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Leggibilità dei testi strizzando l'occhio alla SEO

Scrivere bene ed in maniera ottimizzata per i motori di ricerca

Autore: Andrea Pacchiarotti
Website: www.andreapacchiarotti.it
Ultimo aggiornamento: 02 Luglio 2017
Categoria: SEO

Leggibilità dei testi strizzando l'occhio alla SEO

Per prima cosa bisogna ricordarsi che la leggibilità del testo su schermo diminuisce di circa il 25% rispetto alla carta infatti, poiché legata alla proiezione di fotoni sul monitor, risulta più faticosa, si tende quindi a passare in rassegna un testo anziché leggerlo parola per parola, soffermandosi su titoli, grassetti, elenchi, spaziature.

  • Titolo
    • Sceglilo in base a come i lettori impostano le ricerche, formattalo con il tag  h1 e inseriscici la keyword/keyphrase.
      Fai capire subito di cosa tratta l’articolo.
      Se offrirai  ad esempio un’infografica o un video cerca di farlo presente.
      Non usare date (altrimenti dopo un po’ di tempo diventa inattuale) e i caratteri speciali.
      Cerca di stare entro le 60 battute per via del tag title e mettigli a corredo una description attinente di 150 caratteri.
    • Usa frasi e come:
      • 5 trucchi/consigli/modi/motivi per.. (non eccedere con la grandezza del numero)
      • 10 tecniche/risorse per…
      • …che funziona sempre
      • … veramente efficace
      • Come fare/realizzare per/un…
      • Come ho raggiunto/sconfitto…in 5 minuti/giorni
      • Come ottenere/risolvere…
      • Ecco perché…
      • Guida per…
      • Impara a…
      • La/Il nuova/o … che ti permetterà di…
      • Ora puoi … quanto vuoi senza …
      • Risolvi (il problema) una volta per tutte 
      • Stai davvero commettendo l’errore…? .
      • Tecniche efficaci per… vivere felici
      • Ti piacerebbe (fare qualcosa) come (qualcuno)?
      • Un ottimo metodo per
      • Vuoi sapere perché…
  • Dividi in sezioni logiche il testo con i tag article, section e p. Usa anche gli h1 e h2 per titoli e sottotitoli. Manda a capo con un br per dare respiro a chi legge senza spezzare il concetto. Se il pensiero che si espone cambia puoi invece interrompere la lettura con spaziature, immagini o infografiche pertinenti e di qualità.
  • La lunghezza minima di un paragrafo dovrebbe essere di 500 caratteri, massimo 3.000 caratteri, spazi esclusi (Word: Revisione/Conteggio parole) e quella di una riga massimo di 12 parole.
  • La facilità di lettura non dovrebbe risultare difficile. Per testare la leggibilità di un testo in italiano, inglese e francese usa l‘indice Gulpease http://labs.translated.net/leggibilita-testo/
  • Usa sempre lo stesso tipo di carattere in tutto il sito per non generare confusione.
  • Il testo centrato, funziona per i titoli, ma non per il corpo del testo, la leggibilità cala del 10%. Si può allinearlo a sinistra o giustificarlo, meglio con una spaziatura tra paragrafi e/o indentazione: l’indentazione è molto elegante, riposa lo sguardo e crea separazione.
  • Evita le parole scritte in maiuscolo: rallentano il processo di riconoscimento e quindi la velocità di lettura.
  • Non usare i font con grazie (serif) ma prediligi quelli progettati per la massima leggibilità come Verdana sullo schermo e Arial per la carta
  • Leggibilità dei font
  • Usa elenchi puntati o numerati (ul o ol con li) e grassetto (b solo per grassettare e strong anche per dare valenza SEO) solo per sottolineare concetti e parole chiave. Puoi avvalerti anche del click to tweet.
  • Corsivo (detto anche italico, i o em), sottolineato (u) e barrato (del): il corsivo si usa per le parole straniere ancora non presenti nel dizionario italiano, per le citazioni e a volte per i vocaboli tecnici.  Sconsiglio il sottolineato (che serve ad accentuare un termine o una frase) e il barrato (che contraddistingue una parola o un concetto come non attuale), per potenziale confusione con i link il primo e semplicemente perché brutto come effetto il secondo, ma questa è una scelta soggettiva.
  • Esponi i concetti in maniera chiara, naturale e senza ripetizioni e divagazioni: rileggere il tuo articolo a voce alta può esserti molto d’aiuto per fare un controllo in tal senso.
  • Attento alla punteggiatura, alle interiezioni, agli accenti, alle elisioni ed ai troncamenti ed ovviamente cerca di non fare errori ortografici! Aiutati leggendo quest’articolo che parla su come usare bene la lingua italiana.

