare nel dettaglio i componenti chimici delle atmosfere planetarie. Confrontando i dati provenienti da diversi esopianeti, gli scienziati saranno in grado di comprendere l’origine e la fisica di queste atmosfere e di ricercare i segni di un ambiente favorevole alla vita.

Square Kilometer Array (SKA), un interferometro composto da molte migliaia di antenne, sparse su due continenti, per una superficie complessiva di un chilometro quadrato. La costruzione di una prima parte dell’insieme di antenne, dovrebbe iniziare nel 2018 e non sarà completato prima della fine del prossimo decennio; una volta completato, promette di avere una sensibilità 50 volte migliore del meglio attualmente disponibile e una velocità di survey del cielo mille volte migliore. Si tratterà di un radiotelescopio multi-purpose, capace quindi, come JWST e E-ELT, di dare contributi risolutivi in molti campi dell’astronomia, dell’astrofisica e della cosmologia, studiando i processi fisici che danno origine alle onde radio.

Advanced Telescope for High Energy Astrophysics (ATHENA) con un’ipotesi di lancio nel 2028 avrà il compito di studiare le componenti più calde e più energetiche dell'Universo, in particolare il gas caldo presente nelle strutture a grande scala ed i buchi neri supermassivi cercando di capire come si assembla la materia ordinaria nelle strutture a larga scala visibili nell' Universo attuale e in che modo l'accrescimento dei buchi neri influenza l'evoluzione dell'Universo.

Ricapitolando

  1. James Webb Space Telescope (JWST). 2018
  2. European-Extremely Large Telescope (E-ELT). 2024
  3. Wide Field InfraRed Survey Telescope (WFIRST). 2025
  4. Square Kilometer Array (SKA). 2028 circa
  5. Advanced Telescope for High Energy Astrophysics (ATHENA). 2028

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