Luigi Bonanni d'Ocre (L'Aquila 1895 – Roma 1979), membro dell'Accademia Tiberina (n. 10/170 dal 16 settembre 1974), non è stato solo un pittore, ma un interprete colto della realtà abruzzese e romana del XX secolo. Nato nella nobiltà aquilana (figlio del barone Cedino e della baronessa Lucia Filomusi Lanciotti), ha saputo trasmutare il privilegio delle origini in un rigore artistico assoluto. La sua figura rappresenta il perfetto connubio tra la nobiltà di stirpe e quella dell'anima, espressa attraverso una tecnica pittorica che i critici hanno definito "di un'onestà cristallina".
La sua arte non è frutto di velleità dilettantistiche, ma di un apprendistato d'eccezione:
Luigi Bonanni d'Ocre eccelleva nell'uso dell'olio e del pastello. La sua pittura è caratterizzata da un equilibrio raro:
Saltuariamente con delle mostre personali riscosse sempre consenso di pubblico e critica.
Si citano ad esempio quella di via del Fiume 10b dal 28 gennaio 1975 al 12 febbraio 1975 e quella presso via Pierluigi da Palestrina 8 dal 05 aprile 1975 al 19. Aprile 1975, entrambe a Roma
Pittore di alto livello artistico, Luigi Bonanni d'Ocre non smentisce i suoi maestri.
Egli è veramente padrone del colore che adopera creando ombre ed effetti di luce che danno l'impressione tridimensionale dell'opera.
I suoi paesaggi, i suoi fiori, certe sue nevicate suggeriscono non soltanto la rappresentazione d'un momento lirico legato a un'ora del giorno o ad una stagione dell'anno, ma l'immagine più nascosta e insinuante d'una civiltà di sentimenti, custodita nella coscienza come atto di fede nella vita e nei suoi momenti più "incantati".
La pittura di Luigi Bonanni d'Ocre non avrebbe bisogno di presentazioni tanto è immediato l'incontro con gli "oggetti" che dipinge.
Nel suo discorso non passano simboli, non si nascondono significati occulti.
I fiori sono i fiori, i cavalli sono i cavalli, la neve è la neve, ogni cosa è colta e riproposta con una naturalezza che ignora le scorciatoie sbrigative e i contorcimenti acrobatici di certa pseudo arte.
Il tutto egli esegue con una perizia che non corrisponde affatto alla puntualità meccanica d'una sorta di ragioniere del colore, poiché, nei suoi quadri, se la neve è la neve, devo subito precisare che la sua non è mai un'operazione artigianale, quanto piuttosto un'evocazione della realtà, nella quale egli introduce una commozione personale, una particolare tenerezza dell'animo, o se si vuole, un'innocente stupore che fa avvertire in certe immagini dipinte il senso di qualcosa che viene osservato e scoperto per la prima volta.
E' questa esperienza di freschezza che dà spicco a certe nevicate rabbrividite, che sembrano descrivere non un semplice momento della natura, ma il presagio d'un mondo annichilito da uno smarrimento ben più grave di quello che può provocare una nevicata.
Di lui colpiscono soprattutto i fiori, ho negli occhi il giallo morbido delle sue ginestre, che si offrono alla vista come desiderose di farsi conoscere nella loro essenza più nascosta.
Per Luigi Bonanni d'Ocre non è né un segno di disinformazione né di vanto esser rimasto legato ad una pittura di immagini concrete.
E' un onesto atto di fedeltà a una maniera di leggere le figure che attraversano il mondo.
Ed è proprio questa fedeltà che assicura un rapido e non affaticante colloquio con le sue opere.
Ciò spiega anche perché, dopo lunghi anni d'isolamento egli, nel giro di pochi mesi, abbia acconsentito ad esporre in due gallerie, quasi che avesse trovato una facilità di dialogo pittorico proprio ora che la comunicazione tra gli uomini si fa sempre più difficile.
La dote che appare più evidente nella pittura di Bonanni è l'equilibrio.
I suoi paesaggi non sono sconvolti da bufere, come le sue figure non appaiono travolte da passioni; i suoi fiori non sono né in boccio, né prossimi ad appassire.
In ogni cosa egli coglie il "momento magico", l'"essere" in quiete, la vita fermata nell'attimo in cui egli la vede e la compone, nella sua mente e nella sua tela, per sempre.
Questa dote di compostezza la ritroviamo nelle sue donne nude, ma non erotiche né erotizzanti, create e rese nella loro verità essenziale: nude perché in fondo tutti siamo nudi sotto gli abiti, con semplicità di forme e di costume.
Anche il colore è dosato in questo ritmo piano, che diviene una canzone melodiosa negli olii, una nenia tenue nei pastelli a comporre per il visitatore una melodia intatta nella cui atmosfera è piacevole sostare.
Luigi Bonanni d'Ocre è veramente padrone del colore che adopera creando ombre ed effetti di luce che danno a volte l'impressione tridimensionale dell'opera.
I suoi lavori sono tutti interessanti.
Pittore dal gusto raffinato e carico di sensibilità.
Le tonalità del suo colore, i suoi paesaggi dalle dolci sfumature, i suoi fiori così vivi che sembrano aspettare di essere colti, fanno di lui un vero artista, completamente padrone del pennello.
Pagina 22: La ricca cromia della sua tavolozza, la felice resa delle immagini, pongono questo pittore nell'ambito di quanti fanno dell'arte una profonda ragione di vita.
Luigi Bonanni d'Ocre, nato da una delle più illustri famiglie della nobiltà patrizia aquilana, fu allievo prediletto di Giulio Aristide Sartorio presso l'Accademia delle Belle Arti in Roma.