Come usare la lingua italiana
punteggiatura, accento, interiezione, elisione, troncamento, dittongo, trittongo e iato

Punteggiatura (o Interpunzione)

Punto: mettilo a conclusione di un periodo per indicare una pausa forte. Seguito da un a-capo indica una cesura maggiore. Si usa anche nelle abbreviazioni (per es., ecc., dott.) e nelle sigle (D. O .C.) queste ultime possono essere scritte anche senza punti (DOC).

Virgola: indica una pausa breve. Separa le proposizioni, inoltre è usata nelle enumerazioni, prima e dopo complementi indiretti, negli incisi, dopo un’interiezione.

Punto e virgola: indica una pausa minore del punto, ma più forte della virgola. Si usa in periodi piuttosto complessi per separare proposizioni coordinate e nelle enumerazioni più complesse.

Due punti: spiegano quanto espresso nella proposizione reggente. Si usano anche per introdurre un discorso diretto, prima di un'enumerazione, o in sostituzione di una congiunzione subordinativa, ad esempio causale, trasformando in coordinata la proposizione seguente.

Punto interrogativo: conclude la frase indicandone il valore di domanda diretta. In particolari contesti (ad esempio nei fumetti) o con specifici intenti può essere ripetuto o associato al punto esclamativo per esprimere forte sorpresa o esitazione.

Punto esclamativo: conclude la frase per esprimere sorpresa, incredulità, o per enfatizzare quanto affermato.

Virgolette: si dividono in alte “”, basse o sergenti «» e in semplici o apici ‘’.
Le alte e le basse racchiudono citazioni di parole o frasi altrui, titoli di opere letterarie e musicali, termini ed espressioni cui si desidera dare una connotazione allusiva o che vengono usati in senso diverso da quello corrente.

Parentesi tonde: racchiudono un inciso, una spiegazione o un'annotazione.

Parentesi quadre: indicano omissioni all'interno di un testo citato, oppure racchiudono un eventuale inciso entro parentesi tonde.

Puntini di sospensione: sempre in numero di tre, possono trovarsi alla fine, all'inizio o nel corpo del periodo. Segnalano che il discorso viene interrotto, o viene ripreso da un punto di interruzione, o contiene una lacuna. All'interno di parentesi quadre segnalano un'omissione all'interno di un testo citato.

Trattino - e lineettao trattinolungo : il trattino non è un segno di interpunzione, ma un segno grafico che indica: la divisione di una parola nell'andare a capo; la separazione fra due cifre; una correlazione fra due nomi o aggettivi; uno stacco fra due componenti della stessa parola, soprattutto se il primo è un prefisso. La lineetta può introdurre il discorso diretto come le virgolette o un inciso, in sostituzione delle parentesi, o infine sostituire i puntini di sospensione.

Sbarretta /: indica un’alternativa tra due possibilità: es., la questione è politica e/o economica. Può sostituire il trattino, il trattino breve , per separare gruppi di cifre: es.: 13/04/1967

Asterisco: 3 asterischi possono indicare un’omissione, es.: il protagonista nacque nella città di ***


Accento

In italiano l’accento è di tipo intensivo, ciò significa che viene segnalato pronunciando la sillaba accentata con più enfasi delle altre. La sillaba che porta l’accento si chiama tonica; quelle prive di accento principale sono chiamate atone.

Classificazione delle parole a seconda della sillaba colpita dall’accento
- Tronche, accento sull’ultima sillaba: virtù, giocò, poté, finì
Piane, accento sulla penultima: befana, sapone, prima
Sdrucciole, accento sulla terzultima: terzultima, fenomeno, termometro
Bisdrucciole, accento sulla quartultima: fabbricano, modificano
- Trisdrucciole, accento sulla quintultima:  semplìficamela, òccupatene
- Quadrisdrucciole, accento sulla sestultima sillaba: àpplicamicela, come equivalente di una frase del tipo applica una decorazione al mio vestito; fàbbricatecene. Rare.

Classificazione dell’accento grafico

  • Acuto ´ si mette sulla e e sulla o con un suono chiuso, es. fégato, póllo.
    In particolare la é si mette:
    • sulla 3a persona dei passati remoti: batté
    • su tutte le congiunzioni composte da o con ché: benché, perché, poiché, affinché ecc.
    • sulla congiunzione negativa
    • sul pronome personale sé e derivati (sé stesso, sé medesimo)
    • sui composti di tre: ventitré, trentatré, …
  • Grave ` si mette sulla e e sulla o con un suono aperto e sulle altre vocali accentate,  es. portò, città, tradì, rossoblù.
    In particolare la è si mette:
  • sui sostantivi: , caffè, lacchè, bebè
  • sui monosillabi: piè
  • su è, cioè (per digitare la È da tastiera usare alt+212)
  • Circonflesso ˆ ormai in disuso si mette per indicare il suono di una i prolungata, il suo uso è limitato ai plurali dei nomi in –io, es. sazî, pl. di sazio; municipî, pl. di municipio.