Ebbe elogi ed esortazioni dal suo insigne maestro, dal pittore Francesco Paolo Michetti e dal famoso critico d'arte Piero Scarpa; ma il carattere schivo lo portò, dopo la prima guerra mondiale, a un volontario esilio in provincia, dove seguitò a coltivare la passione per l'arte, lontano da ogni suggestione o richiamo di scuole e di mode.
Dipingeva quotidianamente, assai poco preoccupato che le sue opere si incanalassero lungo le strade che abitualmente portano al successo e al guadagno facile.
I tempi mutavano, i gusti si accavallavano, ma l'accurata compostezza del suo colore restava intatta, quasi a voler testimoniare la fedeltà a una visione del mondo filtrata attraverso una prospettiva di sanità intellettuale.
Le sue nevicate e gli scorci paesani ritratti col tocco lieve d'un rasserenante pastello, suggeriscono non soltanto la rappresentazione d'un momento lirico legato a un'ora del giorno o ad una stagione dell'anno, ma l'immagine più nascosta ed insinuante d'una civiltà di sentimenti, custodita nella coscienza come atto di fede nella vita e nei suoi momenti più "incantati".
Ripetutamente invitato, è stato presente per diverse annate al Premio Michetti e ad altre rassegne nazionali riscuotendo successo di pubblico e di critica.
Nemico d'ogni forma d'arrivismo non ha cercato altre occasioni per imporsi.
Ha fatto della pittura un'interlocutrice che gli ha tenuto compagnia durante l'esistenza, permettendogli di comunicare agli altri le figurazioni d'un mondo ancora denso di stupori.
E' come dire che egli ha fatto dei suoi quadri un tramite di conversazione con le persone più prossime, identificando totalmente la propria vita con la propria sensibilità d'artista.
E allora il suo vivere in provincia acquista il senso di un civile rifugio in un microcosmo di stimoli per meditare sul più vasto palcoscenico del mondo.
Pagina 6: Nel ripercorrere la storia di grandi personaggi abruzzesi, Tocco Casauria si riempie di volti, voci ed immagini evocate, anche, da artisti della pittura contemporanea a Francesco Paolo Michetti.
A quest'ultimo, infatti, Luigi Bonanni d'Ocre deve la sua originaria formazione artistica.
Dopo aver frequentato l'Accademia delle Belle Arti in Roma, fu il discepolo prediletto del grande pittore Giulio Aristide Sartorio.
Talento innato ed eccezionali doti artistiche, gli valsero l'onorificenza di accademico tiberino.
Numerose furono le sue partecipazioni alle rassegne nazionali ed internazionali ed altrettanti furono i riconoscimenti ed i premi ottenuti.
Il successo di pubblico ed il consenso della critica arrivarono con le varie mostre personali: il suo più grande pregio artistico è evidente soprattutto nelle tele ad olio e nei disegni a pastello.
Non è un caso, perciò, che alcuni suoi lavori migliori arricchiscano collezioni di privati, gallerie e sedi di enti pubblici.
I già citati maestri che contribuirono alla sua formazione ebbero in Luigi Bonanni d'Ocre il continuatore di uno stile e di una concezione pittorica originali.
La natura in tutte le sue manifestazioni e nella sua accezione più romantica rappresenta campo di speculazione del Nostro.
Con le combinazioni di colore egli sveglia i più nobili sentimenti ed evoca, con le tonalità cromatiche, la musicalità insita nella natura.
Una sorta di compartecipazione della natura con la spiritualità dell'individuo.
I suoi paesaggi, certe sue nevicate, i suoi fiori delicati come un sospiro, il giallo delle sue ginestre nello smeraldo dei campi addolciti dalla pastosità dei colori, fanno poesia con il pennello: un romantico innamorato della Natura, che nella tela canta il suo amore.
Concluse la sua vicenda umana a Roma nel 1979 a 84 anni, ma con la sua produzione pittorica Luigi Bonanni d'Ocre, vivrà fino a quando il linguaggio universale dell'arte si imprimerà nel cuore degli uomini emozionando.
Pagine 233-234: Don Cedino Bonanni mi attendeva in quel suo studio sopraccarico di libri e di anticaglie e mi riesce ora assai difficile riferire con quanta cordialità il vecchio gentiluomo accolse l'ospite girovago.
Uno spiraglio di modernità trovai più tardi in uno stanzino dove il sole folleggiava su una trentina di quadri che Luigi, il figlio del barone, aveva dipinti a Roma e avevano allora trovato posto nella casa paterna.
A Tocco vi nacque e vi ricevette la sua impronta selvaggia Francesco Paolo Michetti, più tardi vi è nato questo forte virgulto del forte ceppo dei Bonanni.
Forse vi ha visto la prima luce lo scultore di quell'Annunciazione che ora figura al Bargello di Firenze, ma che nel momento della inattesa scoperta dette tante noie al barone Bonanni.
Luigi Bonanni mostrò presto grandi attitudini all'arte del colore.
F. P. Michetti seppe indicarlo a chi lo potesse guidare nell'aspra via, e Luigino fu ammesso nello studio di Giulio Aristide Sartorio.
Non so indicare quanti anni durò la comunione delle due anime.
Vidi invece e constatai che Luigino era, tre o quattro anni sono, ben maturo per figurare in qualsiasi esposizione d'arte.
Già in possesso di tutti i segreti d'una tecnica di eccezione, egli percorrerà ampio cammino, ma di più ne farà se padrone com'è del suo pennello si scorderà di Sartorio, di Michetti e della baraonda artistica romana e cercherà di essere Bonanni di Tocco da Casauria.
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