 Per convenzione le vocali a, u, i, che non possono articolarsi in suoni aperti e chiusi, si scrivono in fine di parola sempre con l'accento grave `.

Quando l’accento grafico cade all’interno di una parola conviene segnalarlo se c’è possibilità di confusione, ecco un elenco non esaustivo:

  • monosillabi: (verbo), da (preposizione); (giorno), di (preposizione); è (verbo), e (congiunzione); (avverbio), la (articolo o pronome: la vedo); (avverbio), li (pronome); (congiunzione: senza casa né lavoro), ne (pronome: ne ho tanti o avverbio: se ne andò); sé (pronome tonico: disse tra sé), se (pronome atono: se la mangiò o congiunzione: se fossi); (avverbio), si (pronome); (bevanda), te (pronome)
  • polisillabi: àmbito (nome), ambìto (verbo); àncora (nave), ancóra (avverbio); benèfici (aggettivo), benefìci (nome); cómpito (lavoro), compìto (educato); desìderi (verbo), desidèri (nome); fòrmica (laminato), formìca (animale); lèggere (verbo), leggère (aggettivo); malèfici (aggettivo), malefìci (nome); nòcciolo (della pesca), nocciòlo (albero); pàgano (verbo), pagàno (aggettivo); prèdico (verbo predicare), predìco (verbo predire); prìncipi (plurale principe), princìpi (plurale principio); rètina (occhio), retìna (rete); rùbino (verbo), rubìno (pietra); séguito (nome), seguìto (verbo); sùbito (avverbio), subìto (verbo); tèndine (corpo), tendìne (tende); vìola (verbo), viòla (colore); vólano (verbo), volàno (oggetto)

Le parole composte che hanno come secondo elemento un monosillabo terminante in vocale hanno l’accento anche se il monosillabo scritto da solo lo rifiuta, es.: gru/autogrù, blu/rossoblù, tre/ventitré, re/viceré, sci/portascì.

Alcune parole, in particolare quelle composte, portano uno o più accenti secondari, es. pòrtacénere, con accento primario sulla terza sillaba e secondario sulla prima; pòmodòro, sulla "o" di "po" cade l’accento secondario. Comunque l'accento secondario non va mai indicato quando scrivete, ma solo nelle trascrizioni fonetiche.

In Europa
Molte lingue europee usano i segni diacritici per indicare un particolare suono della lettera cui è annesso. Fra i segni diacritici i più diffusi oltre agli accenti acuto, grave e circonflesso vi sono la dieresi o Umlaut ¨ es. ü, ö; la cediglia ¸ es. ç; la tilde ˜ es. ã, ñ, õ.



Interiezioni

Parte invariabile del discorso che esprime emozione o formula un ordine, un saluto, un richiamo.
 Ah, indica rimprovero, meraviglia, rabbia, desiderio, tristezza, sorriso o riso (allora la forma è per lo più ripetuta: ah ah), soddisfazione
Ah, che bel sole!
 Ahi, indica dispiacere, dolore, ma può essere usata anche in senso ironico
Ahi, che peccato!
Se accompagnata da un pronome personale, si può scrivere con grafia separata (ahi me, ahi noi, ahi te, ahi lui ecc.) o è soggetta a univerbazione (ahimè, ahinoi, ahitè, ahilui ecc.).
 Bah, mah indicano perplessità, dubbio, indifferenza
Bah! Proprio non ti capisco
Mah! Che scenata inutile
 Be’ (troncamento di bene) si usa in frasi che contengono una conclusione, un’osservazione, o in frasi interrogative
Be’, meglio così
Beh? Che succede?
è accettata anche la grafia con l’h finale beh; è scorretta invece la grafia con l’accento .
 Boh indica incertezza, incredulità, ma anche disprezzo, riprovazione
Boh, non saprei proprio
E perché tutto questo? Boh!
 Eh indica rimprovero, disapprovazione, speranza, esortazione, meraviglia, anche nella forma raddoppiata eh eh
Eh, speriamo bene!
 Ehi si usa per richiamare l’attenzione di qualcuno
Ehi, sta’ attento!
Le grafia hey, dovuta al modello dell’inglese, è sconsigliabile; hei, in cui si mescolano grafia inglese e grafia italiana, è da evitarsi.
 Ehmuhm indicano un dubbio, un’incertezza, un imbarazzo
Ehm, non intendevo dire questo…
 Ih indica meraviglia, nella forma ripetuta ih ih simula un riso sarcastico o un pianto
Ih, ci sei anche tu!
 Mah indica dubbio, incertezza, perplessità
Mah, mi sembra strano
 Mhmm (o mm o mmh) indica perplessità, impazienza o anche anticipazione di un piacere
Mhmm, sono perplesso
Mhmm, non vedo l’ora
 Oh esprime meraviglia, rabbia, dolore, desiderio, tristezza, sorriso o riso (allora la forma è per lo più ripetuta: oh oh), ma serve anche per richiamare l’attenzione
Oh, che bella sorpresa!
Oh, mi ascolti?
 Ohi esprime soprattutto dolore, ma anche riso (allora la forma è per lo più ripetuta: ohi ohi)
Ohi, la gamba, che male!
si può combinare con me nelle forme ohimèoimè (grafia più rara) e con bo nella forma di uso scherzoso ohibò.
 Pspst  richiamano l’attenzione
Pst, vieni qua!
 Puh e puah indicano disgusto, ma anche disprezzo, rifiuto
Puah, che schifo!
 Sciò si usa per allontanare soprattutto gli animali, ma in senso ironico anche le persone
Sciò, cagnaccio, sciò!
 St, sst ordinano il silenzio
Sst… parliamo più piano!
 To’ troncamento dell’imperativo togli con il valore arcaico di ‘prendi’, è un invito a prendere qualcosa, anche in senso figurato
To’, guarda che roba!
La grafia toh è meno frequente.
 Uffuffa e auff esprimono fastidio, noia, insofferenza
Uffa! è la terza volta che visitiamo questo museo…
 Uh esprime dispiacere, gioia, dolore
Uh, che male alla gamba
 Uhm esprime incertezza, incredulità o indifferenza
Uhm, non saprei
 Veh e ve’ troncamento di vedi, imperativo di vedere, si usano per richiamare l’attenzione o per rafforzare un concetto
Veh, che bella roba che hanno fatto!

Alcune interiezioni diffuse nei secoli scorsi sono rarissime nell’italiano corrente, sia scritto, sia parlato.
 O era usata tradizionalmente per introdurre un vocativo
O animal grazioso e benigno (D. Alighieri, Inferno)
 Deh era un’esclamazione tipica del linguaggio poetico
Deh, spiriti miei, quando mi vedete (G. Cavalcanti, Rime)
O sopravvive solo nell’uso di Toscana e l’interiezione deh è caratteristica in particolare del modo di parlare dei livornesi.
Tipica dell’italiano parlato in Piemonte e Lombardia è invece l’interiezione neh, usata nelle frasi interrogative o esclamative per chiedere conferma di ciò che si dice o per richiamare l’attenzione
Ti piace quella macchina, neh?


Elisione e Troncamento

Elisione: caduta della vocale finale non accentata di una parola di fronte alla vocale iniziale di un’altra parola; l’elisione si segnala con l’apostrofo.
È obbligatoria con:

  • Gli articoli determinativi lo, la e le preposizioni articolate con essi formate, es.: l’animale, l’albero, dell’imbuto, all’opera
  • L’articolo indeterminativo una, es.: un’anfora, un’eresia
  • Gli aggettivi maschili bello e quello, es.: un bell’albero, quell’immagine
  • Santo e santa: sant’Andrea, sant’Anna

Troncamento: caduta della vocale finale o della sillaba finale di una parola; pertanto si può avere un troncamento

  • Vocalico, la consonante che precede la vocale troncata deve essere l, m, n, o, es.: bel quadro, ben detto, non possiam venire, far soldi

È obbligatorio con:

  • Buono, bene
  • Uno, alcuno, nessuno, ciascuno
  • Signore, professore, dottore, ingegnere, cavaliere, commendatore, suora + nome proprio
  • Sillabico, interessa le parole bello, grande, frate +nome proprio, santo +nome proprio, poco, modo (solo in a mo’ di)

Dittongo, Trittongo e Iato

  • Dittongo: formato da due vocali la cui unione dà luogo ad un’unica sillaba, es.: fia-to, pie-de, chio-do, fiu-me, dai-no, cai-ma-no, a-me-rei, p-oi, al-trui, guado, que-sto,  gui-zzo, luo-go, cuo-re, cau-sa, eu-ro-peo.
  • Trittongo: formato dalla i e dalla u, in unione con altre vocali, all’interno della stessa sillaba, es. suoi, miei, guai, buoi, aiuole.
  • Iato: formato da due vocali la cui unione non dà luogo ad un’unica sillaba, ma ciascuna vocale fa parte di una diversa sillaba, es.: pa-ese, or-to-gra-fi-a, bi-en-nio, be-ato, fa-i-na, pa-u-ra.

Sappi che però non basta seguire questi accorgimenti per scrivere in maniera corretta. Leggi molto e studia sempre.
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